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Diane Keaton e la bulimia: "Con il cibo provavo a riempire un vuoto enorme"

Diane Keaton confessa di aver sofferto di bulimia ad appena vent'anni: "Avevo bisogno di riempire un vuoto e mangiavo qualsiasi cosa". Con l'analisi e il sostegno di Woody Allen, allora suo compagno, è riuscita a uscire dal tunnel.

Un Oscar e svariati premi da esibire in bacheca, una carriera brillante lunga mezzo secolo e un guardaroba eccentrico e dal gusto esplicitamente androgino, che ha fatto di lei una vera e propria icona di stile, imitata dalle donne e amata come musa dagli stilisti. Alla soglia dei 72 anni, Diane Keaton potrebbe guardarsi alle spalle e avere quell’aria compiaciuta e vagamente tronfia di chi sa di aver fatto molto, di aver rappresentato una buona fetta della storia cinematografica mondiale, recitando accanto a mostri sacri come Marlon Brando, Al Pacino, Warren Beatty, sfidando le nuove leve a tentare almeno di avvicinarsi alla sua carriera.

E invece, con l’umiltà e la semplicità tipica delle persone intelligenti e apertamente schiette, ancora oggi, il premio Oscar come miglior attrice per Io e Annie accetta di mettersi a nudo, rivelando dettagli della sua vita, e del suo passato, che ha deciso di non tacere perché crede possano essere d’aiuto per molte altre persone che stanno lottando contro il nemico con cui lei stessa, da giovanissima, ha dovuto combattere. La bulimia.

La malattia che Diane ha ammesso di aver avuto, appena ventenne, quando muoveva i primi passi nel mondo dello spettacolo, e forse la pressione, lo stress e i timori legati alle aspettative di poter aver successo in quel microcosmo complesso, influenzarono notevolmente la sua psiche.

La confidenza di Diane è arrivata nel corso di un’intervista rilasciata a Radio Times, e in quell’occasione l’attrice ha anche confessato quanto sia stato importante, per superare il problema, il supporto dell’ex compagno, Woody Allen, conosciuto nel 1968 e che ancora parla di lei come del “più grande amore della sua vita“.

“Avevo vent’anni e un appetito enorme per tutto – ha spiegato l’attrice al magazine inglese – Volevo solamente mangiare. Cercavo di riempire un vuoto enorme. Poi, a un certo punto, capii che era un problema e allora decisi di andare in analisi con una donna per cinque giorni alla settimana”.

Fonte: web

A quella conclusione, però, la Keaton è giunta solo dopo molto tempo, in cui è riuscita a celare a tutti i suoi sintomi. Dopo tre anni di tortura, e con una situazione che andava aggravandosi sempre più, Diane ha chiesto aiuto ad Allen.

“Ricordo di avergli chiesto di un analista. Forse lui sapeva, ma non ne sono sicura. Credo di aver iniziato la conversazione in questo modo: ‘Forse dovrei… conosci qualcuno’?”.

Anche sul lettino dell’analista, però, Diane ha impiegato molto tempo prima di confidarsi con lei, come lei stessa ricorda.

Per un anno non le ho detto nulla. Poi, un giorno, ero sdraiata sulla schiena sul suo lettino, e ricordo di aver iniziato a singhiozzare ‘Non cambierò mai, non si fermerà mai’. Lei non ha detto nulla. Ma in quel momento io ho potuto combattere il male perché lo avevo ammesso. Ero stata un genio a nasconderlo.

Ancora oggi, da convinta sostenitrice della bellezza naturale (è un’attivista contro la chirurgia estetica), Diane ammette che la malattia ha lasciato strascichi importanti sulla sua alimentazione, spingendola a convertirsi alla dieta vegetariana: “Ho rinunciato alla carne e al pesce. Mangio noci e formaggi. Amo il formaggio“. E riflette:

È strano: quando guarisci dalla bulimia, cominci ad avere un rapporto contraddittorio con il cibo.

Oggi, che la malattia è solo un brutto ricordo, Diane ha scelto di confessare quella pagina buia della sua gioventù per essere di supporto alle giovani donne (e non solo) che finiscono con il ritrovarsi vittime di disordini alimentari, dell’insicurezza, della bassa autostima… di se stesse. Non c’è vergogna nell’ammettere il problema, né nel chiedere aiuto. Diane Keaton lo ha capito in tempo, e anche grazie alla sua provvidenziale saggezza oggi può guardarsi indietro e, fra i tanti premi e riconoscimenti, essere fiera anche del suo grande carattere.