Se siete sulla cinquantina ve ne sarete già accorte: la strada della donna sulla via della vecchiaia è costellata di avverbi. «Nonostante l’età, è ancora piacente»; «Sebbene non più giovane, ha ancora dei progetti». Queste concessive usate per lusingare non fanno altro che sottolineare la discrepanza tra età anagrafica ed età percepita, la loro benevolenza non consola, ma mortifica.

La buona notizia è che se ci sentiamo a disagio verso quelli che, nelle intenzioni dell’interlocutore, volevano essere complimenti, non è per eccesso di permalosità: stiamo semplicemente reagendo a un pregiudizio. L’ageismo consiste proprio nel valutare positivamente o negativamente le persone sulla base dell’età ed è la più diffusa, e meglio dissimulata, delle discriminazioni

Per incorrervi è sufficiente dire a un’amica che non dimostra la sua età, come se questa non andasse bene e fosse meglio per lei averne un’altra. E se la cosa dovesse sembrare un eccesso di political correctness, probabilmente è perché non avete ancora raggiunto quell’età in cui si smette di essere donne per diventare archetipi: la nonna affettuosa, la rezdora sciatta, la cougar con velleità.

Le donne vengono costantemente giudicate in base alla loro bellezza, giovinezza, fertilità, dunque non stupisce che, al loro venir meno , lo sguardo che il mondo getta su di loro subisca una distorsione. Sempre che vi sia, uno sguardo: “Dopo una certa età si diventa invisibili” è la lamentazione più frequente ai tempi della menopausa, e a spiegare bene come ci si sente è il cinema d’Oltralpe che da sempre si fa interprete di stati d’animo complessi.

Ad esempio, dalla Svizzera è in arrivo il film-documentario Ancora donne. Quando l’amore non ha età delle registe Stéphanie Chuat e Véronique Reymond, in concorso alla Berlinale 2020 e selezionato per rappresentare il Paese agli Oscar 2021. Sul grande schermo dal 26 novembre, il film si propone di mostrare attraverso cinque protagoniste over65 quanto siano forti i pregiudizi legati all’età in tema di relazioni amorose, cioè in quei sentimenti tradizionalmente associati alla gioventù.

Perché se è facile rappresentare l’amore maturo in maniera didascalica o caricaturale, l’occhio introspettivo di un cineasta nordeuropeo riesce a restituire l’esatta sfumatura delle emozioni di chi vive una storia d’amore a un’età in cui i giochi sembravano fatti e certi slanci del cuore preclusi.

Due anni fa era stato Cinquanta primavere, commedia agrodolce della regista francese Blandine Lenoir, a raccontare non solo l’invisibilità di quella “certa età” (memorabili le scene in cui la protagonista non viene intercettata nemmeno più dalle fotocellule delle porte automatiche) ma anche l’allegria di un amore vissuto senza più strategie né tormenti. Poi è arrivato Quello che so di lei di Martin Provost in cui l’amore dell’ultracinquantenne Claire per Paul nasce lentamente sulla base dei difetti dell’altro e finisce per aiutare i protagonisti a superare le proprie rigidità. Insomma, fortunatamente i film talvolta nascono non da esigenze produttive ma da spinte interiori, e quale spinta è più forte del ricominciare a parlare d’amore a un’età in cui questo sembra negato?

L’amore maturo, va detto, segue regole diverse rispetto quello giovanile. Secondo un piccolo sondaggio condotto nella mia bolla social, il lusso più grande che due persone mature e innamorate possono regalarsi è dato da due case separate, ché la convivenza con se stessi è già pienamente appagante (e mette al riparo da litigate laceranti sul tubetto di dentifricio lasciato aperto). Così, se l’amore dei vent’anni portava a credere che non saremmo sopravvissuti all’assenza della persona amata, quello over50 deve scontrarsi con abitudini che si è meno disposti a cambiare (“I famosi compromessi, che non ho capito perché sia virtuoso accettarli” chiosa un’amica innamorata purché ognuno a casa propria).

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Ancora, la leggerezza: quell’energia che che a trent’anni consentiva di lavorare e formare una famiglia è un po’ venuta meno e ci si può godere lo stare assieme senza ansie né troppe responsabilità, consapevoli di meritare ogni momento di grazia. Infine, l’amore va bene ma vanno bene anche i suoi succedanei: il gioco, l’avventura, la seduzione. Lo ha dimostrato Sharon Stone, sessantetrenne molto attiva nelle app di incontri prima di decidere di preferire i flirt alla vecchia maniera fatti di appuntamenti e sguardi.

“Ancora donne” anche quando ci si traghetta verso la vecchiaia e si inciampa negli avverbi, dunque, con tutta la voglia di divertirsi che l’età dell’irriverenza comporta. Perché nel caso si pensasse all’amore tardivo come qualcosa da associare a sentimenti tiepidi, bastano le parole di una delle protagoniste del film in uscita a rimettere tutto in carreggiata: “Una relazione seria basata sul rispetto e sulla sincerità? Accidenti che noia!”

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