Bruciate, marchiate, trascinate per la città, legate e imbavagliate, alla mercé di tutti, affinché i compaesani potessero comprendere l’empietà commessa e punirle con insulti, sputi, derisioni, percosse. L’elenco delle torture medievali femminili è lungo e cruento. I roghi su cui hanno perso la vita donne impossibili da sottomettere sono tristemente noti a tutti, ma non sono che una parte di una storia fatta di atroci sofferenze.

Le donne nel medioevo, tra mito e realtà

Nobili o contadine, lavoratrici o religiose, le donne del medioevo vivevano esistenze profondamente diverse ma accomunate da una costante: il controllo degli uomini.

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Viste come esseri deboli da proteggere – dagli altri ma anche, e soprattutto, da se stesse – vittime dei propri organi, secondo una teoria che si rifaceva addirittura al Timeo di Platone  per la quale le donne erano addirittura controllate dal proprio utero:

nelle femmine, ciò che si chiama matrice o utero è, in esse, come un essere vivente posseduto dal desiderio di fare figli.

Sottoposte alla “custodia” maschile, dovevano sottostare alla rigida morale definita da un mondo di uomini che dettava contorni precisi di quelle che erano le loro – limitate – possibilità di azione. Superare quei confini significava essere punita e pagare talvolta con l’umiliazione, talvolta con sofferenze indicibili, talvolta con la morte i propri “crimini”.

Perché le donne venivano torturate?

Come la lista delle torture medievali femminili, anche l’elenco dei reati e dei peccati (spesso le due cose coincidevano) per cui le donne potevano essere punite è lungo e articolato.

Pettegolezzo, falsità, adulterio, prostituzione, eresia e, naturalmente, stregoneria, sono solo alcuni dei motivi per cui le donne venivano torturate e messe alla berlina con il doppio scopo sia di redimerle, purificandole attraverso il supplizio, sia di farne degli esempi agli occhi di poteva essere tentato – o, meglio, tentata – di peccare a sua volta.

Isteria e "utero vagante": quando essere donna era una malattia

Non solo. La tortura aveva anche un altro obiettivo: la vergogna. La sofferenza non era solamente fisica, ma richiedeva che la penitente fosse esposta alle offese e al giudizio della popolazione. Come nel caso della celeberrima gogna, che ha dato origine all’espressione che utilizziamo ancora oggi. Anche il pubblico ludibrio era il prezzo da pagare per propri peccati. Che, spesso, combaciavano solo con la rivendicazione della propria libertà. Soprattutto quella sessuale, come mostra il fatto che molte delle torture sono riservate a chi aveva avuto la pretesa di disporre liberamente del proprio corpo.

In alcuni casi, anche solo l’essere diverse bastava per finire sui roghi della Santa Inquisizione: la ziganofobia affonda le radici proprio nel Medioevo, quando le zingare – diverse per cultura, tradizioni, lingua, religione – arrivarono in Europa, subito circondate da un clima di sospetto che le fece immediatamente bollare come streghe.

Per chi venisse accusata di parlare troppo, di raccontare falsità o pettegolezzi veniva usata la Briglia di Scold, una vera e propria gabbia di ferro da posizionare sul viso della donna, che veniva bloccata sulla testa, mentre un pezzo di metallo sporgente veniva infilato in bocca: ogni volta che la malcapitata provava a muovere la lingua, questa veniva lacerata.

Spesso le donne venivano incatenate a un gancio, attaccato al camino di casa, finché non avessero “imparato la lezione”, ma altre volte erano portate in giro per la città con la gabbia sul volto, per essere umiliate.

Le torture medievali femminili: 11 tra le più atroci

Le torture medievali femminili non sono atroci solo per sé, sebbene basti vedere le immagini che le raffigurano per rendersi conto della crudeltà e dell’orrore con cui venivano concepite. A renderle particolarmente efferate è però la commisurazione con i presunti reati commessi, che spesso appaiono irrisori o nulli rispetto alle pene inflitte.

1. Le briglie per chi parlava troppo o per le false

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Per chi venisse accusata di parlare troppo, di raccontare falsità o pettegolezzi veniva usata la Briglia di Scold, una vera e propria gabbia di ferro da posizionare sul viso della donna, che veniva bloccata sulla testa, mentre un pezzo di metallo sporgente veniva infilato in bocca: ogni volta che la malcapitata provava a muovere la lingua, questa veniva lacerata.

Spesso le donne venivano incatenate a un gancio, attaccato al camino di casa, finché non avessero “imparato la lezione”, ma altre volte erano portate in giro per la città con la gabbia sul volto, per essere umiliate.

2. Il violino di Shrew per le litigiose

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Le autrici di fanfiction in cui Harry e Draco vengono legati insieme per imparare a sopportarsi dopo l’ennesimo litigio non hanno inventato niente: in questo giogo di legno la donna poteva essere incatenata da sola, oppure accanto a colei con cui stava litigando, e andare in giro per la città praticamente costrette a “convivere”.

3. Il Cucking Stool per le prostitute

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In realtà lo strumento era usato indistintamente per uomini e donne, al solo scopo di umiliare la persona. Le donne che si sedevano lì erano accusate di cattiva condotta sessuale o di prostituzione: venivano obbligate a sedersi e portate in giro per la città per essere umiliate.

4. Il Ducking Stool, una variante del precedente

ducking stool

Questo sedile, a differenza del precedente, veniva sospeso, attaccato a lunghe travi di legno, su un corso d’acqua, in cui le donne venivano immerse e tirate fuori, spesso così tante volte da rimanere uccise. Era una punizione per “raffreddare i bollenti spiriti”.

5. Il Thewe per le pettegole

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A questa gogna mobile in legno venivano incatenate le donne accusate di crimini comuni come liti con i vicini, pettegolezzi o sesso fuori dal matrimonio.

6. La botte della vergogna per chi aveva avuto molti uomini

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Altra punizione applicata sia agli uomini che alle donne, la botte della vergogna o “mantello dell’ubriaco” era usato, con gli uni, per punire ubriachi, ladri e facinorosi, con le altre affinché venissero umiliate per la loro vita sessuale intensa.

7. La camminata della vergogna per le donne prepotenti

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Anche le walk of shame che abbiamo visto in Game of Thrones – con cui i nuovi fanatici religiosi puniscono ad esempio la regina Cersei per la sua dissolutezza – hanno un fondamento storico, che però era riservato alle donne dispotiche o prepotenti, che erano costrette a camminare a piedi nudi per la città, in sottana, mentre la folla si radunava per accompagnare la processione e umiliare la vittima.

8. Il marchio a fuoco per le prostitute

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Prostitute o proprietarie di bordelli venivano marchiate a fuoco, soprattutto durante il XVI secolo. TPI racconta che una certa Lady Low, proprietaria di un bordello ad Aberdeen, fu marchiata con un ferro caldo su entrambe le guance, costretta a indossare una corona di carta per poi essere espulsa dalla città, con la minaccia che sarebbe stata fatta annegare se fosse tornata.

9. Le ladre e le streghe venivano affogate

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L’affogamento era il metodo di tortura riservato alle ladre, ma anche i cacciatori di streghe lo usavano per capire se la donna fosse effettivamente una megera o no: se fosse stata una strega avrebbe dovuto galleggiare, in caso contrario… no. Ma a quel punto era troppo tardi.

10. Il rogo

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È la tortura tristemente più nota, riservata alle donne accusate di eresia, stregoneria o di tradimento, ma anche alle zingare. Venivano appese e costrette a indossare un abito imbevuto di catrame, poi legate a un barile cui veniva appiccato il fuoco.

11. Il taglio del naso per punire l'adulterio

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Le donne che avevano relazioni extraconiugali venivano sfigurate perché fossero private della propria bellezza. Curioso, ma non sorprendente, che agli uomini fedifraghi invece non fosse imposto nulla, se non il pagamento di una multa.

Articolo originale pubblicato il 14 Marzo 2022

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