Cose di cui da giovani credevamo di poter fare a meno (e invece no)

Con il passare degli anni scopriamo che le cose che da giovani detestavamo adesso ci piacciono, ci divertono, ci diventano persino necessarie...

Come si cambia, per non morire. O anche: si nasce incendiari, si muore pompieri. Insomma, con il passare degli anni scopriamo che le cose che da giovani detestavamo adesso ci piacciono, ci divertono, ci diventano persino necessarie.

Abbiamo un alibi per questo: secondo la biologia ogni sette anni l’organismo rinnova completamente le sue cellule, mentre la psicologia individua cicli settennali di trasformazione dell’individuo. Allo scadere del settimo anno, quindi, sia a livello psichico che biologico siamo persone completamente diverse rispetto quelle che eravamo sette anni prima. Dev’essere per questo che, arrivate alla soglia dei cinquant’anni – sette volte sette! -, non ci riconosciamo quasi più nelle ragazze che siamo state, mentre capita con maggior frequenza che qualcuno ci chieda: davvero ti piace questa cosa? Ma non avevi sempre detto di detestarla?

La particolarità di questa evoluzione è che spesso porta a riconsiderare il passato e apprezzare tutto quello che in gioventù disprezzavamo. Quello che segue è un breve elenco di ripensamenti confessati da ex punk, paninare della prim’ora, sessantottine tardive e rappresentanti del nichilismo grunge. Tutta gente che in passato ha combattuto il sistema e che ora pensa che il sistema avesse ragione.

L’ipocrisia

Da giovani era l’ottavo peccato capitale. Essere ipocriti era persino peggio che essere bugiardi, ché il bugiardo si sgama in fretta mentre l’ipocrita si nasconde dentro una fitta nebbia di comportamenti e convizioni che non gli appartengono. Eppure dopo essere inciampati in dichiarazioni orrende fatte nel nome di una sincerità senza filtri, dopo aver incrociato personaggi in grado di brandire la sincerità come arma contundente per offendere e umiliare perché “sono fatti così”, quasi viene voglia di rimpiangere i tempi in cui si sapeva tacere per opportunismo o assestare un finto complimento al solo scopo di adulare. Insomma, “L’ipocrisia è un omaggio che il vizio rende alla virtù”: in assenza di gentilezza, anche questa va bene.

Il reggiseno

Le nostre mamme lo bruciavano in piazza, noi ce lo toglievamo appena tornate a casa assieme alle scarpe come gesto di ritrovata libertà. A una certa età, però, lo indossiamo anche a letto. Il perché è facile: con l’avanzare degli anni il seno si svuota, la pelle perde di elasticità, la forza di gravità fa il resto. Così, se abbiamo avuto la fortuna di avere un seno sodo, adesso sperimentiamo quella di avere un seno lungo (e magari diciamo al partner: “giocaci pure, ma non allontanarti troppo”).

Le buone maniere

In un tempo molto lontano c’era chi obbligava i bambini a mangiare con i libri sotto le ascelle perché mantenessero la postura eretta, chi sapeva ringraziare per un favore ricevuto attraverso il linguaggio dei fiori, chi riteneva il ritardo un torto inaccettabile. Tutte cose inutili e anacronistiche che ci mancano tantissimo.

Il Lei

Così borghese, così perbenista, l’uso del Lei è andato progressivamente scomparendo per la gioia di boomer convinti di essere giovani perché l’interlocutore dà loro del Tu. In realtà la scomparsa del Lei è strettamente legata al punto precedente: essendo un pronome di cortesia, al venir meno della cortesia è scomparso anche il Lei.

La grammatica

Dapprima erano i cellulari a chiedere di comprimere un testo dentro un numero limitato di caratteri, poi ci si è messo il T9. Risultato: abbiamo disimparato a scrivere. Complice la rilassatezza della conversazione da social, frotte di adulti scolarizzati separano dittonghi, mischiano apostrofi e accenti, usano tempi a sproposito confondendo la cronologia di un’azione. Così ci si ritrova a rimpiangere i tempi del maestro Manzi in tivù.

Il dress code

Nella serie The Crown Elisabetta perde il padre mentre si trova in vacanza, senza avere con sé l’abito nero. Si scopre così che il guardaroba da viaggio della famiglia reale prevede outfit per ogni evenienza, fosse anche la più funesta. Oggi smart working e quarantene ci hanno abituato a un abbigliamento comodo e rilassato, ma che nostalgia di una gonna stretta, di un paio di tacchi, di una nonna che ti vede addobbata da sciamannata e grida: “Dove vai così conciata!”

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La capacità di arrendersi all’età

La vecchiaia è un mondo a cui ci guardiamo bene di appartenere. Per evitarlo, alle prime avvisaglie ci si infila in un limbo fatto di guardaroba rubato alle figlie e work-out per mantenere il punto vita. Ma è un po’ come entrare in mare: finché temi le onde quelle ti travolgono, mentre se gli vai incontro incontro ci si ritrova in mare tranquillo fatto di posti ceduti e benevolenza. Insomma: da giovane la vecchiaia la si combatte, da anziana la si custodisce come bene rifugio. Peccato lo si capisca dopo molti cicli di sette anni!

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