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Come ho imparato ad amarmi anche se per gli altri ero la "lesbica lardosa"

Sii forte e sii gentile (soprattutto con te stessa).
Il testo che segue lo riportiamo fedelmente, così come lo abbiamo ricevuto tramite WhatsApp al numero 347 5411671 che Roba da Donne ha dedicato a chi vuole raccontare la sua storia di bullismo, per ricevere aiuto, per condividere la sua esperienza dando supporto a chi soffre, per fare rete.
A rispondere a questi messaggi, all’interno della rubrica Non te lo posso dire – Alziamo la voce VS il bullismo, in genere è la scrittrice Nadia Busato. Ma in questo caso una lettrice ha voluto mandare un messaggio, spontaneo e per questo ancora più balsamico e miracoloso, alla ragazza di 15 anni di cui abbiamo raccontato la storia qui:
Questo nasce come messaggio privato e, sebbene la nostra lettrice che chiameremo Alice, nome di fantasia, ci abbia dato il consenso per pubblicarlo, abbiamo modificato alcuni dati per impedirne il riconoscimento. Tutto il resto, le parole come il dolore e la rinascita, sono reali.

Cara piccola ragazza, non conosco il tuo nome, ma conosco bene la tua sofferenza.
Arrivo da un’infanzia e un’adolescenza vissute all’insegna della solitudine.
Da bambina mi prendevano in giro perché ero “la secchiona”. Alle elementari mi piaceva studiare ed essere elogiata dalle maestre, però ai miei compagni non piaceva che mi mettessi così in luce.

Ero la “camola” (larva delle mosche), quella che doveva stare zitta. Quella che tornava a casa con i segni delle forchettate nelle braccia, quella che quando indossava la meravigliosa pelliccetta sintetica che le aveva regalato il suo papà, diventava un mostro ridicolo da prendere in giro. In quinta elementare poi è comparso lui, il ciclo. E da lì sono esplosa.

Ho cominciato ad ingrassare sempre di più, ad avere sempre più seno rispetto alle mie coetanee ancora acerbe. Nelle ore di ginnastica alle medie mi vergognavo, perché al tempo non esistevano quei reggiseni super fighi che avete voi oggi, no. C’erano i reggiseni comprati al mercato. Quelli dai colori tristi (bianco, beige o grigio), senza coppa preformata e con le spalline larghe due dita. Quelli che quando correvi o saltavi la corda, rischiavi di farti un occhio nero con una tetta.

E li non ero più la camola. Ero il camion. Quella che sulle scale veniva spinta di lato, perché “i camion devono stare sulla destra”. Ero “la catena lardosa”.
E da lì ho iniziato a chiudermi in me stessa. Ho smesso di studiare, non uscivo mai di casa se non con i miei genitori o per andare a scuola.
A 12 anni mi sono letta tutto Il signore degli anelli in una settimana.

Alle superiori le cose non sono migliorate granché. Sono sempre stata una ragazza molto disponibile. Pronta ad aiutare gli altri, nonostante questi “altri”mi trattassero male. E questo mio essere buona mi ha portata ad avere delle amiche, ma anche delle nemiche. Si, perché io sfogavo il mio dolore nella musica. Avevo scoperto il coro della scuola e mi ci buttavo anima e corpo, raggiungendo il tanto ambito ruolo di solista. Cosa che ad alcune non andò giù.

E così ero quella che doveva stare attenta a sedersi in aula magna, perché con il mio corpo ciccione sicuramente mi sarei incastrata nelle sedie”. Io ero la lesbica perché non avevo mai baciato un ragazzo (e nemmeno mi ero mai interessata a uno di loro, fino a quel momento). Io ero quella che, a detta del professore di ginnastica, per fare la verticale avrebbero dovuto tenermi su in due.

Ho subito per tanti anni battute di questo tipo e me le ricordo ancora tutte.
Mi ricordo di quando all’oratorio gli altri animatori mi prendevano in giro più o meno velatamente, di come non mi chiamassero mai per uscire in compagnia con loro, ma solo quando c’era da fare qualche lavoro.

Poi sono cresciuta.
Ho conosciuto un ragazzo al quale mi sono appoggiata quando è morto mio padre e pensavo che nulla avesse più senso. Siamo stati insieme per 6 anni, durante i quali ero innamoratissima, per poi accorgermi che nell’ultimo periodo per lui ero diventata qualcosa di scontato. Non mi sentivo più “speciale” al suo fianco e mi ero lasciata andare. Sono arrivata quasi a 100 kg di peso.

Poi c’è stata la svolta, quasi 4 anni fa. Per problemi di stress ho cominciato a dimagrire sempre più. Non stavo bene con me stessa, non stavo bene con la mia vita e sono arrivata al punto di parlare con una psicologa perché pensavo che la mia vita non valesse la pena. Poi ho conosciuto un altro ragazzo. All’inizio è nata una bella e sincera amicizia, poi io ho lasciato il ragazzo con cui stavo (non mi sentivo più innamorata, avevo obiettivi di vita diversi dai suoi, io volevo crescere, lui no) e dopo qualche tempo ho cominciato ad uscire con il mio attuale compagno.

Ho dovuto subire nuovamente atteggiamenti e parole negativi nei miei confronti.Perché quando stai per 8 anni con una persona, gli amici sono in comune ed è normale che qualcuno stia da una parte e qualcuno dall’altra.
Mi sono sentita dire che sono una troia, che penso solo ai soldi, che sono una bugiarda, una falsa e tanto altro, da persone che fino al giorno prima dicevano di volermi bene. Quella che reputavo essere la mia migliore amica non mi guarda nemmeno più in faccia le rare volte che ci incrociamo per strada.

È stata una brutta batosta emotiva, ma ho capito chi realmente ci teneva a me e chi invece era mio amico solo perché ero la “fidanzata di…”.
In questo anno e mezzo sono rinata. Ho capito che volersi bene è un lavoro difficile, ho capito che amarsi è complicatissimo, soprattutto quando le persone accanto a te non sono d’aiuto.

Adesso ho 29 anni e non mi sento ancora del tutto sicura in questo corpo. Ho le smagliature, la cellulite, la pancia e le coscione… Però sono più consapevole di me stessa. Ho perso più di 20 kg negli ultimi 3 anni e inizio a piacermi. Mi sono addirittura fatta il piercing all’ombelico.

Se 15 anni fa mi avessero detto che sarei arrivata a questo punto non ci avrei mai creduto.
Ero la classica “sfigata” che nessuno vuole. La cicciona che dovrebbe solo scomparire.
Probabilmente complice anche il lutto che ho subito, mi sono resa conto che la vita è una sola e non saranno 4 stronzi a rovinarmela.

Sii forte, avanza a testa alta. Sfoga la tua rabbia in qualcosa che ti piace (arte, musica, lettura, sport) qualsiasi cosa.
Sii fiera di te stessa.

So che sono frasi fatte, ma sono frasi che io alla tua età avrei voluto che qualcuno mi dicesse.
L’adolescenza è un periodo di merda. Ti senti inadeguata, ti metti a paragone a tutte quelle gnocche in tv (e io ringrazio non esistessero i social 15 anni fa). È normale.
Tu ora hai come modello la Ferragni, noi degli anni ’90 avevamo Jennifer Aniston e Angelina Jolie, o le Spice Girls…

Un domani, quando ti guarderai indietro, capirai quanta strada hai fatto e ti renderai conto che il panorama, in cima alla più ripida delle salite, è il più bello che tu possa mai guardare.
Sii forte e sii gentile (soprattutto con te stessa)

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Se sei vittima di bullismo, segui la nostra rubrica “Non te lo posso dire – Alziamo la voce VS il bullismo” o raccontaci la tua esperienza di bullismo, scrivendo via WhatsApp a questo numero (anonimato garantito):

347 5411671

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