Per Irma Bandiera, che 7 giorni di tortura uccisero, ma non piegarono

Tra le tante storie di donne eroine della Resistenza c'è anche quella di Irma Bandiera: arrestata, seviziata, torturata e infine uccisa per non aver tradito i compagni, insignita della Medaglia d'oro al valor militare, postuma.

Tante sono state le storie di donne che si sono sacrificate e battute per l’Italia durante la seconda guerra mondiale e il periodo dell’occupazione nazifascista; erano operaie, studentesse, giovani madri pronte a rinunciare alla propria vita per la causa della liberazione, che si trasformarono in staffette partigiane, soldatesse, spie.

La storia ci ha consegnato i loro nomi, spesso celebrati con onorificenze regalate quando ancora erano in vita o purtroppo postume, e una delle storie più significative di questo periodo è senz’altro quella di Irma Bandiera, nome di battaglia Mimma.

Irma Bandiera nasce nel 1915 in una benestante famiglia bolognese, da Angelo, che è un capomastro edile vicino all’antifascismo durante la dittatura, e da Argentina Manferrati.  Ha anche un fidanzato, Federico, fatto prigioniero dai tedeschi a Creta dopo l’8 settembre 1943, che resterà per sempre disperso: la nave su cui era imbarcato per raggiungere la Germania, infatti, affonda nel porto del Pireo e, nonostante la famiglia Bandiera tutta si prodighi nelle ricerche, nessuno avrà mai più notizie del ragazzo.

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Dopo l’armistizio Irma Bandiera inizia a interessarsi di politica, aderendo al Partito Comunista, e decide di iniziare ad aiutare i soldati sbandati; mentre è a Funo, dove ha dei parenti, conosce Dino Cipollani di Argelato, il partigiano “Marco”, uno studente di medicina devoto alla causa partigiana; è lui che la persuade a entrare nella Resistenza, con il nome di battaglia “Mimma” nella VII brigata GAP Gianni Garibaldi di Bologna.

Arriva il 5 agosto 1944: i partigiani uccidono un ufficiale tedesco e un comandante delle brigate nere, scatenando l’inevitabile rappresaglia a Funo, il 7 agosto, durante la quale vengono arrestati tre partigiani, portati alle scuole di San Giorgio di Piani; una di loro è proprio Irma Bandiera, arrestata a casa dello zio in campagna dopo aver trasportato delle armi alla base della sua formazione a Castel Maggiore. A San Giorgio Bandiera è separata dai suoi compagni, e poi viene portata a Bologna, perché i fascisti nutrono la speranza che possa fornire informazioni sulla Resistenza.

Per sei giorni e sei notti Irma Bandiera subì ogni genere di sevizia e tortura da parte dei fascisti della Compagnia Autonoma Speciale, guidati dal Capitano Renato Tartarotti, che arrivarono ad accecarla con una baionetta. Irma Bandiera resistette senza parlare, salvando così i suoi compagni. Alla fine, i fascisti la fucilarono con diversi colpi di pistola sparati a bruciapelo al Meloncello di Bologna, vicino alla casa dei suoi genitori, il 14 agosto.

I familiari la cercarono alle Caserme Rosse di via Corticella, centro di smistamento per i deportati, e sperarono fosse fra i detenuti liberati dai gappisti nel carcere cittadino di San Giovanni in Monte, finché arrivò la notizia temuta, da parte di un informatore: il corpo di Irma Bandiera fu ritrovato il 14 agosto sul selciato nei pressi dello stabilimento della fabbria di materiale sanitario ICO, nel punto in cui i suoi aguzzini l’avevano lasciato esposta per un’intera giornata. Irma Bandiera fu condotta all’Istituto di Medicina Legale di via Irnerio, dove un custode, simpatizzante della Resistenza, scattò alcune foto al suo volto devastato dalle torture; la giovane venne infine sepolta nel Cimitero monumentale della Certosa di Bologna, accompagnata dai familiari e da qualche amica.

A lei fu intitolata una brigata SAP (Squadra di azione patriottica) e alla fine della guerra fu decorata con la Medaglia d’Oro al Valor Militare, insieme ad altre 18 partigiane in Italia, con questa motivazione.

Prima fra le donne bolognesi a impugnare le armi per la lotta nel nome della libertà, si batté sempre con leonino coraggio. Catturata in combattimento dalle SS. tedesche, sottoposta a feroci torture, non disse una parola che potesse compromettere i compagni. Dopo essere stata accecata fu barbaramente trucidata e il corpo lasciato sulla pubblica via. Eroina purissima degna delle virtù delle italiche donne, fu faro luminoso di tutti i patrioti bolognesi nella guerra di liberazione.

A Irma Bandiera sono intitolate strade, un condominio, una piazza, mentre a Bologna, nella strada a lei dedicata, è presente una lapide alla sua memoria.

Irma Bandiera
Eroina nazionale
1915 – 1944
Il tuo ideale seppe vincere le torture e la morte
La libertà e la giovinezza offristi
Per la vita e il riscatto del popolo e dell’Italia
Solo l’immenso orgoglio attenua il fiero dolore
Dei compagni di lotta
Quanti ti conobbero e amarono
Nel luogo del tuo sacrificio
A perenne ricordo
Posero.

Il duo di street artist di Orticanoodles le ha inoltre dedicato un murales, nel quartiere dov’è nata e dove è stata uccisa, in occasione del 72º anniversario della Liberazione.

Articolo originale pubblicato il 31 Marzo 2022

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