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Ellen Page: "Ho sofferto per anni. Sono stanca di mentire"

La vita lontanissima dagli standard hollywoodiani dell'attrice Ellen Page, tra impegno civile, film e l'amore per la moglie
Questo contenuto fa parte della rubrica “Storie di Donne”

In un mondo spesso stereotipato ed edulcorato come quello di Hollywood, è difficile trovare qualcuno che sia in grado di far sentire la propria voce. Ellen Page rientra in questo sparuto gruppo di personalità autentiche, capaci di usare la grande visibilità per altri scopi che non siano la propria carriera. Lanciata con un film delicato come Juno, l’attrice canadese ha seguito un percorso diverso dalla maggior parte dei suoi colleghi: pochi red carpet, nessuno scandalo e tanto impegno civile. In particolare, oggi continua a ispirare chi fatica a trovare il coraggio di vivere la propria sessualità senza paura di essere giudicato. Il suo coming out del 2014, dal palco di una conferenza per Human Rights Campaign, è stato un momento importante per lei, ma non solo. Non sorprende quindi che, a distanza di anni, venga ancora condiviso e usato come fonte di ispirazione.

“Sono stanca di nascondermi e sono stanca di mentire senza dire tutta la verità”, aveva spiegato dal palco di Las Vegas, sottolineando di aver scelto di esporsi come gay perché consapevole di poter fare la differenza. Una decisione sofferta, al culmine di un lungo cammino di accettazione, passato anche attraverso episodi sgradevoli. C’è stato chi voleva che uscisse allo scoperto e chi voleva approfittare di lei, quando era ancora minorenne. Ci sono state quelle imbarazzanti classifiche  delle “star più hot”, così lontane dal suo modo di essere. Ci sono stati tanti motivi per scappare da quel mondo, ma soprattutto una ragione per tornare indietro e provare a cambiarlo dall’interno. Oggi sposata con la ballerina Emma Portner, l’attrice ha recentemente raccontato al Guardian di sentirsi fortunata, rispetto a tante altre persone che non possono vivere liberamente come lei.

Sento la responsabilità di espormi ora perché ho delle risorse. Posso avere terapie, sicurezza e supporto. Ma la realtà è che molte persone possono essere in grave pericolo. Penso, ad esempio, quanto sarebbe stato dannoso per me se qualcuno avesse fatto outing nei miei confronti. Quando avevo vent’anni, scrissero un articolo su di me con il titolo: “The Ellen Page Sexuality Sweepstakes” [n.d.R., “Scommettiamo sulla sessualità di Ellen Page”] sul Village Voice. Si concludeva con “Juno è…?”. Non ho nemmeno mai toccato una donna in pubblico fino a 27 anni. Ero molto depressa e in preda all’ansia. Non stavo bene.

In un’altra intervista, rilasciata al quotidiano Independent in occasione della presentazione della nuova serie The Umbrella Academy, ha raccontato di aver persino costretto le donne che frequentava a uscire da casa sua passando dall’ingresso secondario o a nascondersi nel bagno dell’hotel quando entrava il servizio in camera. Una situazione di cui oggi può parlare liberamente proprio perché ha avuto il coraggio di esporsi. E, se oggi può baciare o abbracciare sua moglie senza paura nelle foto del suo account Instagram, è anche perché ha avuto la forza di essere se stessa quando gli altri volevano che si adeguasse a uno standard.

Il matrimonio gay… non deve essere messo in discussione. Non è opinabile il fatto che possa essere giusto rifiutarsi di servire una persona queer o trans per motivi religiosi. E i media devono smettere di comportarsi come se lo fosse. Basta.

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