Fictosessuale, storie di persone attratte sessualmente da personaggi di fantasia

Le persone fictosessuali sono attratte, sessualmente e/o romanticamente, da personaggi di fantasia. Come Akihiko Kondo, che nel 2018 ha sposato Hatsume Miku: cantante pop sintetizzata al computer con le fattezze di un manga. Scopriamone i dettagli.

A tutti, da bambini o adolescenti, sarà capitato, almeno una volta nella vita, di prendersi una cotta per un personaggio di fantasia. Che siano libri, cartoni, film o videogiochi, infatti, gli eroi e le eroine della nostra infanzia e della nostra adolescenza hanno plasmato il nostro immaginario e la nostra visione del mondo, rivelandosi, anche solo per breve tempo, delle incarnazioni dei nostri desideri e delle nostre intime proiezioni.

Può succedere, e fa parte del processo di crescita di tutti noi. Ma che cosa accade quando una semplice “cotta” travalica il limite dell’infatuazione e si trasforma in un rapporto vero e proprio?

È quanto sperimentano i fictosessuali, persone che, mosse dall’ammirazione e, spesso, dall’amore per i propri beniamini, decidono di instaurare delle relazioni affettive con questi ultimi, arrivando, in alcuni casi, anche al matrimonio (non legale, ma solo simbolico).

Un esempio recente è quello di Akihiko Kondo, giapponese di 38 anni che, lo scorso aprile, ha sposato l’ologramma Hatsune Miku, cantante pop sintetizzata al computer con le fattezze di un manga con cui l’uomo aveva una relazione decennale.

Ma che cosa significa essere fictosessuali? Scopriamone i dettagli.

In Giappone un uomo si è sposato con un ologramma: cosa sono le relazioni fictosessuali

Fictosessuale: che cosa significa?

Il termine “fictosessuale” deriva dalla crasi tra “fiction”, ossia finzione, e “sessualità”, e si riferisce a tutte quelle forme di attrazione sessuale e/o romantica provate nei confronti di personaggi di fantasia.

Non una mera fascinazione, perciò, bensì una vera e propria attrazione, che conduce gli individui fictosessuali a innamorarsi di figure immaginarie, cui continuano a pensare anche in seguito alla visione di film, serie tv, anime e alla lettura di libri e manga di cui esse sono protagoniste.

Un desiderio forse insolito, ma che porta con sé dei sentimenti reali, esperiti con estrema intensità da parte di coloro che ne sono coinvolti. Ne ha analizzato le specificità lo studio condotto da Tanja Välisalo, ricercatrice dell’Università di Jyväskylä, in Finlandia, in collaborazione con Veli-Matti Karhulahti.

La fictosessualità – spiega – è un’attrazione sessuale per i personaggi di fantasia. L’oggetto del desiderio può essere un personaggio di un libro, fumetto, televisione, cinema, giochi etc. Ciò non esclude necessariamente altre forme di sessualità o di attrazione verso persone reali.

Ma se tale ammirazione/attrazione può essere considerata “normale” per bambini e adolescenti, che cosa rappresenta, invece, per gli adulti? E, soprattutto, per la loro salute mentale?

Le discussioni sulla fictofilia e la fictosessualità – continua Välisalo – sono di solito iniziate da persone che hanno un profondo amore, desiderio o attaccamento per un personaggio di fantasia e che spesso si chiedono se questo è ‘normale’ o ‘sano’. Per ora, tuttavia, fictofilia e fictosessualità non sono state sottoposte a una diagnosi sanitaria specifica dall’Organizzazione Mondiale della Sanità o dall’Associazione Psichiatria Americana.

Al momento, dunque, il fenomeno non figura come condizione diagnostica specifica, come rivela anche uno studio pubblicato nel 2021 sulla rivista scientifica Frontiers in Psychology e dedicato alla fictosessualità. Il rischio, però, è quello di iniziare ad avvertire disagio per la mancanza di una controparte tangibile verso cui indirizzare i propri sentimenti reali e autentici.

La prolungata assenza di contatto fisico, infatti, potrebbe causare ingenti danni psicologici alle persone fictosessuali, che si ritroverebbero, così, private di un dialogo effettivo con la realtà che alla lunga potrebbe portare a un deterioramento psicologico.

Casi di fictosessualità

Il rischio non sembra, tuttavia, costituire un problema per il giapponese Akihiko Kondo che, come accennato, ha deciso di sposare il personaggio immaginario Hatsune Miku nel 2018, dopo una “frequentazione” durata dieci anni.

Protagonista di videogiochi e fumetti di grande successo in Giappone, Miku avrebbe aiutato il signor Kondo a superare gravi episodi di mobbing sul lavoro e a fronteggiare la depressione che ne è derivata, regalandogli parentesi di serenità, ispirazione, amore e conforto.

Al punto che, cinque anni fa, l’uomo ha deciso di acquistare un Gatebox – un dispositivo che consente di interagire con i personaggi fittizi sotto forma di ologrammi – e di “interloquire” con lei, per poi chiederle di sposarlo l’anno successivo.

La cerimonia, cui hanno partecipato molti invitati fictosessuali (ma non parenti e colleghi), è stata celebrata mediante lo stesso Gatebox in diretta social, coronando quella che appare, a tutti gli effetti, una relazione d’amore “canonica”, fatta di gite, pasti condivisi, cinema e tutto ciò che, in generale, è possibile fare in coppia.

Il matrimonio ha dato il via a una serie di confessioni sui social da parte di altri individui fictosessuali, fino a quel momento timorosi di ammettere il proprio orientamento sessuale/romantico. Si è, così, scoperto che in Giappone i casi come quello di Kondo e Miku sono molto diffusi, tanto da divenire oggetto di campagne pubblicitarie e di marketing.

Il fenomeno e il lato oscuro delle idol giapponesi

Un fenomeno che, grazie agli sviluppi sempre più affinati della tecnologia, crescerà esponenzialmente nei prossimi anni, consentendo interazioni sempre più intense e profonde con personaggi inanimati, ologrammi e oggetti, corroborati dagli sviluppi della robotica e dell’intelligenza artificiale.

Antesignano, in questo senso, fu il film Her, scritto e diretto da Spike Jonze e interpretato da Joaquin Phoenix. La pellicola, uscita nel 2013 e premiata con l’Oscar per la Miglior sceneggiatura originale, delinea i contorni di un futuro prossimo in cui è possibile dialogare con un sistema operativo provvisto di intelligenza artificiale capace di apprendere e provare emozioni.

Nasce, in questo modo, la storia d’amore tra il protagonista Theodore Twombly (Joaquin Phoenix) e il sistema operativo “OS 1” (con la voce di Scarlett Johansson), costellata di scoperte, sentimenti inediti, incomprensioni, litigi e riappacificazioni.

Un futuro forse non così distante come si pensi.

Articolo originale pubblicato il 19 Agosto 2022

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