Per molte persone, viaggiare è semplice e privo di ostacoli. Per altre, invece, scegliere la destinazione di una vacanza e, una volta partiti, viverla, non è così semplice: barriere architettoniche o strutturali, impedimenti economici, mancanza di servizi sono tutti elementi che possono compromettere la fruibilità di un viaggio a persone che hanno necessità speciali.

Parlare di turismo accessibile è sempre più fondamentale, per diffonderne i principi e garantire a tutte e tutti la libertà di poter godere appieno dei luoghi che sognano di visitare.

Cos’è il turismo accessibile?

Quando parliamo di turismo accessibile ci riferiamo a un insieme di servizi e strutture in grado di accogliere persone con esigenze speciali permettendo loro di vivere la vacanza senza ostacoli e difficoltà.

I turisti con esigenze speciali possono essere persone con disabilità – di tipo motorio, sensoriale, cognitivo – o con problemi di salute, ma anche persone con esigenze dietetiche specifiche come allergie o intolleranze alimentari. In questa categoria, però, possono rientrare anche le persone che per motivi di età hanno difficoltà a spostarsi o camminare a lungo, le famiglie con i bambini e i soggetti che non hanno una grande disponibilità monetaria.

Fare turismo per tutti, spiega il sito Turismo Accessibile,

significa dunque offrire a persone con bisogni speciali e alle loro famiglie autonomia nel viaggiare attraverso il collegamento tra vari servizi garantendo l’affidabilità dell’informazione sulle strutture e sui percorsi che consentano a ciascuna persona di valutare autonomamente il livello di rispondenza della struttura alle proprie esigenze.

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I principi del turismo accessibile

A individuare i principi del turismo accessibile, definendo cosa si intenda quando parliamo di servizi o strutture accessibili, è Accessibile è meglio, il “Primo Libro Bianco sul Turismo per tutti in Italia”, risalente al 2013 e promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri:

  • Un servizio o una struttura sono accessibili prima di tutto quando risulta accessibile l’informazione relativa, cioè facilmente reperibile, comprensibile ed efficace.
  • Un servizio o una struttura sono accessibili quando sono facilmente raggiungibili e, una volta raggiunti, interamente fruibili.
  • Un servizio o una struttura sono accessibili quando il personale che vi opera è preparato a rispondere ai vari tipi di esigenze.
  • Un servizio o una struttura sono accessibili quando sono inseriti in una “rete” accessibile (alberghi, mezzi di trasporto, ristoranti, luoghi d’interesse nelle vicinanze).

Non è sufficiente, quindi, proporre trasporti accessibili e strutture ricettive accessibili, ma sono necessarie anche proposte e programmi con itinerari accessibili.

L’obiettivo di un turismo per tutti,

si concretizza riconoscendo e ponendo in essere gli strumenti che consentano a tutti di poter decidere dove trascorrere la propria vacanza o il proprio tempo libero sulla base di scelte e desideri personali, non solo per il livello di accessibilità di un luogo rispetto ad un altro, ma per l’interesse e l’attrattiva che spinge ognuno di noi a scegliere una determinata destinazione; scegliere la destinazione della propria vacanza perché è veramente l’oggetto del proprio desiderio e ciò si realizza solamente se le persone con bisogni speciali hanno le stesse opportunità di scelta di tutti noi.

Turismo accessibile: la situazione in Italia

L’Osservatorio Buyer di TTG Italia, citato nel Libro bianco sul turismo accessibile e basato sulle interviste somministrate a 600 tour operator esteri nel 2010, presentava il nostro Paese come una delle mete più ambite al mondo, anche per i turisti con bisogni speciali. Il giudizio degli operatori del turismo restituiva il quadro di un Paese che potrebbe migliorarsi, ma che nel 77% dei casi veniva comunque considerato ‘accessibile’.

Le azioni migliorative più urgenti erano quelle alle stazioni ferroviarie (54%), la cui inaccessibilità resta percentualmente altissima, spesso per motivi strutturali, ma non di rado anche per la mancanza – denunciata da quasi l’80% degli intervistati – di adeguati supporti e servizi informativi che favoriscano la comunicazione con la clientela.

Gli hotel sono stati ritenuti inadeguati dal 46% degli intervistati, mentre i ristoranti nel 38% dei casi non risulterebbero idonei all’accoglienza della clientela con disabilità. Un aspetto fondamentale evidenziato dall’indagine è la sensibilizzazione e la formazione del personale.

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Il nostro paese, quindi, ha ancora molti passi da fare sulla strada del turismo accessibile. Per questo, in aprile il ministero del Turismo e quello delle Disabilità hanno istituito un fondo, previsto dalla legge di Bilancio, destinato alla realizzazione di interventi volti a migliorare l’accessibilità dell’offerta turistica per le persone con disabilità. Sono previsti sei milioni di euro per il 2022, il 2023 e il 2014, per un totale di 18 milioni che serviranno a finanziarie interventi per ottenere le certificazioni del “turismo accessibile”.

L’obiettivo del provvedimento, ha spiegato la Ministra per la Disabilità Erika Stefani, è duplice:

abbiamo predisposto un sistema per fare sì che ci sia un portale dove le strutture accessibili siano anche rintracciabili, per disegnare la panoramica di un Paese che crea una vera offerta turistica, perché mette a disposizione dei servizi per tutti. Da una parte dunque individuiamo i criteri per valutare quali sono le strutture accessibili e quali no, dall’altra creiamo anche un’offerta turistica ben definita.

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Turismo accessibile: la situazione in Europa

Se l’Italia è ancora indietro sul turismo accessibile, anche in Europa i margini di miglioramento sono molto grandi, soprattutto considerando che si tratta di un mercato potenziale stimato tra gli 80 e i 120 milioni di persone, e destinato a crescere. Si calcola, infatti, che nella sola Europa nel 2030 saranno circa 120 milioni i turisti con disabilità e che

il turismo accessibile riguarda mamme con bambini, over 65, persone con disabilità. Una fascia di turisti che nel 2011 ha rappresentato il 20,3% del totale, nel 2013 il 26,5%, e nel 2050 si prospetta che arrivi al 31,8%.

Alcune città – come Rotterdam, Lubiana, Varsavia, Barcellona, Lione, Breda, Jurmala – si sono già attivate per rendere le proprie risorse turistiche accessibili a tutti: uno sforzo che è stato riconosciuto e premiato dall’ Access City Award, un premio della Commissione Europea (che nel 2022 è stato vinto dalla Città di Lussemburgo) che

riconosce e celebra la volontà, la capacità e gli sforzi di una città di diventare più accessibile, al fine di

  • garantire parità di accesso ai diritti fondamentali;
  • migliorare la qualità della vita della sua popolazione e garantire che tutti, indipendentemente dall’età, dalla mobilità o dalle capacità, abbiano uguale accesso a tutte le risorse e ai piaceri che le città hanno da offrire.

L’Access City Award è aperto a tutte le città dell’UE con più di 50 000 abitanti e alle aree urbane composte da due o più comuni con una popolazione complessiva di oltre 50 000 abitanti, se si trovano in paesi dell’UE con meno di 2 città con oltre 50 000 abitanti.

Articolo originale pubblicato il 27 Maggio 2022

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