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Quando le streghe rubavano i peni per allevarli come animali domestici

Peni come animali domestici, altro che gatti neri per le streghe: ecco cosa racconta una credenza popolare.
Streghe

Delle streghe sappiamo poche cose. Gran parte di esse vengono da romanzi o film – ma non costituiscono mai una visione per intero del fenomeno della persecuzione, che iniziò alla fine del Medioevo.  (nell’Età di Mezzo le donne libere infatti non erano un problema, come in effetti attestano il Decameron di Giovanni Boccaccio, le poesie di Cecco Angiolieri e l’intera lirica erotica franco-provenzale). Con la cosiddetta “età moderna” invece, le cose cambiano e sempre più spesso la figura di una donna indipendente diventa intollerabile, al punto da accostarla alla magia nera e alla stregoneria, attribuendole nefandezze inenarrabili: per esempio rubare i peni degli uomini o semplicemente nasconderli, rendendo i maschi inermi al pari di bambolotti Ken a grandezza naturale.

Non è un caso infatti che in diversi manoscritti antichi siano presenti miniature di alberi di peni. Si trovano di solito in opere a tema religioso, ma non ci deve stupire, tanto più che è proprio a cavallo tra ‘400 e ‘500 che nacque la leggenda delle streghe che allevavano i peni come fossero animali domestici. Altro che corvi o gatti neri, come vorrebbe l’immaginario collettivo, quindi. Se ne parla nel Malleus Maleficarum, un trattato pubblicato in Germania nel 1487, tra i cui scopi c’era quello di reprimere, appunto, la stregoneria.

Per esempio la scrittrice Sylvia Prince ha realizzato un volume che si intitola Salem Mean Girls – cioè le Mean Girls di Salem, che si ispira al celeberrimo film con Lindsay Lohan. Il volume tratta della mancanza di solidarietà femminile tra accusatrici e accusate nei processi di Salem, ma contiene anche delle chicche precedenti, come aneddoti del Malleus Maleficarum. Vengono citati per esempio 2 racconti sulla pratica del “furto di peni”.

Nel primo una donna malvagia ruba il pene a un uomo e lo conserva in un nido di uccelli, insieme a una nidiata di altri membri rubati, nutrendo tutti con l’avena. Quando lui ritrova la donna, chiedendole di restituirgli la virilità, lei lo invita a scegliere dall’albero quello che preferisce: quando lui ne prese uno molto grosso, lei lo dissuase, spiegandogli che apparteneva a un prete. Nel secondo, un uomo perde il pene dopo aver lasciato una donna, ragion per cui, dopo una serata di ubriachezza, decide di picchiarla e soffocarla in modo da farsi restituire il maltolto.

Va da sé che queste storie sono pregne di misoginia – e tra poco vedremo anche perché. E il fatto che se ne parli è importante. Per esempio esiste un saggio di Moira Smith dal titolo The Flying Phallus and the Laughing Inquisitor: Penis Theft in the Malleus Maleficarum. Il trattato è interessante perché evidenzia l’origine simbolica di questa credenza e le conseguenti ricadute nel folklore popolare: il furto del pene sarebbe infatti il simbolo di ciò che avviene nella cosiddetta «magia dell’amore» (cioè l’uomo può perdere la virilità perché innamorato di una donna che non può avere e quindi “impotente” con chiunque altra), da cui derivano po le rappresentazioni dei peni-uccello nell’arte o l’immagine del sacerdote ipersessuale nelle barzellette dal Medioevo a oggi (in effetti ci fu anche chi prese il Malleus Maleficarum come una barzelletta).

Cosa ci può essere di vero in questa leggenda che si è diffusa in un periodo abbastanza particolare della storia mondiale? Le credenze relative alle streghe affondano le loro radici nella Controriforma Cattolica – nella prima metà del XVI secolo, ma la cui filosofia ha a che vedere con l’epoca immediatamente precedente – e benché la Chiesa Cattolica non adotterà mai il Malleus Maleficarum, allo stesso tempo non lo mise mai all’indice. Se c’è una cosa che la storia ci ha insegnato è che trovare un capro espiatorio può aiutare in un momento di crisi – ma naturalmente non è la soluzione giusta. Questo capro espiatorio furono donne libere – e libertine – che vennero additate come streghe.

Per rendere più reale la minaccia – che in effetti non era reale, parliamo di donne normalissime – serviva qualcosa che chi deteneva il potere – gli uomini cioè – temessero più della loro stessa vita. E fu trovato questo qualcosa: la virilità. Per questa ragione, con tutta probabilità, nacque la leggenda delle streghe che rubavano i peni agli uomini – e che vengono così ritratte in numerose interessanti miniature. Ma appunto tutto resta confinato nella leggenda e nella bellezza di opere lontane, con la consapevolezza che però certe credenze furono all’epoca all’origine di orrori senza fine: le torture e le uccisioni di tante donne.

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