«Aveva roccaforti sui suoi promontori e coraggiose galee sul mare e nessun capo guerriero o vichingo aveva un cuore più audace di lei.»

Scrive Anne Chambers, biografa e scrittrice irlandese, nel libro Granuaile: Grace O’Malley – Ireland’s Pirate Queen.

Quella di Grace O’ Malley è una storia profondamente legata al mare, la vita di un’avventuriera che è rimasta a lungo tempo sospesa tra realtà e leggenda. Arriva dall’Irlanda, quasi a metà del Cinquecento. Un’altra donna-eccezione perché é tra le poche, pochissime storie che ci sono pervenute.

Seppur O’Malley sia un Ulisse al femminile, la sua storia non ha avuto lo stesso successo. Ha saputo tener testa al regno inglese, ha gestito traffici solo per conto di se stessa. Fu una donna, se non l’unica, in un mondo di tutti uomini: il clan, la pirateria, il commercio, le trattative con la regina Elisabetta I. 

Chi era Grace O’Malley?

Grace O’Malley ha avuto molti soprannomi come Gràinne Mhaol, che in gaelico significa calva o con pochi capelli. Attribuitole perché assunse tendenze maschili per perseguire i suoi sogni da piratessa.

Nasce in Irlanda nel 1530, ed è la figlia del capo del clan degli O’Malley, una sorta di grande famiglia che amava il mare. Possedevano molte terre e animali e tassavano chiunque pescasse presso le loro terre. L’amore per il mare, che forse le ricordava tanto la libertà, lo apprese a casa: la navigazione, l’Atlantico. Da questo momento, nella storia diventa difficile riconoscere quali elementi appartengono alla leggenda e quali alla realtà.
La giovanissima donna, chiese di partire con il padre per un’operazione commerciale, ma quando le venne negato il permesso solo perché donna, utilizzando la scusa dei lunghi capelli, decise di tagliarli.

La vita privata: tra matrimoni e figli

Tra i quindici e i sedici anni fu costretta a sposarsi con O’Flaherty, uomo potente del clan che avrebbe consentito alla famiglia di espandersi territorialmente e aumentare le ricchezze. Da lui ebbe tre figli: Owen, Margaret e Murrough. Il Castello di Bunowen, dove viveva con suo marito, nella parte più occidentale di Connacht, divenne il simbolo della sua fiorente attività commerciali. Con la morte del marito trasferì la sua base a Clare Island, seguita da moltissimi uomini.

A tratti spietata, perché saccheggiava le navi mercantili di passaggio, cogliendole di sorpresa e le costringeva a pagare per attraversare i mari o intrattenere relazioni commerciali. Reclutò combattenti, saccheggiò isole periferiche della Scozia e per accattivarsi la benevolenza degli inglesi, che stavano aumentando sempre di più il loro potere nelle terre irlandesi, offrì anche i suoi combattenti. Si sposò una seconda volta, dal quale ebbe un altro figlio: Tibbot. Anche qui la storia si confonde tra mito e realtà. Secondo ciò che è stato tramandato, al primo anno “di prova” lasciò il marito, accaparrandosi comunque il castello e il territorio, utile per le sue attività piratesche.

La prova che anche le bambine possono sognare di fare le piratesse

Grace O’Malley e la regina Elisabetta I

O’Malley è in continua ribellione: incita e rivolte contro la corona e riesce a coinvolgere sempre più persone. In questo clima di forte tensione con l’Inghilterra, il suo castello di Clare Island viene attaccato da una flotta giunta da Galway. Nonostante fossero meno preparati rispetto agli avversari, Grace dimostra la sua intelligenza e vince questa battaglia.  A 56 anni finisce anche in prigione per mano di sir Richard Bingham, governatore inglese con l’incarico di controllare le terre irlandesi.

Il momento decisivo nella sua storia avviene quando incontra Elisabetta I e cioè quando il potere degli inglesi stava pian piano aumentando in Irlanda. L’incontro è passato alla storia perché una sovrana così illuminata, intelligente, che spese la sua vita per l’Inghilterra, incontrò la regina dei pirati irlandesi che venne soprannominata regina del mare del Connemara, regione selvaggia situata nell’Irlanda occidentale. Quando gli inglesi catturarono i suoi figli, l’avventuriera O’Malley propose alla regina un accordo: la cessazione della pirateria in cambio della libertà.

Le due donne parlarono in latino, unica lingua conosciuta da entrambe e la piratessa si rifiutò di inchinarsi a Elisabetta I perché non la riconosceva come regina d’Irlanda. Successivamente Elisabetta I le pose alcune domande, tra queste quella se fosse sposata, a cui rispose di essere vedova.

La vita da piratessa fino alla fine

Alcune storie raccontano di come O’Malley  durante l’incontro possedesse un pugnale, che le venne poi ritirato dopo essere stata perquisita. Altri invece, raccontano che abbia starnutito e gettato nelle fiamme il fazzoletto. Ripresa poi, dalla regina perché in Inghilterra c’era l’usanza di infilare il fazzoletto usato nella manica.

Alla fine dell’incontro, le due trovarono un accordo in cui la O’Malley avrebbe smesso di sostenere le rivolte. L’unica richiesta della donna, portatrice dei voleri degli irlandesi, era rimuovere sir Bingham dal suo incarico in Irlanda, istanza prima accettata, poi reinserito. L’accordo dunque, non portò ad alcun esito concreto e per lo spirito giramondo, Grace O’Malley non smise mai di dedicarsi alla vita da pirata.

La discussione continua nel gruppo privato!
Seguici anche su Google News!
  • Storie di Donne