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La violenza di genere ha molte sfaccettature, alcune delle quali oscure persino a chi ne è vittima. Spesso, a mancare, sono tasselli fondamentali che riguardano l’informazione, la sensibilizzazione e, non ultima, la consapevolezza. Per forme di violenze più subdole e non sempre rivelate da segnali plateali, questo contesto diventa ancora più necessario: celata da ricatti psicologici e forme di controllo più o meno visibili nel contesto familiare, la violenza finanziaria campeggia, purtroppo, in cima alle forme di subordinazione più diffuse e difficilmente individuabili.

A rivelarlo è un sondaggio di Global Thinking Foundation, realizzato con il contributo di Powderly, portato avanti a gennaio 2021 su un campione di 1000 donne tra i 18 e i 60 anni: i risultati dimostrano che la violenza di tipo finanziario, in Italia, è un problema diffuso e di stampo culturale, ancorato a un retaggio patriarcale duro da scalfire e portato avanti da chi controlla un’altra persona attraverso i soldi. Questo vortice è perpetrato per mancanza di consapevolezza anche dalle stesse vittime, che faticano a riconoscersi come tali.

Il 34% delle intervistate per il sondaggio ha infatti ammesso di non sapere che quella economica è una forma di violenza vera e propria; il 44% ha dichiarato persino di non averla mai sentita nominare. Sono percentuali difficili da digerire, considerato che il 12% delle coinvolte nella ricerca della Fondazione – che si occupa proprio di sensibilizzare e creare consapevolezza su temi finanziari con focus prevalentemente femminile – è stata vittima di violenza economica in famiglia. Il 3% si è resa conto di esserlo rispondendo alle domande del sondaggio somministrato da Global Thinking Foundation.

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Nell’importante offerta di corsi, progetti, webinar e risorse messe a disposizione dalla Fondazione spicca, per importanza e valore sociale nonché pragmatico, proprio il Manuale di Prevenzione della Violenza Economica. Uno strumento necessario, di facile comprensione e ricco di consigli utili e dati, in cui il contesto socio-culturale che permette alla violenza finanziaria di serpeggiare nelle famiglie e nelle relazioni viene spiegato in modo intuitivo.

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La violenza di genere e le sue forme

Il primo passo per comprendere il valore del manuale di prevenzione di Global Thinking Foundation è la comprensione di un concetto semplice quanto basilare: ogni forma di violenza è una violenza. Gerarchizzare – con l’ovvia conseguenza di minimizzare alcune tipologie rispetto ad altre – non aiuta chi è vittima e neanche la società in cui vive.

Le conseguenze sociali della pandemia, poi, sono ormai evidenti a tutti: la crisi economica in atto ha rivelato che l’indipendenza finanziaria, insieme al superamento del gender gap che ancora mantiene distanze abissali tra lavoro delle donne e lavoro degli uomini, sono due passi necessari per fondare una società paritaria, senza differenze ma anzi, con possibilità identiche per tutti. Non serve ricordare il risultato drammatico rivelato dall’ultimo monitoraggio ISTAT 2020 sui dati di disoccupazione femminile in epoca Covid o la diffusione dilagante di una “nuova povertà” per capire che siamo molto lontani dall’obiettivo. La violenza di genere e in particolare quella economica si incastrano in questo quadro in cui la mancanza di risorse, la dipendenza finanziaria, la poca consapevolezza permettono a queste forme di controllo di prendere piede.

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Violenze economiche

In questo caso il controllo sul partner punta a de-individualizzare l’altro, renderlo o mantenerlo cioè dipendente, togliendo dalle sue mani una grande arma: quella dei soldi, intesi come elemento fondamentale per affermarsi, conquistare autonomie, avvalorare studi e successi professionali.

I quattro stadi della violenza economica

Il Manuale di Prevenzione della Violenza Economica di Global Thinking Foundation evidenzia in particolare i segnali d’allarme, i pericoli e le conseguenze di quest’ultima forma di abuso, il più delle volte anticamera o deriva di altre tipologie di violenza. Sono stati individuati in particolare 4 stadi per spiegare come la violenza economica subisca spesso un’escalation in negativo. Se hai notato anche tu questo tipo di comportamento nel tuo partner, sappi che non è affatto normale.
Eccoli nello specifico:

Primo stadio

Tu e il tuo partner avete sì conti cointestati, ma è lui a prendere le decisioni importanti in merito a investimenti, risparmi e altre operazioni straordinarie. Inoltre, anche se hai tecnicamente pieno potere decisionale sulle finanze personali o di famiglia, il tuo partner ti accompagna sempre quando devi procedere con operazioni bancarie.

Secondo stadio

Il tuo partner ti concede un compenso periodico, come una sorta di “paghetta” e ti chiede rendiconti dettagliati delle spese che fai. In più ti tiene all’oscuro dell’andamento dei conti familiari, anche se contribuisci ad alimentarli col tuo stipendio. Spesso non sai a quanto ammontano le spese o le entrate mensili.

Terzo stadio

Il tuo partner ti dà soldi solo per fare la spesa o comprare generi di prima necessità, anche se disponi di uno stipendio e lavori. Spesso, non ti fornisce neanche quelli. Non hai a disposizione denaro per cure mediche, la carta di credito o il bancomat e non ne conosci i codici: non sei neanche tu a comprare i tuoi stessi vestiti o quelli dei tuoi figli, ci pensa sempre l’altro.

Quarto stadio

Il tuo partner ha dilapidato il tuo patrimonio personale o quello di famiglia; ti ha costretto a firmare documenti per mutui, ipoteche o investimenti a tua insaputa o costringendoti con la forza o il ricatto; ha compromesso la tua credibilità creditizia rendendoti intestataria di prestiti. Ti ha costretta a firmare assegni scoperti, a fare da prestanome, a sottoscrivere fidejussioni: sono tutti segnali (spesso purtroppo con gravi conseguenze sul piano finanziario e psicologico) del quarto stadio dell’escalation della violenza economica, quello più drammatico.

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Buone pratiche per prevenire la violenza economica

Il sondaggio di Global Thinking Foundation con il quale abbiamo aperto questo articolo ha rivelato che la violenza economica colpisce in modo trasversale, subdolo e stratificato. Se è vero che alle vittime viene spesso tolto il diritto al lavoro, nel 69% dei casi le donne coinvolte in casi come questo un lavoro ce l’hanno: sono i loro soldi, guadagnati sul campo, a essere controllati dal partner. Il 22% invece ha dichiarato che il compagn* ha chiesto espressamente di lasciare il posto di lavoro. Un circolo vizioso che, nel 6% dei casi e soprattutto in caso di separazione, si conclude ad esempio con l’affido esclusivo dei figli al partner, per mancanza di autonomia finanziaria della madre.

Per fermare questo vortice negativo, ecco una serie di comportamenti utili (non soltanto davanti a comportamenti violenti) da mettere in atto tutti i giorni:

  • Monitorare sempre lo stato delle finanze di coppia, in collaborazione col partner
  • Concepire il lavoro non solo come forma di autorealizzazione personale, ma anche come perno di autonomia
  • Aggiornarsi, per essere competitivi nel mondo del lavoro
  • Non delegare la cura e la gestione dei propri beni
  • Informarsi sui vari regimi matrimoniali e valutare con lucidità la comunione o la separazione dei beni
  • Evitare di contrarre debiti importanti così da mantenere salda la propria affidabilità creditizia
  • Non firmare mai documenti alla cieca, fidandosi del proprio partner
  • Conservare copia di ogni documento importante e dei codici di accesso personali al di fuori delle mura domestiche.

Il lavoro di Global Thinking Foundation, tra mostre come Libere di… Vivere e progetti dedicati ai più piccoli (per crescere e formarsi in modo consapevole), punta a fermare l’escalation della violenza economica, attraverso abitudini da mettere in atto tutti i giorni, soprattutto quando i campanelli d’allarme si accendono per comportamenti anomali del partner.

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Global Thinking Foundation nasce nel 2016 con lo scopo di promuovere l’educazione finanziaria, con una particolare attenzione alle donne e all’uguaglianza di genere.

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