Remigrazione: significato e origine della parola al centro del dibattito

Il termine remigrazione emerge in ambito linguistico ed è composto dal prefisso latino re- ("di nuovo, indietro") e migrazione (dal latino "migrare", ossia muoversi da un luogo all'altro). La sua prima apparizione, in inglese, è attestata nel 1608 dal dizionario Merriam-Webster con il significato di "ritorno al luogo d'origine dopo un periodo di migrazione". Negli ultimi decenni, tuttavia, la parola ha perso la sua accezione neutrale in favore di una fortemente politica e di estrema destra. Scopriamo perché.

“Oggi abbiamo impedito una violenza contro il nostro Parlamento e le nostre istituzioni. Abbiamo semplicemente fermato dei fascisti e dei nazisti che volevano profanare il tempio della democrazia e l’abbiamo fatto con la Costituzione in mano. Abbiamo fatto il nostro dovere”.

Con queste parole, il deputato del PD Matteo Orfini ha commentato l’occupazione della Sala Stampa della Camera dei Deputati con l’obiettivo di impedire – in data venerdì 30 gennaio 2026 – lo svolgersi della conferenza del Comitato Remigrazione e Riconquista italiano.

Ma cosa si intende con il termine remigrazione, e perché è al centro del dibattito politico odierno? Vediamolo insieme.

Etimologia e significato storico del termine remigrazione

Il termine remigrazione emerge in ambito linguistico ed è composto dal prefisso latino re- (“di nuovo, indietro”) e migrazione (dal latino migrare, ossia muoversi da un luogo all’altro). La sua prima apparizione, in inglese, è attestata nel 1608 dal dizionario Merriam-Webster con il significato di “ritorno al luogo d’origine dopo un periodo di migrazione”, utilizzata dal teologo della Chiesa d’Inghilterra Andrew Willet.

Nei secoli successivi, la parola ha iniziato a indicare il ritorno volontario di un immigrato al suo Paese natio, soprattutto nel linguaggio accademico proprio delle scienze sociali. In tal senso, un esempio di tale uso storico è rappresentato dal ritorno degli ebrei europei dopo la Seconda guerra mondiale e dal ritorno di persone scappate a causa dell’imporsi del socialismo dopo la caduta di quest’ultimo.

Nel complesso, dunque, il termine ha sempre identificato un “ritorno volontario” – sebbene vi siano alcune discussioni relative alla sua accezione anche in casi di involontarietà, come testimonia l’economista Wolfgang Franz, che utilizzò il riferimento alla remigrazione per tratteggiare il ritorno involontario dei lavoratori stranieri alla loro patria.

L’accezione moderna della remigrazione: dal significato neutro al linguaggio politico

Nel corso del tempo, tuttavia, e in particolar modo negli ultimi 10-15 anni, la parola remigrazione ha goduto di un nuovo significato e ha acquisito forti sfumature politiche, in ambienti europei di destra ed estrema destra. Movimenti identitari e partiti nazionalisti, come il Bloc identitaire in Francia o il Vlaams Belang in Belgio, hanno, infatti, adottato il termine per indicare un obiettivo politico preciso: il ritorno forzato di persone migranti, e spesso anche dei loro discendenti, nei loro Paesi d’origine.

La parola ha, così, perso la sua accezione neutrale e ha assunto le sembianze di un eufemismo volto a indicare una “espulsione forzata”, una “deportazione di massa di persone con una storia di migrazione”, come precisa l’Accademia della Crusca. L’intento celato dall’espressione è, dunque, quello di procedere con veri e propri rimpatri massivi e deportazioni su larga scala di persone con un passato migratorio, pur se residenti in maniera legale nel Paese di riferimento.

Il termine ha subito, poi, un’ascesa vertiginosa nel 2023 e nel 2024, quando alcuni gruppi politici di destra – come l’Alternative für Deutschland (AfD) in Germania e l’Identitarian Movement in Austria – l’hanno utilizzato nelle loro campagne elettorali e nei loro discorsi pubblici. Al punto che, nel 2023, la parola remigrazione è stata eletta, da un gruppo di linguisti, la “non-word of the year”, ossia la “parola indesiderata dell’anno”, per il suo fine propagandistico e per la sua volontà di mascherare, con un linguaggio in apparenza morbido, politiche estreme.

Perché il termine remigrazione è al centro del dibattito

Analogamente, anche in Italia la parola remigrazione ha iniziato a farsi strada nel 2025, con la nascita del Comitato Remigrazione e Riconquista sorto dall’unione di gruppi neofascisti come CasaPound Italia, Rete dei Patrioti, Veneto Fronte Skinheads e Brescia ai Bresciani.

L’obiettivo dichiarato dall’iniziativa congiunta è quello di “porre un argine deciso e inequivocabile all’immigrazione incontrollata”, rea di minacciare, a loro dire, “la coesione sociale e la sopravvivenza stessa dei popoli europei”. Tradotto: deportare in massa popolazioni minoritarie considerate come non culturalmente ed etnicamente bianche dai Paesi occidentali. Una sorta di “pulizia etnica” che, secondo molti critici, riecheggia i fantasmi del nazismo e del fascismo.

Si intuisce, allora, il motivo per cui il dibattito politico e sociale europeo (e non solo) stia ponendo al centro la parola remigrazione: il suo utilizzo da parte di forze nazionaliste richiama, in maniera neanche troppo dissimulata, pratiche discriminatorie e politiche aggressive di espulsione e deportazione forzata, costituendo una seria minaccia per i diritti civili di tutte le persone con un background migratorio.

A ciò si aggiunge, inoltre, il pericolo di “normalizzazione” di termini in apparenza innocui ma, in realtà, profondamente pericolosi. La parola remigrazione, infatti, è un emblema di come il linguaggio possa essere strumentalizzato e “deformato” per rendere neutri concetti estremi e violenti, diminuendo, al contempo, la percezione di quanto il significato che reca con sé sia in contrasto con le norme internazionali che tutelano i diritti civili.

Il dibattito non può essere relegato ai salotti politici, ma può e deve divenire centrale nella nostra quotidianità, data la sua profonda ingerenza sui diritti umani, sulla dignità della persona, sull’inclusione sociale e sulla cittadinanza. Viviamo in un’epoca in cui la retorica politica influenza la vita di milioni di persone: comprendere il significato, l’etimologia e l’uso con cui vengono utilizzate determinate parole è, quindi, essenziale per non farsi cogliere impreparati dal loro potere politico e saper reagire prontamente alle stesse.

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