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Sara Seager, la donna che sta cercando una nuova Terra per tutti noi

Astrofisica, planetologa e professoressa del prestigioso MIT, Sara Seager si occupa di cercare pianeti lontani e anche nuovi segnali di vita

“Sono qui per parlarvi della vera ricerca di vita aliena. Non parlo di verdi umanoidi a bordo di scintillanti UFO, anche se mi piacerebbe farlo. Ma vi parlerò della ricerca di pianeti orbitanti attorno a stelle molto lontane”. Con queste parole l’astrofisica e planetologa Sara Seager ha salutato la platea di Vancouver durante i TED talks del 2015. Come tanti altri illustri colleghi, il fatto che esistano miliardi di galassie, contenenti miliardi di stelle, non è fonte di scoramento. Anzi, è semplicemente un preludio a possibili grandi scoperte, come da lei raccontato nel suo discorso.

Il cielo notturno pullula letteralmente di esopianeti. Dal punto di vista statistico, sappiamo che ogni stella ha almeno un pianeta. E nella ricerca di pianeti, e nel futuro, pianeti possibilmente simili alla Terra, saremo in grado di rispondere ad alcune delle più straordinarie e misteriose domande che l’umanità si è posta per secoli. Perché siamo qui? Perché l’universo esiste? Come si è formata ed evoluta la Terra? Come e perché è nata la vita che ha popolato il nostro pianeta? La seconda domande che spesso ci poniamo è: Siamo soli? C’è vita là fuori? C’è qualcuno? Questa domanda circola da migliaia di anni, almeno sin dai tempi dei filosofi Greci. Ma io sono qui per dirvi su quanto siamo vicini a dare una risposta a questa domanda. È la prima volta nella storia dell’umanità che ci siamo davvero vicini.

E se lo dice Sara Seager, possiamo fidarci. Professoressa di fisica e planetologia al M.I.T., nel 2013 è stata “certificata” come genio dalla MacArthur Foundation. La sua specializzazione? Un campo ancora relativamente nuovo, quello degli esoplaneti, che orbitano attorno a stelle diverse dal Sole. Nello specifico, lei sta cercando un pianeta simile alla Terra, con condizioni climatiche paragonabili alle nostre e che permettano quindi all’acqua di rimanere liquida. Un pianeta dove ci sia vita.

Classe 1971, Sara Seager è nata a Toronto, in Canada. Dopo una laurea in matematica e fisica, ottenuta nel 1994 alla University of Toronto ha ottenuto un dottorato in astronomia alla Harvard University nel 1999, seguito da un post-dottorato al Carnegie Institution of Washington nel 2006. L’anno dopo, nel 2007, è iniziata la sua carriera come ricercatrice e professoressa al Massachusetts Institute of Technology. Un curriculum impressionante e una posizione invidiabile, secondo lei spesso fraintesi.

Molte persone hanno un’idea piuttosto romantica degli astronomi, in marcia verso il telescopio sulla cima solitaria di un monte, per osservare, attraverso l’obiettivo, lo spettacolo del cielo notturno. In realtà, lavoriamo semplicemente al computer come chiunque altro, e riceviamo i dati via email o li scarichiamo da un database.

La NASA l’ha definita l’Indian Jones dell’astronomia perché i suoi studi non sono solo pionieristici, ma anche estremamente “appetibili” per il grande pubblico. La chiarezza con cui la Seager affronta tematiche di solito inavvicinabili è quasi commovente. Come quando parla di gas, su cui si è concentrata per provare a individuare i pianeti potenzialmente simili al nostro.

Vorrei che immaginaste, per un momento, un arcobaleno. E se potessimo guardare l’arcobaleno da vicino, potremmo vedere che ci sono alcune linee nere. Ed ecco il nostro sole, la luce bianca del sole suddivisa, non dalle gocce di pioggia, ma da uno spettrografo. Qui potete notare tante linee scure e verticali. Alcune molto sottili, altre spesse, alcune sfumate alle estremità. Ecco in pratica come gli astronomi hanno studiato gli oggetti celesti, letteralmente, per oltre un secolo. Quindi qui, ogni singolo atomo e molecola ha produce uno speciale set di linee, come dire un’impronta digitale. E così studiamo le atmosfere degli esopianeti.

Ciò che abbiamo sognato guardando Interstellar, uno dei film di fantascienza più amati degli ultimi anni, potrebbe avverarsi davvero. Per Sara Seager, però, è ancora troppo presto. “Prevedo che le prossime generazioni, tra centinaia di anni, si imbarcheranno in un viaggio interstellare verso altri mondi. E ripenseranno a noi come alla generazione che per prima trovò altri mondi come la Terra”. Per ora, quindi, possiamo continuare a fantasticare.

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