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La nuova strega Sabrina: sessualizzazione di una ragazzina o strega moderna?

Ce la ricordavamo tutti come la simpatica e combinaguai ragazza bionda che lanciava incantesimi con stelline che uscivano dalle dita, nella sitcom anni ’90 Sabrina vita da strega, ma la nuova Sabrina targata Netflix di Le terrificanti avventure di Sabrina ha poco da spartire con la sua “antenata” televisiva. Certo, lei è sempre una mezza strega con un piede nel mondo dei mortali e uno in quello magico, ha sempre le due zie, Zelda e Hilda, tanto diverse quanto inseparabili e sì, c’è sempre persino Salem, il fedele gatto nero, o meglio “famiglio”; ma la nuova serie viaggia su tutt’altri binari. Complice il fatto che la nuova Sabrina Spellman non si basa sulla vecchia serie, bensì sul fumetto che lo sceneggiatore Roberto Aguirre-Sacasa (tra i suoi lavori c’è Glee) scrisse ispirandosi al personaggio televisivo, ma travestendo l’intera vicenda con sfumature ben più dark.

È chiaro sin da subito infatti che è meglio dimenticare stelline e pupazzi meccanici a forma di gatto, perché nella cittadina perennemente nebbiosa di Greendale, le streghe non solo esistono, ma sono donne con le quali è meglio non scherzare. Innanzitutto perché si rischierebbe di irritare la fonte principale del loro potere, ovvero Satana in persona. La congrega di streghe e stregoni si basa infatti sul culto satanista (che si contrappone alla religione del “falso dio”) alla quale Sabrina deve definitivamente accedere al compimento del suo sedicesimo compleanno (la notte di Halloween Ça va sans dire) con la cerimonia dell’Oscuro battesimo, durante la quale dovrà firmare il libro della Bestia e vendere letteralmente la propria anima al diavolo. Inutile dire che la giovane ragazza avrà qualche remora a donarsi così completamente a Belzebù, soprattutto alla luce del fatto che non è pronta, né ha voglia, di rinunciare alla sua vita mortale, fatte di amicizie, affetti e amore per il fidanzato Harvey.

Senza inoltrarci troppo nella trama, Sabrina dovrà quindi combattere per trovare una propria strada, per mantenere sia i poteri magici, sia la libertà, ma non solo, nel liceo della cittadina si troverà ad affrontare canonici problemi adolescenziali, tra cui il bullismo (riversato soprattutto verso l’amica Susie, a causa della propria identità sessuale non ben definita), la prepotenza maschilista del preside, la censura scolastica nei confronti di “libri pericolosi” e il travagliato amore per il proprio ragazzo, al quale deve nascondere metà di se stessa.

Ciò è bastato per ammantare la serie con un titolo che al giorno d’oggi è sinonimo di popolarità, ovvero l’ormai abusato “femminismo” o “empowerment femminile”. La nuova Sabrina è impegnata, fonda circoli di sole donne, lotta contro le discriminazioni, si batte persino con il Demonio in persona. Insomma: il modello femminile che tutte le ragazze hanno sempre cercato. Accanto a tali letture positive, c’è stato invece chi ha frenato gli entusiasmi, ponendo subito l’interrogativo “ma Sabrina è davvero così femminista?” e tentando di trovare motivi che giustificassero risposte negative. I-d vice per esempio, cavalcando certe onde d’indignazione social, ha portato sul banco degli imputati qualche frame di nudo della giovane Sabrina (quasi sedicenne nella serie, diciottenne invece nei panni reali dell’attrice Kiernan Shipka).

Come spesso accade, di fronte a fenomeni culturali di massa, le strade possibili sembrano essere sempre solo due: accodarsi o contrastarli. Perché è chiaro l’intento di sceneggiatori e produttori di fornire alla serie un appeal attuale quale il “femminismo” ed è legittimo chiedersi quanto questo upgrade sia sincero o se invece sia solo frutto di una scelta commerciale. Tuttavia tale interrogativo non deve spingerci a trovare a tutti i costi motivazioni che demoliscano l’intero messaggio della serie. Non dimentichiamoci che Le terrificanti avventure di Sabrina è una serie d’intrattenimento, che vuole mantenersi leggera e non certo affrontare ed esaurire problematiche così complesse come sessismo o bullismo. Aggrapparsi alle sessualizzazione di Sabrina per quelle poche scene di nudo è arrampicarsi sugli specchi. Innanzitutto non è come il caso dei personaggi di Stranger things (i quali sono minorenni sia nella fiction che nella realtà e la sessualizzazione più preponderante sta avvenendo ahimè in quest’ultima) e poi, speriamo che nessuna di voi cada dalla sedia, non è un segreto che le sedicenni facciano sesso (cosa che Sabrina invece non fa, o forse fa, ma la scena è tanto soft e tagliata che il dubbio rimane). Per questo non è corretto parlare di “sessualizzazione” per cassare la natura femminista della serie.

Allo stesso modo è esagerato innalzare stendardi di “potere femminile”, caricando la serie di responsabilità che non vuole avere. Si fa carico di messaggi positivi, ha “donne forti” come personaggi, ma ciò non basta per eleggerla a modello di una corrente di pensiero che ha ben altri esempi illustri di femminismo ai quali rifarsi. È chiaro che la produzione ha tutto il vantaggio di cavalcare queste “onorificenze”, ma quello è solo business e c’è poco da discuterne.

Insomma, Sabrina è o no una strega femminista?

Se lo chiedete a me, direi che è difficile pensare a una strega che non lo sia (se si pensa alle “vere” streghe bruciate sui roghi si capisce bene il perché) ma al tempo stesso credo che Le terrificanti avventure di Sabrina non sia una serie così femminista da doverla presentare come tale o che, se proprio si ha voglia di farlo, allora anche le vecchie Sabrina, zia Zelda e zia Hilda degli anni ’90 meritano quel titolo, dato che la loro famiglia tutta al femminile, anche con stelline e incantesimi, proponeva un modello di vita in cui degli uomini non si aveva affatto bisogno.

Per conoscere meglio i personaggi femminili della serie sfogliate la gallery:

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