Cos'è l'impeachment: dal significato politico al rischio per Donald Trump

Che cosa si intende con la parola impeachment? Qual è il processo che conduce alla messa in stato d'accusa, e quali rischi corre Donald Trump? Scopriamolo insieme.

Nelle ultime settimane se ne sta parlando molto, ma cos’è l’impeachment? Il termine si riferisce alla messa in stato d’accusa del presidente degli Stati Uniti d’America – o di un alto funzionario federale – da parte della Camera dei Rappresentanti. Per l’approvazione, è necessaria la maggioranza semplice, mentre per rimuoverlo si deve procedere con la condanna da parte di due terzi del Senato. Donald Trump ha già subito due impeachment, entrambi conclusisi con l’assoluzione. Ora, però, con l’avvicinarsi delle elezioni midterm 2026, la questione sta tornando d’attualità. Se, infatti, i democratici conquisteranno la Camera alle elezioni di metà mandato del 3 novembre 2026, potrebbero tentare la terza messa in stato d’accusa. Un orizzonte che lo stesso Trump ha previsto pubblicamente. Approfondiamo il discorso.

Cos’è l’impeachment: il significato politico

La parola impeachment deriva dal francese empêchement, ossia “ostacolo, impedimento”, e si può rendere in italiano con le espressioni “incriminazione” e “messa in stato d’accusa”, specificamente di un membro del governo o di un pubblico ufficiale. Il termine fu utilizzato in larga scala nel 1973, in relazione allo scandalo Watergate – il più grande scandalo politico della storia degli Stati Uniti d’America -, al fine di indicare lo stato in messa d’accusa in cui può ritrovarsi un presidente che ha violato la Costituzione.

La pratica dell’impeachment, tuttavia, ha avuto origine in Inghilterra, per poi essere utilizzata successivamente da numerosi governi coloniali e statali americani. La Costituzione prevede che i motivi di impeachment siano “tradimento, corruzione o altri gravi crimini e misfatti”. Mentre i primi due tipi di condotta hanno un significato ormai ben compreso, quello di “gravi crimini e misfatti” non è definito né dalla Costituzione, né dalle leggi, ma è il risultato dei diversi procedimenti di impeachment del Congresso – ed è tuttora oggetto di dibattito.

Ma come avviene la procedura di impeachment? I passaggi sono tre:

  1. la Camera dei Rappresentanti approva gli articoli di impeachment (i capi d’accusa) a maggioranza semplice;
  2. il Senato si riunisce alla stregua di Alta Corte, esamina le prove depositate, ascolta i testimoni e vota per assolvere o condannare il funzionario coinvolto. Un comitato di rappresentanti, definiti “manager”, agisce, poi, come pubblico ministero di fronte al Senato. Nel caso in cui l’accusato fosse il presidente, a presiedere vi è il presidente della Corte Suprema;
  3. la condanna e la pena del funzionario accusato possono essere portati a termine solo con la maggioranza di due terzi del Senato. La condanna comporta, inoltre, la rimozione dall’incarico e non è previsto alcun appello.

Donald Trump rischia l’impeachment nel 2026?

Con l’attuale Congresso a maggioranza repubblicana, le richieste di impeachment avanzate finora sono state naturalmente respinte. Un eventuale cambio della maggioranza in seguito alle elezioni midterm del 3 novembre, però, potrebbe comportare uno scenario dissimile.

Il primo a prospettarlo è stato proprio Donald Trump, il 6 gennaio scorso, quando, senza troppi giri di parole, ha affermato rivolgendosi ai deputati repubblicani riuniti al Kennedy Center che: “Se non vinciamo le elezioni di medio termine, subirò l’impeachment“. Non tutti, però, la pensano allo stesso modo, all’interno del partito democratico.

Il democratico Pete Aguilar, per esempio, ha specificato che l’impeachment “non è una delle priorità assolute per i democratici alla Camera”, mentre il deputato democratico Jamie Raskin del Maryland – che guiderà la Commissione Giustizia della Camera nel caso in cui i democratici otterranno la maggioranza -, ha dichiarato, a inizio settembre, al programma Meet the Press della NBC, che “non esiteremo” a utilizzare questo strumento, se necessario, e che “il signor Trump ha indubbiamente commesso reati passibili di impeachment”.

A metà strada vi è, invece, il leader dei Democratici alla Camera, Hakeem Jeffries, che, sempre a settembre, ha sottolineato alla ABC che:

Non abbiamo escluso né confermato nulla in termini di impeachment. Per quanto riguarda la responsabilità, quello che faremo, guidati da Jamie Raskin e dai Democratici della Commissione Giustizia della Camera, così come dai Democratici della Commissione Vigilanza della Camera, guidati da Robert Garcia – entrambi stanno facendo un lavoro straordinario – è attenerci ai fatti, applicare la legge, essere guidati dalla Costituzione e poi lasciare che le cose vadano come devono andare, nel miglior interesse del popolo americano, in modo che la Camera possa tornare a funzionare come un ramo del governo separato e di pari rango e come un sistema di controllo e bilanciamento su un potere esecutivo fuori controllo.

Presidenti USA e impeachment: i quattro casi

I casi di impeachment che hanno caratterizzato la storia presidenziale degli Stati Uniti sono stati quattro, sebbene i presidenti coinvolti siano tre: Andrew Johnson, Bill Clinton e, per ben due volte, Donald Trump. Tutti si sono conclusi con l’assoluzione degli accusati. Analizziamoli.

1868: Andrew Johnson

Il primo impeachment per un presidente USA ha avuto luogo nel 1868, quando Andrew Johnson fu accusato di aver rimosso dall’incarico il ministro della Guerra Edwin Stanton senza il consenso da parte del Congresso. Il Senato votò solo tre degli undici articoli, e ogni volta la condanna non andò a buon fine per un solo voto. La questione si concluse con l’assoluzione di Johnson.

1998: Bill Clinton

Nel 1998 si verificò il secondo impeachment degli Stati Uniti d’America, che questa volta coinvolse Bill Clinton. Il caso è noto: la causa per molestie intentata contro di lui da Paula Jones, ex dipendente dello Stato dell’Arkansas. Chiamati a testimoniare, sia Clinton sia l’ex stagista della Casa Bianca Monica Lewinsky negarono sotto giuramento di aver avuto una relazione.

La Camera votò quattro articoli e ne approvò due, mentre al Senato i testimoni, tra cui Lewinsky, furono ascoltati solo in deposizioni fuori dall’aula: la proposta di farli testimoniare davanti ai senatori fu, infatti, respinta con 70 voti contrari. L’impeachment si concluse il 12 febbraio 1999 con l’assoluzione.

2019: Donald Trump

E poi, è il tempo di Donald Trump, l’unico presidente, finora, ad aver ricevuto due impeachment. Il primo risale al 2019: al centro vi è la telefonata del 25 luglio 2019, nel corso della quale Trump chiese al presidente ucraino Volodymyr Zelensky di indagare sul server privato di posta elettronica di Hillary Clinton e, soprattutto, su Joe Biden, (all’epoca) suo probabile avversario alle presidenziali del 2020. Negli stessi giorni, su indicazione di Trump, gli Stati Uniti stavano rinviando all’Ucraina il pagamento di una tranche di aiuti da centinaia di milioni di dollari. Il 18 dicembre 2019, la Camera lo mise sotto accusa per abuso di potere e ostruzione del Congresso, ma il 5 febbraio 2020 il Senato lo assolse.

2021: Donald Trump

La seconda procedura di impeachment è arrivata, infine, nel 2021, in seguito all’accusa di incitamento all’insurrezione inerente all’assalto al Campidoglio del 6 gennaio del medesimo anno. Una settimana dopo i fatti, il 13 gennaio, la Camera lo mise sotto accusa con il voto di tutti i democratici e di dieci repubblicani: Trump diventò, così, l’unico presidente con due impeachment. Il processo si tenne quando era già un ex presidente, ma – sebbene la Costituzione non lo preveda in modo esplicito – per la maggior parte dei costituzionalisti era comunque legittimo. Anche in questo caso, il finale fu l’assoluzione.

E ora, che cosa succederà?

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