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I racconti di chi ha percorso il Camino de Santiago alla ricerca di se stesso

Non è solo un luogo di pellegrinaggio religioso, il Camino de Santiago viene intrapreso da chi vuole, attraverso il faticoso viaggio di 800 km, riscoprire se stesso, come testimoniano le due esperienze che abbiamo raccolto.

Si parla spesso del Cammino di Santiago come uno dei percorsi più suggestivi che i pellegrini possono compiere, ma quanto ne sappiamo davvero? Se pensate che la via di peregrinazione sia destinata solo a chi ha una profonda fede e voglia prendervi parte per motivi religiosi, vi sbagliate di grosso: il Camino de Santiago offre un’opportunità unica a tutti per fare un profondo viaggio prima di tutto dentro se stessi alla (ri)scoperta del proprio io.

Il percorso del Camino de Santiago

Il Cammino di Santiago de Compostela è una delle vie di peregrinazione più importanti della storia, tanto che la città è considerata la terza città santa per la cristianità dopo Gerusalemme (da cui tutto partì) e Roma. La sua importanza crebbe tanto nel Medioevo, in particolar modo tra l’XI e il XIII secolo, che il termine pellegrino divenne sinonimo del viandante che si dirigeva a Santiago. È luogo di pellegrinaggio perché intimamente legato alla presenza della tomba di Giacomo il Maggiore e al suo ritrovamento, che risale al IX secolo, in seguito (così narra la tradizione) all’apparizione di una stella su un campo presso un colle chiamato Libredòn, che indicò a un eremita, Pelayo, del tempo il luogo ove giacevano, dimenticate da secoli, le reliquie del santo. Da tutto ciò deriva il nome della città che nacque: Santiago (contrattura iberica di San Giacomo) de Compostela (del campus stellae) a ricordo di quella stella che, come la cometa guidò i Magi a Betlemme, indicò all’eremita il luogo del sepolcro.

La lunghezza del cammino di Santiago

Per percorrere a piedi l’intero Cammino di Santiago – riferendosi alla rotta più conosciuta per chi arriva da fuori la Penisola Iberica, chiamata anche Cammino Francese e lunga circa 800 km – dai Pirenei fino alla Galizia occorre mediamente un mese. Questa è la mappa che ci si trova a percorrere se si intende affrontare l’esperienza.

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Una mappa del Camino de Santiago (Fonte: web)

Le tappe più suggestive

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Fonte: web

Le regioni attraversate dalla rotta compostelana sono: Navarra – e l’Aragona, se si entra in Spagna dal passo del Somport invece che da Roncisvalle -, La Rioja, terra di vini rinomati, Castiglia-León con le sue mesetas, gli altopiani stepposi, la Galizia. I luoghi più suggestivi abbondano, ma alcuni sono particolarmente evocativi perché legati a leggende o a miracoli lì avvenuti; Roncisvalle, legato alle gesta dei paladini di Orlando (o Rolando), Santo Domingo de la Calzada, unica cattedrale al mondo ad avere al suo interno una gabbia con due galline vive, San Juan de Ortega, antico monastero sperduto in un querceto a mille metri di quota, O Cebreiro, a 1300 metri di altitudine sulla cordigliera galaico-cantabrica, porta d’ingresso della Galizia, legato ad un miracolo eucaristico. Ovviamente tutte le città e i borghi attraversati dal cammino – le principali sono Pamplona, Logroño, Burgos, León, Astorga – hanno una ricchezza artistica e culturale immensa.

Cammino di Santiago in bici

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Fonte: web

A piedi, ma non solo: il Camino de Santiago può essere affrontato anche in bici; prima di partire con la propria due ruote, però, occorre fare la “Credencial del Peregrino” (un tesserino dove poi verranno raccolti i timbri dei vari ostelli in cui si alloggerà), presso l’ufficio accoglienza pellegrini di St. Jean Pied de Port o Roncisvalle. Non è obbligatoria, ma molti ostelli la richiedono per accogliervi nella loro struttura.
Il Cammino di Santiago in bicicletta si può percorrere in 2 modi: seguendo la strada, oppure sul sentiero originale dove camminano a piedi i pellegrini, fatto di salite e discese a volte impossibili da fare pedalando, con cancelli e strettoie che spesso obbligano a scendere dalla sella. Per seguire il percorso è necessaria una mountain bike, e soprattutto una buona dose di forza di volontà e allenamento. Arrivare invece a Santiago De Compostela attraverso le strade comuni – quelle percorse dalle auto – è meno complicato, meno faticoso, e in questo caso va bene anche una bici da strada.

Le storie dei pellegrini

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Fonte: web

Come detto, non solo i fedeli possono intraprendere il Camino de Santiago, ma anche persone desiderose di intraprendere questa avventura che promette di trasformare radicalmente il modo di pensare e l’attitudine alle cose.
Abbiamo raccolto due testimonianze diverse di persone che hanno scelto di mettersi alla prova nel percorso.

Roberta: “Ho scelto di partire perché avevo bisogno di un viaggio con me stessa”

Roberta ha affrontato metà del Cammino, partendo da Saint Jean Pied de Port e arrivando a Burgos, e dell’esperienza, parlando a portalemondo.com, ricorda:

In molti l’idea del Camino nasce con una vocazione religiosa, ma durante la mia esperienza ho incontrato un gran numero di persone che stavano affrontando il viaggio più per motivi spirituali.

Io non faccio parte di nessuna di queste categorie!

Ti spiego; se mi chiedi quando ho deciso di fare il cammino ti posso rispondere che non lo so!

Avevo il desiderio di fare un viaggio da sola, soltanto con il mio zaino sulle spalle, che non avesse nulla di ‘turistico’.

Anche se ultimamente il Cammino un po’ turistico lo è diventato, continua a mantenere la sua autenticità. Non si tratta di una villeggiatura né di una vacanza, non si deve e non si può andare lì con l’idea di fare foto o di fare il turista.

Il Cammino è soprattutto fatica mentale e fisica.

Per dare un consiglio a chi vuole affrontare il cammino, Roberta dice:

Si deve studiare e ci si deve preparare prima di partire.

Non ci si può svegliare un giorno e decidere: ‘Basta, domani parto per Compostela!’

Un consiglio che posso dare a chi ha intenzione di affrontare il Cammino di Santiago in solitaria è quello di ottimizzare il proprio equipaggiamento: se non si parte preparati da questo punto di vista sarà ancora più dura.

Soprattutto le scarpe sono fondamentali. Partite con un paio di scarpe collaudate, che avete già usato e sapete essere comode.

Altra abilità richiesta è quella di saper organizzare lo zaino: meno lo zaino pesa meno fatica farete.

Camminerete per una media di 15 – 20 km al giorno, su ogni tipo di percorso e strada.

Non riposerete mai abbastanza ed i luoghi dove dormirete non vi aiuteranno certo in questo: vi troverete in camere di ostelli con altre 18 persone e con odori di ogni tipo e sarete costretti a svegliarvi molto presto, intorno alle 5, perché gli ostelli alle 8 vi cacciano letteralmente.

Inoltre dovete essere capaci a saper stare da soli o, se non siete abituati ad esserlo, cercate di prepararvi per questo.

Oltre alla fatica fisica ti trovi tanto tempo da solo con te stesso e riesci ad esplorare aspetti del tuo essere molto profondi. Non sempre si è preparati a questo!

Roberto: “Il Camino mi ha fatto riscoprire me stesso”

Roberto Cancellieri, spiega il sito viaggiamascrivi.com, ha intrapreso il cammino di Santiago di Compostela tra marzo e aprile del 2012, camminando per 800 chilometri da Saint Jean Pied de Port, attraversando tutta la Spagna, per arrivare il 14 aprile alla cattedrale di Santiago.

In quel periodo della mia vita si stava insinuando in me un pensiero fisso: non era quella la mia strada, per quanto fosse bella sentivo un vuoto. La mia fidanzata mi aveva lasciato da poco, la pallacanestro non mi dava più quella forte adrenalina di un tempo. Poi c’era l’università, non stavo studiando più, ero apatico.
La ‘fortuna” ha voluto che facessi quell’esperienza che mi ha cambiato la vita.

Questa esperienza fuori dal comune l’ha reso, racconta, più vivo e affamato che mai. È entusiasta, appassionato e spesso emozionato. Era rimasto affascinato da Santiago da quando, nel 2011, aveva visto un sacco di gente arrivare nella piazza principale, dove si trova la cattedrale di San Giacomo, dato che usciva proprio con una ragazza spagnola.

Erano sporche, stanche – ricorda – ma con un sorriso meraviglioso. Ho scoperto così il cammino e mi sono detto che l’avrei dovuto fare a tutti i costi! Ho vissuto l’intero anno in funzione di quel viaggio. Non avevo tanti soldi e per la mia famiglia era un momento difficile. Spendere per questa esperienza mi faceva sentire in colpa. Mia madre conosceva le mie intenzioni e ha insistito affinché partissi per non dovermene mai pentire. La cosa più difficile del cammino, paradossalmente, non è farsi 800 chilometri a piedi, ma avere il coraggio di prenotare il volo. Sono partito da Bari, dopo lo scalo a Roma, sono atterrato a Bordeaux. Ho dormito una notte a Baionne e la mattina seguente, con un trenino che prendono solitamente i pellegrini, sono arrivato a Saint Jean Pied de Port. Qui ho iniziato la mia camminata verso Roncisvalle, un comune spagnolo. Questa prima tappa è di 25 chilometri e per passare il confine tra una nazione e l’altra ho attraversato i Pirenei a piedi. Di fronte allo spettacolo meraviglioso che si apriva davanti ai miei occhi ho pianto per la prima volta. A Roncisvalle ho conosciuto i miei compagni di viaggio, ed è qui che ho imparato la prima grande lezione del cammino: ‘la felicità non è reale se non è condivisa’. La cosa più bella in assoluto è stata fare la conoscenza di questi ragazzi: Xavi di Barcellona, Paolo di Milano, Soo Young, sudcoreana e Despina greca. Mi sono reso conto che attraversare i Pirenei da solo a piedi è stupendo, ma a un certo punto si ha il bisogno di condividere la gioia e la fatica con qualcuno. Da quel momento non ho più mollato quei ragazzi.
Mi sono reso conto un anno dopo di quanto quel mese mi avesse cambiato la vita. Sono felice di ciò che sono adesso. Ho capito che devo prefissarmi dei piccoli obiettivi da raggiungere passo dopo passo. Il mio prossimo proposito è la laurea. Ora mi sto impegnando per dare quanti più esami possibili: devi dare un significato alle cose altrimenti non hanno valore!

Naturalmente, consiglierebbe il Camino de Santiago, però tiene a precisare che

Il cammino non è una di quelle cose che si consigliano, è la vita che ti deve portare a intraprendere quel percorso. È qualcosa di personale. La cosa bella è che non sai cosa ti capiterà. Ovviamente lo consiglierei, è un’esperienza fantastica ma è il mondo che ti manda dei segnali per indicarti la tua strada.