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"Perché le donne ricche sono condannate a essere infelici"

I soldi fanno la felicità oppure no? Non sempre, ed in paesi come gli Stati Uniti di questo eccessivo benessere ne soffrono soprattutto le donne ricche.

I soldi fanno la felicità oppure no? A una delle domande più vecchie della storia potremmo rispondere che avere denaro può certamente rendere la vita più semplice, ma la felicità è influenzata da un gran numero di fattori.

Questa teoria viene confermata soprattutto dalle donne e a fotografare il fenomeno è il magazine online Quartz, che traccia anche l’identikit della donna tipo: ricca e senza grandi motivazioni nella vita. Caratteristiche che sarebbero da attribuire a una ridotta percentuale di persone che trascorrono il proprio tempo tra feste, auto di lusso, occasioni per spendere il proprio denaro, in una condizione psicologica di infelicità cronica.

Molte di queste donne rinunciano alle proprie carriere ingannate dal’ideale che la felicità di una donna consista nel non lavorare, nel non fare nulla, e che tutto arriverà comunque. E con questo “tutto” si sottintendono solo i soldi del marito, in grado di provvedere all’intero mantenimento della famiglia.

Molte di queste donne spesso covano un’ansia tremenda. Essere madri e donne perfette è una missione snervante. Per combattere lo stress si affidano a strategie diverse: alcol, psicofarmaci, voli in jet privato per il fine settimana con le amiche, cura maniacale dell’aspetto fisico tramite allenamenti draconiani, diete sconsiderate a base di succhi vegetali, abbuffate di shopping, giornate nei centri benessere con amiche altrettanto stressate e pseudo-amiche invidiose.

Quali sono le possibili soluzioni?

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Fonte: claudiochiaramonte.wordpress.com

Finché ci si aspetta che le donne fungano solo da badanti per i bambini, e fintanto che persiste il divario retributivo di genere, le donne in fascia di reddito elevato continueranno ad avere maggiori probabilità di abbandonare il proprio lavoro e rimanere a casa. Così facendo, le donne diventano bersaglio del disprezzo culturale, così come il tempo che impiegano per rinnovare, fare shopping e svolgere altri compiti che sono necessari per mantenere lo stile di vita delle loro famiglie.

Il risultato è che la nostra cultura dirige i dubbi su cosa significhi essere una persona “buona” per le donne, mentre rende facile per gli uomini con lavori redditizi sentirsi moralmente degni della loro ricchezza. In questo modo, le donne rischiano di far ruotare il nostro bagaglio culturale, etico e psicologico intorno al denaro. Gli uomini, d’altra parte, viaggiano leggeri.

Per condurre un’esistenza felice è necessario avere, oltre a un reddito che ci permetta di vivere, delle amicizie e delle relazioni stabili e soddisfacenti. A influenzare il nostro grado di gioia è anche il contesto nel quale viviamo e il tipo di società che ci circonda. Insomma la gioia dipende anche dai soldi, ma è legata al mondo in cui viviamo, alle amicizie, a buone relazioni interpersonali e al carattere di ognuno di noi.

La vera ricchezza siamo noi

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Fonte: Getty Images

Chi ha molto da perdere ha anche molto da temere. Per questo, nelle vite delle donne molto ricche c’è una vera selva di angoscia. I soldi vanno protetti, preservati e bisogna farli prosperare di giorno in giorno. Diventano fini a se stessi e, mentre si accumulano beni, si diventa vuoti in altri aspetti della vita.

Quando si pensa solo ai soldi e ai beni materiali, non si ha nemmeno più il tempo di godersi quello che si ha. Ci si dimentica che la maggior parte delle cose più importanti della vita sono gratis e sono dentro di noi, non hanno niente a che vedere con i possedimenti e i beni materiali.

Non tutto ha un prezzo e i soldi non sono tutto. In generale, quante più cose si possiedono, più cose si desiderano. Si tratta di un infinito circolo vizioso, come nel mito di Sisifo. Ovviamente, il denaro di per sé non è una cosa negativa; quello che si può rivelare dannoso è l’uso che se ne fa. Perché i soldi sono necessari per vivere, ma non per questo dobbiamo rinunciare alla nostra essenza o a ciò che vorremmo essere.