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Galleria: Tra cadaveri e libri: la vita in una delle prime scuole di medicina femminile

Tra cadaveri e libri: la vita in una delle prime scuole di medicina femminile

Tra cadaveri e libri: la vita in una delle prime scuole di medicina femminile
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Nella metà dell’Ottocento, quando le donne ancora non potevano nemmeno osare avvicinarsi a ruoli professionali e istituzionali di rilievo, erano poche quelle che sognavano un futuro nella medicina. Nel 1849, un anno prima dell’apertura del Woman’s Medical College of Pennsylvania, Elizabeth Blackwell divenne la prima donna in America a ottenere una laurea in medicina, dopo aver studiato al New York’s Geneva Medical College. La sua iscrizione, qualche anno prima, era però stata sottoposta al voto degli altri studenti, tutti uomini. Pensando che si trattasse di uno scherzo, avevano votato sì, come ricordato in un articolo del sito Atlas Obscura.

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L’idea di un college di medicina tutto al femminile non fu apprezzata da molti. “Pensiamo che l’arma più appropriata tra le mani di una donna sia l’ago, e non lo scalpello o il bisturi”, aveva sentenziato un giornalista del tempo nel suo articolo per il Boston Journal. E non era il solo. “Abbiamo votato a favore di un medico donna, specialmente se si tratta di una donna nubile e quindi capace di trovare un rimedio per ogni malattia del cuore”, aveva commentato ironicamente un giornalista di un quotidiano del Michigan.

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Fortunatamente, il resto è storia. Lo dimostrano le foto ancora in archivio delle tante studentesse che hanno sfidato le rigide convenzioni ottocentesche (e non solo) per diventare dottoresse. Ed è anche grazie a loro se oggi la maggior parte delle donne può dedicarsi alla disciplina che più ama, senza timore di essere osteggiata o bloccata nel suo percorso di studi e nella carriera.