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“Ma l’hai vista quella lì?”

Davvero serve farci la guerra tra noi, ogni volta che possiamo? Davvero dobbiamo per forza giudicare un’altra donna, che con ogni probabilità si sta già giudicando da sola e fustigandosi mentalmente per qualunque dettaglio?
Questo contenuto fa parte della rubrica “Sui generi(s)”

“Ma l’hai vista quella?”

Quante volte abbiamo sentito questa frase uscire dalla bocca di una donna, quante volte quella bocca era la nostra.

I vestiti che indossiamo, le parole che utilizziamo, il nostro modo di camminare, i film che ci piacciono, i ragazzi (o le ragazze, o entrambi) che frequentiamo, quanto stiamo da sole…

Tutto di noi pare debba essere commentato dalle altre donne, che come severissime giudici sentenziano su chi vada bene e chi no, chi sia una vera donna e chi no, chi si salvi dalla fama di “facile” e chi no.

Lo facciamo tutte o quasi tutte e non è colpa di nessuna di noi.

Per citare una donna (cartone) di fine anni 80: non siamo cattive, è che ci disegnano così.

Da piccole cominciano a farci l’elenco di come sia una brava bambina: tranquilla, posata, silenziosa, modesta, remissiva. Ci mettono in mano giocattoli che ci aiutino a sviluppare quelle qualità e non altre. Ci regalano un bambolotto per occuparci del nostro piccolo e le Barbie per sperimentarci nella vita adulta, il tutto rigorosamente in solitaria.

Fateci caso: i giochi stereotipicamente femminili possono essere giocati da sole. Posso avere dieci Barbie ma muoverle tutte io, decidere la trama senza confrontarmi con nessuno. Posso avere una bellissima cucina ed essere la chef che prepara il menu per la sera o la mamma che imbastisce una cena per il marito, quando tornerà dal lavoro, il tutto senza aver bisogno di nessun compagno di giochi.

Le attività che fanno i bambini invece, prevedono sempre il gruppo.

La lotta, la corsa con le macchinine, le pistole giocattolo, le spade… Non funzionano se sei da solo.

Grazie a questo, i maschi sviluppano da subito l’idea di cooperazione, di squadra, di team e se la portano dietro fino alla vita adulta, dove non importa chi sia l’uomo che hanno davanti, sapranno trovare il modo di farselo amico, cercando un argomento in comune o facendo leva proprio sull’essere entrambi degli uomini. Sei come me, giochiamo per la stessa squadra, aiutiamoci e non mettiamoci i bastoni tra le ruote.

Noi altre invece non alleniamo questo “muscolo relazionale” durante l’infanzia e per questo ci riesce molto difficile da adulte guardare un’altra donna e pensare “ehi, ecco una sorella, come posso fare per migliorarle la giornata?”.

Non dico che debbano starci simpatiche tutte, che se una donna fa qualcosa di sbagliato non glielo si debba dire solo perché è donna come noi, naturalmente.

Dico solo che essere donne non è una passeggiata in questo mondo, e lo sappiamo bene.

Si aspettano da noi tutto e il contrario di tutto: se sei una donna in carriera non ti stai occupando della famiglia, se sei la casalinga perfetta che fine ha fatto la tua indipendenza, se indossi vestiti femminili sei uno stereotipo ambulante, se metti vestiti più maschili stai scimmiottando gli uomini, se ti copri stai rinnegando la tua sensualità, se ti scopri sei una facile che si butta via, se guadagni tanto non troverai mai un uomo perché si sentirà demascolinizzato, se guadagni poco sei la vergogna di tutte noi che dovremmo essere pagate di più e non accettare certe proposte da fame.

Non andiamo mai bene.

E siccome sappiamo di essere sempre sotto esame, giudicando le altre stiamo togliendo l’attenzione da noi, evitando un commento su di noi. Per questo dico che non si tratta di essere cattive, ma di avere trovato un modo per sopravvivere.

Però non è l’unico.

Davvero serve farci la guerra tra noi, ogni volta che possiamo?

Davvero dobbiamo per forza giudicare un’altra donna, che con ogni probabilità si sta già giudicando da sola e fustigandosi mentalmente per qualunque dettaglio?

Non possiamo invertire la rotta? Non possiamo provare a parlare bene di un’altra donna ed evitare di commentarla se non abbiamo niente di positivo da dire?

Questo non ci impedirà di puntare il dito contro comportamenti eticamente sbagliati ma solo di evitare giudizi gratuiti e di nessuna utilità su come un’altra parla, si veste, vive.

E nel frattempo, potrà aiutarci a sentirci meno sole, sapendo di poter contare sull’appoggio delle altre.

Ragazze, ora che possiamo decidere noi come giocare, giochiamo in squadra.

Avremo anche poca esperienza, ma impariamo in fretta.

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