Aporofobia: cos’è la paura verso i poveri e perché ci riguarda tutti

Abbiamo paura della povertà? Gli studi sulla società e gli episodi sempre più crescenti di discriminazione, indifferenza e odio fanno pensare che sia davvero così. Vediamo cos'è l'aporofobia e perché ci riguarda tutti.

Paura, odio, intolleranza ed emarginazione crescono ormai in quasi tutto il mondo, anche nelle città e nei paesi italiani. Episodi di razzismo, ma anche molte azioni violente sono rivolte ai più poveri della società. Siamo sicuri che si tratti unicamente di xenofobia, che comunque esiste e persiste, e che non ci sia un altro aspetto da tenere conto? La parola aporofobia fa riflettere su come la paura e il rifiuto che generano indifferenza e odio possono essere generati non soltanto dalla provenienza degli individui, ma anche dalla loro capacità economica.

Cos’è l’aporofobia

Il termine aporofobia deriva dal greco áporos, “povero, senza risorse”, e phobos, che significa paura. Indica infatti la fobia e il rifiuto verso gli individui poveri. Si tratta di un timore irrazionale e generico: paura di essere coinvolti in situazioni sgradevoli o pericolose a contatto con persone nullatenenti, ma anche di poter essere contagiati dalla povertà, di perdere il proprio status sociale frequentando persone meno abbienti. È stata la filosofa e ricercatrice Adela Cortina a dare un nome a questa paura, per far emergere il significato e le cause.

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Aporofobia. Il disprezzo per i poveri.

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In questo testo l’autrice Adela Cortina, filosofa e ricercatrice, ha dato la nascita al termine “aporofobia”, per spiegare una realtà sociale ubiqua, permeata da atteggiamenti di paura, rifiuto e ostilità, che ha a che fare più con le differenze economiche che etniche e culturali.

Conflitti, situazioni di odio, attacchi verbali, comportamenti di rifiuto e stereotipi che vengono segnalati come episodi razzisti e xenofobi, potrebbero invece essere connotati più precisamente con il termine di aporofobia. Al giorno d’oggi, in quasi tutto il mondo sta aumentando esponenzialmente il divario tra ricchissimi e poverissimi, cresce sempre di più il numero di persone che perdono il lavoro, di senzatetto, di famiglie che faticano ad arrivare a fine mese con il loro stipendio.

In questa realtà, non è più soltanto l’origine etnica o culturale a fare paura, ma si apre un discorso di differenza economica. L’aporofobia è la paura causata dalla percezione di indigenza e mancanza di risorse in una persona. Nella società occidentale di oggi, guidata dalla logica del profitto, si valorizza chi ha capacità economica e disponibilità di spesa. Gli individui poveri e senza risorse sono visti come inutili o addirittura pericolosi per la società, una minaccia vera e proprio per gli altri, perché non sono produttivi economicamente.

Cosa si intende con “povertà” e i dati in Italia

L’aporofobia riguarda le persone considerate “povere”, come indica la provenienza del termine. Ma la povertà è un concetto più ampio e complesso, ed è necessario comprendere cosa si intende per povertà. In Italia ad esempio l’Istat differenzia la povertà assoluta e la povertà relativa.

Se un tempo era nettamente superiore la povertà assoluta, ovvero chi non  in grado di permettersi beni e servizi essenziali, oggi sta crescendo sempre di più il numero di persone che rispondono al concetto di povertà relativa. Ovvero hanno difficoltà economica nella fruizione di beni e servizi in rapporto al livello economico medio del luogo in cui vivono.

La situazione economica italiana, e di molte altre realtà nel mondo, sta rendendo molti più individui e famiglie povere, non soltanto nel senso di nullatenenti, ma che hanno guadagni e stipendi inferiori al costo della vita che continua ad alzarsi. Non riuscendo ad arrivare a fine mese in maniera sicura, e non potendo contribuire all’economia dello Stato, se non esclusivamente per servizi e beni essenziali, e anche in questo caso con fatica.

Secondo i dati Istat relativi al 2024, in Italia si stimano oltre 2,2 milioni famiglie in condizione di povertà assoluta, ossia 5,7 milioni di individui, il 9,8% dei residenti. L’incidenza della povertà assoluta è pari al 35,2% nelle famiglie composte da stranieri, mentre è al 6,2% per famiglie di soli italiani. Questi dati sono abbastanza stabili da qualche anno, mentre cresce l’incidenza della povertà relativa tra gli individui, che è al 14,9%, coinvolgendo oltre 8,7 milioni di individui.

Le cause dell’aporofobia

La povertà quindi non è definibile unicamente da cose come un aspetto trasandato o la  frequentazione di periferie e luoghi ritenuti pericolosi, e non comprende soltanto i senzatetto. Anche in Italia, davanti ai nostri occhi, vediamo crescere i dati sulla povertà, assoluta e relativa, per questo l’aporofobia dovrebbe riguardarci tutti. L’origine di questo atteggiamento diffuso, non solo tra gli individui, ma anche nelle istituzioni e in politica, deriva da una combinazione di fattori culturali, economici e psicologici.

Tra le cause possibili di aporofobia ritroviamo il pregiudizio, che fa nascere l’ostilità da una serie di stereotipi, discorsi denigratori, un linguaggio che disumanizza chi è povero, lo tratta con indifferenza. Nella società di oggi orientata al guadagno e alla produttività, le persone povere non sono “utili” e pertanto vengono emarginate, rese delle minacce. Non a caso, in tutte le zone e le città, esiste emarginazione culturale e fisica: vengono allontanati dai centri urbani e dalla vita sociale chi è povero, e questo crea a sua volta un senso di paura per gruppi di persone.

Esistono poi motivazioni psicologiche, meccanismi che si innescano nelle persone. La visione della povertà potrebbe innescare, in alcuni individui più insicuri, una reazione difensiva legata alla paura di perdere il proprio status sociale o la sicurezza economica. Insomma, la società e i governi dei paesi occidentali di oggi hanno instaurato un clima sociale che predilige l’individualismo e il valore economica. Sopra la solidarietà e l’accoglienza, generando così sentimenti di repulsione, paura, ma anche odio.

Aporofobia: dalla paura all’odio. Cosa si può fare?

L’aporofobia è insita nella cultura e nella società, tanto che anche nelle istituzioni e negli enti, come in ospedale o altri servizi pubblici, avviene discriminazione economica, non a caso la povertà sanitaria è una realtà. La discriminazione continua poi nelle piazze, nei parcheggi, per strada, trasformandosi spesso, in maniera allarmante, in odio e violenza. Avviene una sistematica violazione dei diritti umani, che colpisce persone in condizioni di estrema povertà e di discriminazione costante, bersagli dei discorsi d’odio, e di azioni violente.

Come evidenziato da HATENTO, osservatorio sui crimini d’odio nei confronti delle persone senza dimora, questi individui non vengono più riconosciuti come soggetti titolari di diritti, ma meri oggetti di disprezzo, scarti della società. Ne deriva un processo di umiliazione e disumanizzazione, sempre più diffuso in contesti segnati da crisi economiche e umanitarie persistenti, come quelli che caratterizzano le società contemporanee. Il problema si inasprisce, con il fatto che i governi utilizzano l’aporofobia come mezzo politico per incutere ancora più paura e presentarsi come protettori della sicurezza verso l’apparente minaccia della povertà.

Le soluzioni possibili all’aporofobia esistono, ma sono molto complesse da mettere in atto, come è difficile sradicare dei pregiudizi così profondi. Noi possiamo iniziare dal nostro piccolo, prediligendo l’empatia e la compassione per il prossimo, ma anche semplicemente comprendendo, con una riflessione razionale e non istintiva, che la povertà ha più sfaccettature e che povertà non è sinonimo di pericolo. Cercando di comprendere dove noi possiamo aiutare nella società, con piccoli gesti o aiuti quotidiani. Il grande lavoro di contorno lo dovrebbero fare le istituzioni e i governi, modificando completamente la retorica della società ricca e consumista.

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