Quei bravi ragazzi italiani che pagano per far sesso con le bambine | Roba da Donne

Italiani brava gente.

Sembrerebbe proprio di no, almeno da quanto emerge da uno studio Ecpat (acronimo di End Child Prostitution in Asian Tourism, associazione che in oltre 90 paesi lotta contro lo sfruttamento sessuale e commerciale dei minori), che indica proprio i nostri connazionali come maggiori clienti del mercato del turismo sessuale, il quale, come è noto, coinvolge spesso e volentieri ragazze appena adolescenti, se non addirittura bambine.

Dunque gli scempi compiuti – da italiani e non – ai danni di ragazze minorenni all’estero non sono un retaggio dell’epoca colonialista, una deprecabile “usanza” di ottant’anni fa, barbara, condannabile, ma ormai, per fortuna, superata. La verità è che il problema non ha mai smesso di esistere, benché, è naturale, per alcuni sia molto più facile ficcare la testa sotto la sabbia, ignorarlo e persino risentirsi se vengono messi in discussione il senso dell’onore e la serietà dei nostri compatrioti in vacanza.

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Eppure, i dati parlano chiaro, e con quelli alla mano la constatazione è che circa 80 mila italiani, oggi, comprendono nel proprio “pacchetto vacanze” anche un rapporto sessuale con un minore.

Dando per scontato che il “desiderio di trasgressione” non sia motivo plausibile per giustificare tale comportamento, resta da chiedersi perché i turisti ritengano di poter avvicinarsi sessualmente a bambine e adolescenti, una volta approdati in terra straniera: i dati Ecpat spiegano che gli abituali sono il 35% mentre gli occasionali rappresentano il 65%; inoltre solo il 5% di loro riconosce ed è consapevole di essere un pedofilo, perché chi commette questo reato, nella maggior parte dei casi, essendo all’estero non lo considera tale. Ma la legge non dovrebbe non ammettere l’ignoranza?

Il turismo sessuale, le mete e gli italiani

Fonte: web

In tutto il mondo circa tre milioni di persone ogni anno si mettono in viaggio per fare sesso con un minore, come evidenziato dai dati dell’Organizzazione mondiale del turismo (Omt).

Le mete più gettonate, naturalmente, sono rappresentate dai paesi del terzo mondo, dove lo sfruttamento della prostituzione, per ragioni di indigenza ed estrema povertà, è all’ordine del giorno.

Degli 80 mila turisti sessuali che partono dal nostro Paese, il 90% sono uomini, con un’età che, negli ultimi anni, si è abbassata, oscillando tra i 20 e i 40 anni. L’Italia si piazza tra i primi sei Paesi da cui partono i potenziali clienti dei minori costretti a prostituirsi. Con noi ci sono Francia, Germania, Regno Unito, Cina e Giappone.

Nello studio di Ecpat Italia, contenuto nel Global Study di Ecpat Iternational (End Child Prostitution in Asian Tourism), che ha fornito questi dati dopo un lavoro di ricerca durato due anni, nel corso del 2015 e 2016, è emerso che i principali paesi di destinazione, contrariamente a quanti erano pronti a puntare sull’Asia, sono invece il Brasile, la Repubblica Dominicana, la Colombia, a cui recentemente si sono aggiunti alcuni paesi dell’Africa e dell’Est Europa. Thailandia e Cambogia, invece, restano le mete preferite per chi cerca turismo sessuale in Asia.

Per dare un quadro immediatamente realistico della situazione, citiamo le parole della presidente di Mete Onlus, Giorgia Butera, riportate da Il Fatto Quotidiano:

In alcune strade dell’Africa non è difficile trovare sulla strada cartelli che intimano di non toccare i bambini, scritti in italiano.

Come detto, il turismo sessuale trova ragione di esistere soprattutto nella convinzione, da parte delle persone che commettono questo reato, di non violare la legge, come ribadisce anche Yasmin Abo Loha, segretario generale di Ecpat Italia. Il problema è poi che, oltre ai dati resi disponibili da vari studi condotti in sinergia tra più ONG e paesi, resta il dubbio che molti casi potrebbero però rimanere sommersi, dato che le mete preferite dai predatori sessuali sono anche quelle in cui, per evitare scandali, corruzioni e tangenti alle forze di polizia sono la normalità.

Le ragioni di un fenomeno così diffuso

Fonte. web

Come accennato, naturalmente i motivi per cui tanti minori finiscano sulle strade, costretti a prostituirsi, risiede principalmente nelle gravi condizioni economiche in cui versa la maggior parte della popolazione in questi paesi, che diventano luoghi, per i turisti, in cui violare la legge.

Se alla base c’è dunque la povertà, sia economica che culturale, non va però dimenticato che a orchestrare il tutto c’è, chiaramente, la criminalità organizzata, la stessa che è responsabile del trafficking e dello smercio di immagini pedopornogafiche.

Una piccola fetta di minori costretti a prostituirsi, però, soprattutto negli ultimi anni, in concomitanza con l’acuirsi della crisi economica, lo fa spontaneamente, o al massimo spinto dalla famiglia, come ultima spiaggia per risollevare le finanze domestiche. È terribile solo da pensare.

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Il giro d’affari dietro la prostituzione minorile è secondo solo a quelli di armi e droga, ma, come abbiamo detto, secondo Ecpat,i pedofili, ovvero coloro che si riconoscono tali, e hanno un target che interessa gli under 12, spesso addirittura gli under 9, rappresentano un’esigua minoranza: appena il 5%. Per gli altri si tratterebbe di prostituzione “normale”.

Per questo, Ecpat Italia si sta impegnando moltissimo a ribadire l’importanza della segnalazione e della denuncia, ma soprattutto dell’informazione e della diffusione di consapevolezza.

Cosa dice la legge italiana sul reato di turismo sessuale

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È importante ribadire che il turismo sessuale con minori, dovunque venga praticato, in Italia è considerato reato. Anche se in alcuni paesi l’età del consenso è di 16 o 17 anni, laddove c’è dello scambio di denaro in cambio di una prestazione sessuale, quella è prostituzione minorile a tutti gli effetti ed è reato.

Ribadisce Yasmin Abo Loha. E, in effetti, nel nostro paese la legge parla chiaro: la numero 269/1998, “Norme contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia, del turismo sessuale in danno di minori, quali nuove forme di riduzione in schiavitù, aggiornata dalla 38/2006, “Disposizioni in materia di lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pedopornografia anche a mezzo Internet”.

La normativa italiana è stata tradotta in diverse lingue poiché considerata pioneristica, dato che è una delle prime a prevedere il principio di extraterritorialità: ciò significa che gli italiani rei di turismo sessuale possono essere inquisiti anche nello stato estero, dietro denuncia delle vittime, e poi in Italia, d’ufficio.

A livello internazionale, invece, il turismo sessuale minorile, sorprendentemente, non rientra ancora nei crimini contro l’umanità.

Nella Dichiarazione e Agenda per l’Azione ci si limita infatti a parlare di “violazione fondamentale dei diritti dei bambini che comprende l’abuso sessuale da parte dell’adulto e una retribuzione, in beni o in denaro, del minore e/o di terzi. Il bambino viene trattato sia come oggetto sessuale sia come oggetto commerciale. Lo sfruttamento sessuale dei minori a fini commerciali rappresenta una forma di coercizione e violenza esercitate nei confronti dei bambini ed equivale ai lavori forzati e a una forma di schiavitù contemporanea“.

Il turismo sessuale femminile

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Ogni anno, si legge su Il Fatto Quotidiano, sono circa 8mila le donne italiane che si muovono alla ricerca di sesso a pagamento con minori. I preferiti sono gli adolescenti caraibici o del Kenya.
Dunque, per quanto in percentuale inferiore – rappresentano il 10% dei turisti sessuali – anche le donne rientrano nella sfera dei turisti sessuali. Ne avevamo parlato anche in questo articolo.

Quando a fare turismo sessuale sono le donne in cerca di prostituti
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