Il thinsplaining delegittima la lotta alla grassofobia e non fa bene a nessuno

Il thinsplaining è un atteggiamento tipico di una certa cultura grassofobica, tuttora vigente, che minimizza e delegittima una condizione estetica e fisica non considerata normale dagli standard fissati e promossi dalla società.

In una società come quella attuale, ancora basata sul concetto di demonizzazione del grasso e che vede la magrezza come uno status quo da raggiungere ed esibire, non deve stupire che si verifichino situazioni di discriminazione ed esclusione a svantaggio delle persone e delle categorie che non rispondono agli standard estetici promossi dalla cultura vigente.

È proprio sulla base di questa premessa che nasce il fenomeno del thinsplaining, una realtà che si fonda erroneamente sul concetto che esistano due categorie estetiche contrapposte di giusto e sbagliato e che ha portato nel tempo alla convinzione che tutto ciò che non corrisponde alla prima debba essere corretto, rivisto, cancellato e modificato, in nome dell’adesione alle norme.

Ma ecco spiegato nel dettaglio in cosa consiste questo fenomeno, quali sono gli esempi più comuni e quali gli strumenti che abbiamo a disposizione per arginarlo.

Cosa significa thinsplaining?

Con il termine thinsplaining si allude a un certo atteggiamento tipico delle persone cosiddette magre o normopeso con il quale si pretendono di spiegare alle persone in sovrappeso problemi e condizioni che li riguardano in prima persona. Risulta molto simile al mansplaining, il classico atteggiamento paternalistico che si verifica quando un uomo spiega a una donna qualcosa di ovvio, o di cui lei è esperta, con il tono di chi si rivolge a una persona poco acuta e non in grado di comprendere.

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Il thinsplaining, scendendo più nello specifico, comprende un’infinità di dinamiche e situazioni differenti ma accomunate dallo stesso concetto di partenza: può verificarsi ad esempio quando una persona magra “spiega” ad una persona grassa quanto sia facile perdere peso, oppure ancora, quando una persona magra dice ad una grassa che alcune esperienze non sono realmente avvenute nella modalità in cui vengono da questa interpretate, pretendendo di darne una lettura differente alla diretta interessata, sminuendone la gravità.

Infine, il thinsplaning può anche assumere la seguente forma: una persona magra che racconta gli aspetti negativi dell’essere magri con lo scopo di attirare attenzione su di sé e suscitare empatia, per il “problema” di sentirsi eccessivamente normale a causa della conformità agli standard di bellezza promossi dalla società.

Esempi di thinsplaining

Dopo aver visto il significato e le sue declinazioni principali, ecco alcuni esempi comuni di thinsplaining.

  • Un esempio di thinsplaining è quando una persona, generalmente magra, dice alle persone grasse che perdere peso è prima di tutto una questione di volontà.
  • È, ad esempio, quando una persona magra dice che per perdere peso, basta smettere di bere bevande zuccherate e cibi spazzatura o iniziare a fare esercizio fisico.
  • Si verifica anche, come detto in precedenza, quando una persona magra cerca di giustificare le accuse fatte da qualcuno a una persona grassa, eliminando l’aspetto offensivo di scherno, giudizio o critica percepito invece dal diretto interessato.
  • È, ancora, il giustificare o comprendere l’atteggiamento di certi medici che tendono ad imputare alla questione del sovrappeso l’origine di problemi di salute di varia natura, pur senza evidenze cliniche.
  • È una persona magra che dice a persone in sovrappeso di non essere mai presa sul serio per via del suo aspetto fisico o di non riuscire a trovare vestiti della propria taglia.
  • Oppure, ancora, rientra nel thinsplaining il pronunciare frasi come “potrei mangiare per due giorni interi e non prendere un chilo. Potessi avere io il problema di dover dimagrire”.

La fat activist e scrittrice Ali Thompson chiarisce bene come il fenomeno del thinsplaining viene letto e vissuto dalle persone grasse che lo subiscono, con particolare riferimento alla tendenza comune a molte donne magre di lamentarsi della loro condizione:

Se sei una persona molto magra che è stata accusata di essere anoressica o a cui è stato detto di “mangiare un panino”, mi dispiace che ti sia successo. Non è giusto che la gente commenti il tuo corpo. Ma, a parte il fatto che ti sei sentita ferita (che è una cosa reale e non lo nego), quali sono state le ripercussioni negative sulla tua vita? Ha fatto pensare alla gente che tu sia una persona bugiarda? Ha fatto sì che venissi pagata di meno sul lavoro o che avessi difficoltà a trovarlo del tutto? Ha reso meno probabile che una giuria ti creda? Ti ha reso impossibile ricevere cure mediche? Mi dispiace che qualcuno sia stato cattivo con te, davvero. Non è accettabile. Ma non è nemmeno lontanamente paragonabile alla condizione vissuta dalle persone grasse. Ecco il punto. Se sei magra, non hai le mie stesse esperienze di vita. Non hai il diritto di interpretare la mia vita con i tuoi standard, minimizzando le esperienze di discriminazioni che ho vissuto e che vivo ogni giorno.

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Thinsplaining, fat-shaming e grassofobia

Sulla base di quanto detto fino ad ora, possiamo sostenere che il thinsplaining in qualche modo provoca una delegittimazione del fat shaming, riconosciuto nell’atteggiamento offensivo e discriminatorio di cui sono vittime le persone grasse.

Sminuendo le situazioni di pressione o critica sociale a cui sono sottoposte le persone grasse, giustificandole o addirittura negandole, il thinsplaining contribuisce a depotenziare e togliere importanza e significato al fat-shaming, ridicolizzando anche i movimenti di fat acceptance, nati con lo scopo di promuovere un’accettazione delle fisicità non considerate normali dai classici standard promossi dalla società. Ma il punto è che il thinsplaining dimentica un concetto fondamentale, ossia che la società, anche in maniera implicita, si fonda sul thin priviledge, o privilegio della magrezza.

Quella in cui viviamo è una società a misura di magri, che veicola messaggi che inducono a raggiungere uno status quo che fa della magrezza un valore da sfoggiare e un mezzo per affermare la propria identità, anche e soprattutto dal punto di vista sociale. Ci viene chiesto di continuo di essere magri, di corrispondere a certi standard, che sono considerati la norma, per questo, risulta evidente a tutti che essere grassi non sia concesso nei fatti.

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In quest’ottica, nella posizione di magri, ci si sente autorizzati a dare consigli, per usare un eufemismo, alle persone grasse. La stessa diet culture, del resto, spinge in questa direzione: mangiare per non ingrassare, vivere per esibire un fisico snello, colpevolizzarsi e colpevolizzare laddove si mangi più del dovuto o qualcosa di più calorico.

Una società fondata sul thin priviledge non può che portare alla nascita della grassofobia, o fat shaming, ossia quell’atteggiamento di disprezzo e avversione nei confronti delle persone grasse che determina non solo non accettazione, ma anche esclusione sociale, e al conseguente fenomeno del thinsplaining, entrambi legittimati dal bisogno di seguire e assecondare quello che ci dicono gli stimoli esterni e tentare di cambiare ciò che ad essi non si uniforma.

A consolidare questa concezione, sempre più radicata, anche se non in maniera del tutto esplicita, ha contribuito anche la cultura medica. Da sempre viene perpetuata la convinzione che il grasso porti a problemi di salute. Questa dinamica ha indotto la società in generale a guardare le persone grasse con pregiudizio e sospetto, come se la loro condizione fosse più vicina a una scelta, un vizio, una forma di pigrizia.

A questo proposito, è bene chiarire subito una aspetto: i movimenti di fat acceptance non sostengono che non vi sia una correlazione tra peso e salute, ma mettono in evidenza quanto queste affermazioni siano grossolane e poco fondate e contribuiscano a semplificare eccessivamente il discorso, con il rischio di trascurare altre cause di carattere medico.

Come sostengono i vari membri dei movimenti di fat acceptance, essere classificati come obesi procura un trattamento o una diagnosi diversa in molti casi rispetto a quella che verrebbe riservata a persone normopeso. Cosa che tra l’altro, prevede anche un pericoloso effetto collaterale: la tendenza, cioè, a considerare sane le persone dall’aspetto magro con il rischio di sottovalutare situazioni che richiederebbero invece indagini più dettagliate.

Come superare il thinsplaining?

Perché questo possa avvenire è necessario promuovere a più livelli una cultura inclusiva e consapevole che veicoli messaggi differenti da quelli che abbiamo ascoltato per troppo tempo e che hanno portato a situazioni di discriminazioni e disuguaglianze. È infatti fondamentale iniziare a smettere di identificare l’essere il grasso con la volontà, la trascuratezza, la pigrizia, e ridurlo a una semplice scelta personale che può essere corretta.

In questo senso i movimenti di fat acceptance e l’attivismo di figure e personalità celebri, promosso attraverso quel potentissimo mezzo che al giorno d’oggi sono i social, risultano centrali per sensibilizzare l’opinione pubblica su tematiche da sempre ignorate e diffondere in maniera capillare un nuovo modo di concepire la realtà e i suoi linguaggi, che vada nell’ottica dell’empatia, dell’uguaglianza, della comprensione e dell’inclusione.

E però essenziale che anche i media, le istituzioni e la stessa cultura medica e accademica rivedano alcuni degli approcci da sempre proposti come dottrine incontrovertibili, accogliendo le nuove istanze che la più recente cultura di stampo progressista ha sottoposto alla loro attenzione.

Articolo originale pubblicato il 10 Dicembre 2020

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