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4 cose da non dire mai a una donna che sta invecchiando

Invecchiare è una naturale conseguenza dell’essere vivi ma per alcuni la cosa non è di alcun conforto. Ecco quindi un elenco ragionato ma non esaustivo di cose da non dire loro.
Questo contenuto fa parte della rubrica “Prendiamoci una (meno)pausa”

Che invecchiare fosse una cosa sconveniente lo avevamo capito già da bambine, quando vedevamo le signore âgées glissare sull’età come se fosse un segreto da rivelare a pochi intimi e i giornali scandalistici divertirsi a svelare quella di attrici con l’abitudine di nascondere la propria (e, nel caso dovesse sembrarvi un vezzo d’altri tempi, sappiate che la cantante Anastasia si è dichiarata ventiseienne quando era già ben oltre i quaranta mentre Monica Bellucci ha compiuto ventinove anni per almeno cinque volte.)

Invecchiare è una naturale conseguenza dell’essere vivi ma per alcuni la cosa non è di alcun conforto. Per rassicurare queste persone non basta rispondere con un “No!” ben assestato alla domanda “mi trovi invecchiato/a”: bisogna anche compiere complicate evoluzioni linguistiche per evitare di gettarle nello sconforto.

Siccome, a quanto pare, sono le donne a essere più sensibile a questo genere di paturnia, ecco un elenco ragionato ma non esaustivo di cose da non dire loro.

1. Sei giovanile

Mai, mai -mai! – confessare a una donna di trovarla giovanile. Giovanile è un “giovane” che non ce l’ha fatta, è l’aggettivo della mediocrità esattamente come “solare”, “portabile”, “sfizioso”. Quando non si è più giovani, diventare giovanili è il peggio che possa capitare.

Nel giovanile c’è l’essenza del vorrei-ma-non-posso, la copia sbiadita di quello che siamo state, l’impasse storico nel quale ci fotografiamo fermando l’immagine di quando giovani lo eravamo per davvero. Lo sappiamo tutte, eppure fuggire al giovanilismo è difficile: qualcosa della nostra gioventù è rimasto intrappolato dentro noi, pronto a sfuggirci non appena abbassiamo la guardia; magari siamo attentissime alle tendenze di stagione, ma basta distrarsi un attimo ed ecco che chiediamo alla parrucchiera di cotonarci i capelli come Rachel di Friends.

Dunque, se possibile, evitiamo di usare questo aggettivo ché già l’età porta con sé menopausa e affanni: ci manca solo che si diventi anche giovanili.

2. Sei ancora piacente

Qui gli errori sono due: un avverbio che suggerisce incredulità e stupore e l’aggettivo un po’ démodé che allude a naftalina e vecchi merletti.

Essere considerate “piacenti” è persino peggio dell’essere giovanili, specialmente nell’accezione avversativa di “ancora piacente”. Che poi, cosa diavolo significa “ancora piacente”? C’è un limite anagrafico? E chi lo stabilisce? E ancora, piacente rispetto a quando? Perché conosco persone giovani, sì, ma spiacevolissime.

3. Non dimostri la tua età

Mai capito perché dovrebbe essere considerato un complimento. Affermare di non dimostrare la propria età significa riconoscere che sarebbe preferibile averne un’altra, magari con meno decimali. A nessuno verrebbe in mente di lusingare una ventenne dicendole che non dimostra gli anni che ha eppure brufoli, smagliature e cellulite sono difetti esattamente come le rughe (con la differenza che queste ultime, come ricorda Anna Magnani, ci vuole una vita a farsele venire)

4. Davvero sei su Instagram?

Chi si stupisce dell’entusiasmo delle persone mature per i social ignora che sono state loro a inventare il coding e a colonizzare la rete in un’epoca in cui i Millennials ancora sporcavano pannolini.

E a chi crede che siano lì solo per scambiarsi buongiornissimi è Valter Vannini, founder di CoderDojo Pesaro, a rispondere: “A me, ultracinquantenne, non passa per la testa di associare l’idiozia a una specifica età anagrafica. Forse la maturità insegna questo: finché credi che nel club dei fighi si entri per nascita, stai solo aspettando fuori.”

Sei ancora in tempo per cambiare vita/compagno/lavoro

Su questo punto non si può proprio obiettare nulla, perché è vero.

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