Corsetto: storia di un accessorio pericoloso - Roba da Donne

Corsetto: storia di un oggetto da cui, forse, ci siamo liberate

Quando leggiamo gli effetti che il corsetto aveva sul corpo delle donne nelle epoche passate, ci vengono i brividi. Fortunatamente questo oggetto non è più utilizzato come un tempo, ma siamo sicure di essercene liberate del tutto?

Uno strumento di bellezza o di tortura? Il corsetto è stato utilizzato per diversi secoli come accessorio volto a risaltare le forme delle donne, dando al loro corpo la forma considerata migliore e desiderata dagli uomini. Oggi quel tipo di bustino non esiste più, ma il capo (e soprattutto il “bisogno indotto” di modificare le forme del corpo) non è stato del tutto debellato. Ripercorriamo insieme la storia del corsetto e il suo utilizzo fino ad oggi.

Storia del corsetto

Il corsetto pare avere origine già nell’antica Grecia: la prima immagine risale al 2000 a.C nelle rappresentazioni cretesi, tanto che nella statua a lei dedicata la dea dei Serpenti sembra indossarne uno. Nonostante derivi da un’epoca antica, la sua diffusione si fa partire con l’inizio del XV secolo, quando veniva usato non solo dalle donne ma anche dagli uomini, in una versione meno stretta per permettere di lavorare e muoversi liberamente.

Il termine “corsetto” nasce nel 1300 dal francese antico, e ha la stessa radice di “corpo”, inteso quindi come qualcosa che sta a contatto con il corpo. Fin da questo periodo i bustini erano usati come biancheria intima, ma anche a scopi medici per problemi legati alla schiena e alla postura.

XVI e XVII secolo

Fu proprio all’inizio del XVI secolo che Caterina De’ Medici introdusse il bustino nella corte francese dove si diffuse ampiamente. Si portava sotto gli abiti, era di forma allungata e stretta, con ampie spalline, e arrivava fino alla vita. Il suo scopo fu fin da subito quello di appiattire il ventre e risaltare il seno e la vita, modificando il corpo delle donne in base al desiderio maschile.

Nello stesso secolo la moda spagnola aveva ideato il corsetto con fili di metallo cuciti al suo interno. Mentre in Francia e successivamente nel resto dell’Europa si diffuse l’utilizzo dei “busk“, ossia le stecche di balena, fatte di ossa di balene o stecche di legno per mantenere la rigidità e la forma dei bustini. Nel giro di metà secolo questo accessorio era diventato indispensabile per la bellezza femminile, anche se rappresentava un vero e proprio strumento di tortura per la sua conformazione.

A cavallo tra il XVI e il XVII secolo prese il sopravvento il corsetto elisabettiano, nel quale le stecche di balena erano diventate un simbolo dello status sociale, utilizzate soprattutto in occasioni speciali. Con il tempo le stecche furono applicate anche ai lati e infine davanti, così che l’allacciatura passò dietro.

XVIII secolo

Nel corso del ‘700 il corsetto perse l’importanza e la diffusione che aveva avuto nei secoli precedenti. Durante il regno di Luigi XV e della Rivoluzione Francese ad esempio, in Francia il bustino lasciò spazio a indumenti più pratici e comodi. In questo secolo il corsetto non sparì del tutto, ma era meno rigido, di forma conica rovesciata. Modellava e sollevava il seno, stringeva il diaframma, ma lasciava la vita non troppo stretta. Il suo scopo era mantenere la schiena e la postura della donna dritta.

I bustini in materiali rigidi furono sostituiti dai cosiddetti “jump in lino trapuntato, privi completamente o quasi di stecche rinforzanti, sicuramente più morbidi e confortevoli. Le donne riuscivano a respirare all’interno di questi corsetti, sempre intesi come biancheria intima, e a lavorare, anche se impedivano comunque certi movimenti.

Il corsetto vittoriano

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Fonte: Web

Nell’epoca vittoriana il busto tornò ad essere un accessorio molto diffuso e utilizzato, e ancora più costrittivo di prima. Era costituito da due parti con stecche anche in acciaio. Oltre al legamento posteriore, erano applicati dei bottoni anteriormente per poter chiudere il corsetto davanti. Inizialmente il bustino stringeva molto in vita, ma grazie alle spalle e gonne larghissima di moda in quel periodo, il vitino era in questo modo già valorizzato.

Il corsetto vittoriano entrò in gioco quando scomparirono le maniche a sbuffo. Si diffuse ancora di più la moda del vitino da vespa, tanto che nel decennio tra il 1840 e il 1850 si sviluppò il tightlacing, ossia l’allacciatura ultra stretta. A differenza dei secoli precedenti, il corsetto vittoriano arrivava fino ai fianchi e iniziarono a svilupparsi i primi prodotti industriali. Continuò a essere un indumento importante anche nel corso del ‘900 quando però iniziarono a manifestarsi le prime preoccupazioni sui problemi di salute relativi.

Gli articoli prodotti successivamente erano più pratici, pensati anche per la vita all’aria aperta. Con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale i governi chiesero di smettere di fabbricare bustini per usare il metallo nella costruzione di navi e armi. Dopo la Grande Guerra, sicuramente il suo utilizzo diminuì in favore di reggiseni in cotone e tessuti elastici, più comodi e morbidi.

Le conseguenze dell’uso del corsetto

Come abbiamo detto, nello scorso secolo la pratica di stringere sempre di più la vita è stato fonte di dubbio per la salute delle donne. Già dalle origini questo accessorio portava a problemi respiratori, svenimenti, problemi digestivi e altro. Ma dal momento che le donne che non dovevano fare altro che presenziare alle grandi occasioni, non si prestava attenzione alle conseguenze.

Ma gli effetti dell’uso prolungato del bustino sono diversi e dannosi. Innanzitutto comprime gli organi, specialmente quelli ipocondriaci, che subiscono anche uno spostamento, come nel caso della milza e del fegato. Inoltre, la costrizione delle costole può ridurre l’espansione polmonare e di conseguenza la capacità respiratoria, e influenzare il diaframma.

Può accadere poi, per le persone meno magre o sovrappeso, che il grasso schiacciato sia spinto e compresso internamente, costringendo ancora di più gli organi interni. Insomma, una serie di problemi legati alla costrizione innaturale di una parte del corpo vitale, e per nessuna ragione – se non puramente estetica.

Il corsetto oggi

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Fonte: Web

Il bustino ha rappresentato per molti anni un simbolo di femminilità e sensualità. Oggi ci siamo finalmente liberate da questo accessorio di tortura usato un tempo. Il busto costringeva le vite delle donne fino addirittura a far spostare la posizione degli organi interni e a togliere il respiro, letteralmente. Tuttavia, a partire dalla metà del ‘900 diversi importanti stilisti hanno cercato di far tornare il corsetto di moda. Ovviamente senza le caratteristiche di una volta, ma comunque imponendo una certa costrizione implicita.

Sembra infatti che la moda non riesca a fare a meno del bustino, tanto che solo qualche anno fa il nuovo corsetto era l’articolo più venduti su Asos. Nulla di male, finché si usa come biancheria intima sensuale, o come capo che risulta ancora molto femminile, oltre che particolarmente elegante se indossato ad esempio sotto una giacca. Il problema è quando il bustino torna ad essere usato come forma di costrizione per restringere il punto vita.

Negli ultimi anni si è diffusa una pratica che ricorda fin troppo bene l’uso che il corsetto aveva in epoca vittoriana. Il corseting o tightlacing è l’insano trend per ridurre il punto vita adottato prima dalle star del web, fra tutte Kim Kardashian e poi anche dai followers. Si chiama anche Waist Training, e si tratta di indossare un bustino durante l’esercizio fisico, specialmente quello rivolto a ventre e addome. Questa pratica però non solo richiede molte ore di costrizione per funzionare, ma non garantisce nemmeno il risultato, e anzi produce effetti dannosi al corpo e alla salute.

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Articolo originale pubblicato il 11 Gennaio 2020

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