Friendflation: mantenere le amicizie può essere molto costoso

Tra cene, aperitivi, viaggi ed eventi, mantenere le amicizie può essere parecchio costoso. Ma cosa succede quando il desiderio di stare insieme si scontra con il proprio budget?

L’amicizia può avere un costo economico? Tutto quello che facciamo in qualche modo influisce sulle nostre tasche, non solo ciò che paghiamo per la nostra sussistenza (affitto, bollette, spesa alimentare, vestiario essenziale), ma anche le passioni, gli hobby e inevitabilmente la socialità. Quest’ultima però può venire a costare sempre più, e in tal caso si parla di friendflation. Scopriamo cos’è e che implicazioni ha.

Cos’è la friendflation: il significato

Il significato di friendlfation si evince dalla traduzione della parola stessa: composta da “friend” e “flation”, mutuate dall’inglese, significa letteralmente “inflazione dell’amicizia”. La definizione di friendflation però non ha a che fare con quanti amici e amiche abbiamo, ma come le nostre frequentazioni possano letteralmente svuotare le nostre tasche, soprattutto nel caso in cui le nostre frequentazioni abbiamo una disponibilità economica maggiora alla nostra.

In altre parole, anche l’amicizia rischia di diventare un lusso: non perché i rapporti affettivi abbiano un prezzo, ma perché le occasioni per coltivarli richiedono sempre più spesso di spendere denaro.  Aperitivo, cinema o bowling, cene, gite fuori porta, viaggi insieme: tutte queste attività hanno un costo che non tutti possono permettersi, e la cosa non è necessariamente legata al caro vita ma anche alle dinamiche sociali che si creano all’interno di un gruppo.

La friendflation oggi è un problema tangibile

Il fenomeno della friendflation ci racconta che nella società contemporanea anche l’amicizia rischia di diventare un lusso: non perché i rapporti affettivi abbiano davvero un prezzo, ma perché le occasioni per coltivarli richiedono sempre più spesso di spendere denaro. Le ragioni sono sostanzialmente tre:

  1. Caro vita: l’aumento del costo della vita ha abbassato il nostro potere d’acquisto, soprattutto in un paese come l’Italia, il cui la crescita degli stipendi è ferma da tempo rispetto al resto dell’Europa. Ed ecco che ristoranti, viaggi e attività ricreative in generale possono diventare meno accessibili quando i prezzi crescono senza che gli stipendi tengano realmente il passo.
  2. Pressione sociale: spesso far parte di un gruppo sociale significa “adeguarsi” alle scelte collettive. Può quindi capitare di accettare un invito anche quando non ci si può realmente permettere la spesa in questione, solo per paura di sentirsi esclusi o di deludere i propri amici con un rifiuto.
  3. Social network e aspettative: sui social vengono spesso narrate vite apparentemente perfette, fatte di feste, shopping ed esperienze costose. Questo fa alzare l’asticella delle aspettative, soprattutto in relazione a come dovrebbe essere una vita sociale soddisfacente. Non a caso la FOMO è strettamente connessa alla friendflation.

Un po’ di dati della friendflation

Ma qual è la dimensione della friendlfation? Qual è il costo economico collegato alle amicizie e come è percepito il fenomeno dalle persone comuni? Alcuni dati sono utili a comprendere meglio il tema.

Secondo un sondaggio statunitense di Ally Bank, scopriamo ad esempio che gli intervistati (Gen Z e millennials) sostengono in media 250 dollari al mese per attività connesse al proprio giro di amicizie. In più il 44% degli intervistati ha dichiarato di aver rinunciato a eventi sociali per ragioni economiche, mentre il 59% ha affermato che tali spese incidono sul raggiungimento dei propri obiettivi finanziari.

La situazione non cambia in Gran Bretagna. Secondo un sondaggio realizzato da Opinium per conto di Standard Life, scopriamo il 31% degli intervistati pensa che le spese legate alla socialità e alle amicizie ostacolano il loro risparmio, andando a incidere sulla futura sicurezza economica.

E in Italia? Nel nostro paese non sono state ancora svolte ricerche specifiche sulla friendflation, ma i dati sul caro vita ci raccontano comunque che sono molti gli italiani a dover rinunciare a uscite o eventi sociali per questioni economiche.

Il rapporto Fragitalia – Il costo dei figli, ad esempio, racconta che il 30% dei genitori intervistati ha dovuto imporre ai figli alcune rinunce in termini di socialità perché considerate troppo onerose per il budget famigliare.

Affrontare la friendflation senza rinunciare agli amici

Se il caro vita diminuisce la nostra disponibilità economica è davvero obbligatorio rinunciare a frequentare quegli amici che hanno un budget più elevato del nostro? La risposta è ovviamente negativa, a patto di essere da entrambe le parti onesti e inclusivi.

Chi si trova in difficoltà, ad esempio, può proporre alternative economiche a un’uscita più costosa: che sia una cela a casa, un pic nic o una passeggiata, bisogna ricordare che il valore dell’amicizia risiede soprattutto nel tempo di qualità trascorso insieme, e non nella tipologia di esperienza da fare.

Inoltre bisognerebbe parlare apertamente ai propri amici del problema, senza sentirsi in colpa: in una cerchia di amicizie non tutti hanno le stesse disponibilità economiche, e avere un budget più ristretto non significa essere meno valevoli di affetto. Un vero amico è colui che riesce a venirci incontro in ogni occasione.

Inoltre, quando si organizzano eventi o uscite, bisognerebbe sempre tener conto delle possibilità economiche di tutti i partecipanti, senza dare per scontato che ogni persona possa sostenere le stesse spese.

La responsabilità di trovare un equilibrio non dovrebbe infatti ricadere esclusivamente su chi ha mano risorse da destinare alle attività sociali: l’intero gruppo può contribuire a rendere la socialità più inclusiva.

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