'Siamo in università, non in un bagno!': come Emmy Noether divenne un genio - Roba da Donne

"Siamo in università, non in un bagno!": come Emmy Noether divenne un genio

La storia della grande matematica tedesca, considerata la madre della moderna algebra astratta: cambiò per sempre il volto della scienza

Emmy Noether non era semplicemente intelligente. Per dirla con le parole di Albert Einstein, era un genio. Non sorprende che nel 1935 sia stato proprio lui a ricordarla pubblicamente sul New York Times, dopo la sua prematura scomparsa.

Nei giorni scorsi un eminente matematico, la professoressa Emmy Noether, che in precedenza ha lavorato nell’Università di Goettingen e negli ultimi due anni ha fatto parte del Bryn Mawr College, è morta a cinquantatré anni. Secondo il giudizio dei più competenti matematici contemporanei, Fräulein Noether è stata il genio creativo matematico più importante da quando le donne hanno avuto accesso all’istruzione superiore.

Di origine ebraica come Einstein, due anni prima Emmy Noether era riuscita a scappare dalla Germania per evitare la persecuzione nazista e per continuare a portare avanti il suo lavoro. Fu fermata poco più che cinquantenne da una banale infezione, in seguito all’asportazione di una cisti alle ovaie, ma il suo contributo alla matematica l’aveva già consegnata alla storia.

Come ricorda un articolo dello IAS, il celebre centro di ricerca scientifica di Princeton, Amalie Emmy Noether nacque nel 1882 a Erlangen, in Germania, da una famiglia benestante bavarese di origine ebraica. Fin da piccola manifestò l’intenzione di seguire i passi del padre, già noto matematico, e diventare indipendente.

E ci riuscì: nel 1907 fu la seconda donna a ottenere un dottorato in matematica nel suo paese, ma il mondo in cui stava per entrare non sembrava ancora pronto ad accettarla pienamente. Dopo aver insegnato per diversi anni senza essere pagata, nel 1915 fu finalmente invitata a far parte della prestigiosa facoltà di matematica di Goettingen, a quel tempo la migliore al mondo.

Racconta il Corriere che era servito l’intervento del collega David Hilbert per farle avere l’agognata abilitazione all’insegnamento. Di fronte al rifiuto di accettare una donna da parte del corpo accademico interamente al maschile, lui aveva sbottato lasciandosi sfuggire la frase “Ma santo cielo, siamo in università, non in un bagno pubblico”.

Diventata professore aggregato nel 1922, Emmy Noether iniziò a ricevere un esiguo stipendio solo un anno dopo, nonostante il suo nome circolasse già da tempo in tutto il mondo per via dei suoi studi sperimentali sull’algebra. Risale infatti proprio a quegli anni, intensi e difficili per la sua carriera, il suo studio più conosciuto.

Lavorando a teorie parallele a quelle della relatività di Einstein, arrivò alla formulazione di quello che oggi è conosciuto come Teorema di Noether. I suoi studi provarono infatti che c’era una relazione tra le simmetrie nella fisica e le leggi di conservazione.

Mentre la sua fama cresceva, la situazione tedesca precipitava. Nel 1932 fu denunciata come “ebrea marxista” da un vicino e costretta a lasciare la casa e il suo posto all’università. Insieme a molti altri colleghi, aiutati da un comitato di aiuto già presente a New York, Emmy Noether decise di lasciare la Germania e accettare un ruolo al Bryn Mawr College, in Pennsylvania, dove visse per il resto della sua vita.

Così come aveva fatto fino a quel momento, dedicò tutta se stessa alla ricerca e all’insegnamento della matematica. Viveva in un piccolo appartamento, dove non mancava però di invitare gli studenti per offrire loro un tè e un pudding.

Gioiosa e affettuosa, non si sposò mai, restando non solo una scienziata di altissimo livello, ma anche la professoressa chioccia attorno a cui si radunavano i cosiddetti Noether Boys per chiedere consigli e per lasciarsi incantare dalla sua mente.

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Articolo originale pubblicato il 19 Marzo 2020

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