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Mary Anning, la bambina colpita da un fulmine che cercava fossili per vivere

La storia di Mary Anning, la più grande paleontologa della storia, oggi poco ricordata nonostante il suo grande apporto alla scienza attraverso la ricerca di preziosi fossili preistorici

Nonostante la sua vita sia stata oggetto di numerosi libri e articoli, Mary Anning rimane ancora relativamente sconosciuta al di fuori della comunità scientifica. Pioniera nel campo della paleontologia in un periodo difficile per le donne, come quello dell’Ottocento, riuscì ad affermarsi e diventare una celebrità del suo tempo.

Sopravvissuta a una terribile tragedia a poco più di anno, riuscì a rendere la passione per i fossili il centro della sua vita. Le scoperte di Mary Anning furono eccezionali e la sua storia venne raccontata persino da Charles Dickens e, in tempi più recenti, da Bill Bryson in Breve storia di (quasi tutto) e da Tracy Chevalier in Strane creature.

Mary Anning nacque a Lyme Regis, in Inghilterra, da Richard Anning e Mary Moore. Suo padre era falegname, ma si dedicava anche alla ricerca dei fossili sulle scogliere e spiagge locali, per poi rivenderli ai turisti. La sua famiglia fu segnata da diverse tragedie, oltre che dalla povertà. Solo lei e il fratello maggiore Joseph riuscirono ad arrivare all’età adulta: gli altri nove fratelli e sorelle morirono tutti prima di arrivare ai cinque anni, alcuni di malattia e altri di incidenti domestici.

Anche Mary rischiò di morire prematuramente. All’età di 15 mesi fu infatti colpita da un fulmine mentre era in braccio a una conoscente, che si era riparata sotto un albero assieme ad altre due donne, durante un’esibizione ippica. Mary fu l’unica a sopravvivere.

La sua infanzia non fu più fortunata. Dopo aver imparato a malapena a leggere e a scrivere, fu istruita dal padre a ricercare ed estrarre i fossili dalle scogliere della zona. Quando l’uomo morì, nel 1811, la famiglia si ritrovò piena di debiti e ancora più povera, tanto che sia Mary Anning che il fratello furono costretti a rendere la ricerca dei piccoli reperti un vero e proprio lavoro.

Tra la fine del 1700 e l’inizio del 1800 Lyme Regis era infatti diventata una delle località turistiche predilette da nobili e borghesi. La popolazione locale aveva così iniziato a dedicarsi alla vendita di piccoli fossili del luogo, soprattutto ammoniti e belemniti, da portare a casa come souvenir. La ricerca non era semplicissima: avveniva soprattutto d’inverno, tra le fragili e pericolose scogliere del Dorset.

La prima incredibile scoperta fu compiuta grazie a suo fratello Joseph, che nel 1811 scoprì un teschio di ittiosauro lungo più di un metro. Pochi mesi dopo Mary riuscì a individuare il resto del corpo. Tuttavia, il reperto venne identificato come coccodrillo e acquistato da un nobile del luogo, che a sua volta lo vendette a un collezionista di curiosità naturalistiche. Il fossile giunse infine tra le mani di Charles Konig, un naturalista del British Museum, che lo identificò e lo collocò all’interno del museo.

Nel 1820 Mary trovò il primo scheletro incompleto di plesiosauro, seguito due anni dopo da uno completo. Nonostante un’accusa di falsificazione, da parte di un noto scienziato, Mary riuscì a conquistare grande fama e credibilità, oltre all’appoggio della prestigiosa Geological Society. Le sue capacità vennero riconosciute da molti e la sua attività riuscì a crescere con successo, rendendo la sua situazione economica molto più stabile.

Anche se completamente autodidatta, Mary adottò un approccio rigoroso ai ritrovamenti, trattando sempre i fossili con grande attenzione, cosa che le permise di effettuare osservazioni originali, che vennero poi  descritte e attribuite ad altri, così come avvenne per le specie di rettili e pesci fossili da lei trovate.

Il suo restava però un lavoro molto pericoloso. Durante una delle sue ricerche tra le scogliere, si trovò nel bel mezzo di una frana e rischiò di perdere la vita. Lei si salvò, ma perse il suo amato cane Tray. Morì piuttosto giovane, a 47 anni, per colpa di un tumore al seno. Nel 2010 è stata inserita dalla Royal Society nella lista delle 10 donne che hanno contribuito in particolar modo alla storia della scienza.