Il femminicidio mancato di Flora Tristán che visse molti secoli in 40 anni

Ricordata per il suo impegno politico e sociale, musa del femminismo ottocentesco, Flora Tristán fu quasi uccisa dal marito, che non accettava il suo spirito indipendente.

Si sentiva un’intoccabile, Flora Tristán, un’impura, come nel sistema sociale induista. Nella sua autobiografia Le peregrinazioni di una paria, edito per i tipi di Ibis e pubblicato originariamente nel 1838, raccontò come un matrimonio sciagurato, seguito da una separazione dolorosa e dalle persecuzioni del marito, la spinsero a fuggire da tutto ciò che amava di più, alla ricerca della libertà e dell’autodeterminazione.

Ho compreso, durante questi sei anni di isolamento, tutto ciò che è condannata a subire la donna separata dal marito in mezzo a una società che, per la più assurda delle contraddizioni, ha conservato vecchi pregiudizi nei confronti delle donne poste in questa posizione, dopo aver abolito il divorzio e reso quasi impossibile la separazione legale. […] Eccezion fatta per un piccolo numero di amici, nessuno le crede per quel che dice, e, esclusa da tutto per cattiveria, non è più, in questa società che si vanta della sua civiltà, che un’infelice Paria a cui si pensa di fare un favore non insultandola.

Le peregrinazioni di una paria

Le peregrinazioni di una paria

Lo straordinario racconto di una donna contro: alla ricerca della sua indipendenza, un'utopia per una donna dell'Ottocento e perdipiù "prodotto" del post-colonialismo, Flora Tristán partì dalla Francia per andare a rivendicare il patrimonio del padre in Perù.
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L’incredibile vita di Flora Tristán

Nel saggio Flora Tristan : de la révolte à l’apostolat du Tour de France, scritto da Lucette Czyba e contenuto nel volume La femme au XIXe siècle, si racconta di come una donna partita dalla povertà assoluta sia riuscita a diventare quasi una figura messianica. La sua situazione di figlia illegittima, moglie e madre infelice contribuì a renderla una delle anticipatrici del movimento femminista, oltre che pioniera del socialismo operaio.

Nata il 7 aprile del 1803 a Parigi, Flore Célestine Thérèse Henriette de Moscoso era figlia dell’aristocratico peruviano Mariano de Tristán y Moscoso e della francese Anne-Pierre Laisnay, emigrata in Spagna durante la rivoluzione francese. Suo padre morì prematuramente nel 1807, dopo il trasferimento della famiglia nella capitale francese e appena prima di poter regolarizzare civilmente il matrimonio, celebrato solo con rito religioso.

Fu così che la sontuosa casa di famiglia venne sequestrata dallo stato, mettendo sulla strada la giovane madre con la sua bambina e un neonato di poche settimane. Le gravi difficoltà finanziarie della madre di Flora Tristán la spinsero a organizzare un matrimonio di convenienza tra la figlia diciassettenne e un modesto incisore, André Chazal.

Mia madre aveva poche risorse per vivere e crescere noi, mio ​​fratello minore e io; si è ritirata in campagna, dove ho vissuto fino all’età di quindici anni. Essendo mio fratello morto, siamo tornati a Parigi, dove mia madre mi ha costretto a sposare un uomo che non potevo né amare né stimare. A questa unione devo tutti i miei mali…

L’uomo si dimostrò subito geloso e molto violento: per la giovane, l’unica evasione dalla vita domestica era la lettura di Rousseau, Lamartine e soprattutto di Madame de Staël. Vittima di continue violenze e umiliazioni, Flora Tristán cercò più volte una via di fuga dalla sua prigione, ma il divorzio era stato abrogato con la Restaurazione. Alla fine, incinta dell’ultimo dei suoi tre figli, nel 1828 se ne andò di casa, portando con sé minacce e aggressioni continue, che la spinsero persino a vivere sotto svariati pseudonimi.

Separandomi da mio marito, avevo rinunciato al suo nome e preso quello di mio padre. Accolta bene ovunque come vedova o come giovane donna, venivo sempre respinta quando la verità veniva alla luce. Giovane, carina e con un’ombra di indipendenza: queste erano ragioni sufficienti per avvelenare le parole ed escludermi da una società che geme sotto il peso dei ferri che si è forgiata e non perdona nessuno dei suoi membri che cerca di liberarsene.

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Il viaggio

Finalmente libera, ma con l’incubo dell’ex marito sempre presente, Flora Tristán affidò i figli alla madre e provò a recuperare il tempo perso, viaggiando per l’Europa, studiando e scrivendo. Quando la sua famiglia materna si schierò dalla parte dell’ex marito, lasciò la figlia Aline alle cure di un istituto religioso e nel 1833 partì per il Perù con la speranza di essere riconosciuta dalla sua famiglia paterna e ottenere l’eredità che le avrebbe permesso di vivere in modo indipendente.

Questa società plasmata sul dolore, dove l’amore è uno strumento di tortura, non mi attirava; i suoi piaceri non mi davano illusioni, vedevo il suo vuoto e la felicità che era stata sacrificata; la mia esistenza era andata in frantumi e tutto quello che volevo era una vita tranquilla.

Tornò un anno dopo con una misera rendita strappata ai Tristán y Moscoso ma con maggiore consapevolezza personale, che le permise di scrivere le sue peregrinazioni. In esso raccontò la situazione socio-politica del Perù, piagata dall’ingerenza della Chiesa cattolica e dalla schiavitù. Il suo libro ottenne un discreto successo: non fu però accolto con gioia dai parenti del padre, che le tagliarono prontamente i fondi. Troppo tardi, perché ormai lei poteva vivere di scrittura e dimenticarsi delle preoccupazioni finanziarie.

Tornata in Francia, partecipò attivamente a circoli letterari e socialisti parigini, spendendosi soprattutto per le donne che come lei stavano cercando una strada. Non aveva fatto i conti con il marito, che ancora non si era rassegnato: dopo aver rapito ripetutamente la figlia Aline e tentato invano di ottenere l’affidamento del figlio Ernest, finì in prigione perché accusato di incesto dalla moglie. Rovinato e rimasto senza lavoro, André Chazal giurò vendetta.

Uscito dal carcere, il 10 settembre 1838 la pedinò e le sparò per strada con una pistola; Flora Tristán dovette convivere fino alla fine dei suoi giorni con un proiettile nel petto. Durante il processo, in cui l’avvocato della difesa Jules Favre tentò di dipingere la donna come una poco di buono, Chazal fu condannato a vent’anni di lavori forzati, commutati poi in carcere. Flora potè finalmente dedicarsi al suo impegno per i lavoratori, scaturito dopo lunghi periodi trascorsi in Inghilterra per osservare gli effetti della rivoluzione industriale.

Figura di spicco nelle lotte della classe operaia e per la condizione delle donne in tutto il mondo, sebbene spesso lasciata in disparte dai colleghi uomini, cominciò ad autopubblicare i suoi scritti e a proporli su abbonamento. Nel 1843 decise infine di organizzare un Tour de France per incontrare i lavoratori di tutti i territori francesi, ma non fece in tempo a terminarlo: il 14 novembre 1844 morì a soli 41 anni di febbre tifoide, conseguenza del tentato omicidio di cui era stata vittima. Oggi il suo nome continua a vivere in un centro antiviolenza a lei dedicato, il Centre Flora Tristan di Châtillon, che offre supporto e accoglie le donne vittime di violenze in famiglia.

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