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Essere Lady Gaga in una società che cerca di cambiarti

Lady Gaga, da vittima dei bulli a vincitrice di un Oscar. In una società che cerca di cambiarti, lei ha ribaltato il gioco delle etichette a cui tutti noi siamo sottoposti.
Questo contenuto fa parte della rubrica “Storie di Donne”

scelta da Silvia Copeta

Quelle che seguono sono le parole di Silvia Copeta, nostra graphic emotion designer, che ha scelto di celebrare l’8 marzo parlando di Lady Gaga, fresca vincitrice di un Oscar per la canzone Shallow, inserita nel film A star is born.

Lady Gaga, una maschera, un personaggio costruito, una donna un po’ “bruttina”, comunque non lo stereotipo della bellezza perfetta, che ha un cervello, una voce e il coraggio di non abbassare la testa.

“Gaga” in omaggio ad una delle celebri canzoni dei Queen, Radio Gaga, scritta dal batterista del gruppo, Roger Taylor, ispirandosi alle parole ancora incomprensibili del figlio piccolo.
Un omaggio ai Queen, da cui prende ispirazione sia per la sua sperimentazione musicale sia per il loro modo d’essere, appariscenti, sfrontati, folli, estremi, in una parola: veri.

Può essere vera una maschera? Un personaggio creato a tavolino?

Una maschera diventa simbolo, perché tutti possono indossarla. Un personaggio che non esiste, non può essere abbattuto.

Stefani Joanne Angelina Germanotta, decidendo di diventare Lady Gaga, è diventata più di una semplice cantante, è diventata la voce di chi la voce non ha mai pensato di alzarla.
Cantando a pieni polmoni:

Sono sulla strada giusta tesoro,
Sono nata così,
Non ti nascondere nel rimpianto,
semplicemente ama te stesso e andrà bene

Ha abbracciato tutti quelli che la società considera reietti, diversi, “non idonei”.

Ogni volta che Germanotta viene derisa, insultata e giudicata Lady Gaga diventa più forte, lei, la fame monster. Nata come maschera dai beat commerciali ed incalzanti, ora vince premi mostrando il suo viso senza inganni, perché ora il pubblico la vede, ora vede Lady Gaga e non Germanotta.

In una società che cerca di cambiarti, lei ha ribaltato il gioco delle etichette a cui tutti noi siamo sottoposti.

Non si diventa artisti per scelta, ma per necessità.
Quando si vivono le emozioni in modi così intensi, così profondamente intimi, l’arte diventa una valvola di sfogo di una pentola a pressione che fischia da troppo tempo.
Essere se stessi diventa necessario, anche se c’è bisogno di una maschera per farlo capire agli altri.

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