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Quell''e poi' dopo il cancro che per Carlotta Nobile non è mai arrivato

Violinista virtuosa, scrittrice, appassionata di arte, Carlotta Nobile è morta nel 2013 per un cancro.Il suo ultimo post sul blog creato per condividere con altre persone la sua malattia c'è quell' "e poi" denso di speranza e fede, che però non è mai arrivato.

Mi chiamo C, ho 24 anni e dal 5 ottobre 2011 combatto con un melanoma metastatico al quarto stadio. Il mio desiderio è stato fin dal principio quello di creare un luogo virtuale di incontro e scambio su quella difficilissima ma estremamente formativa esperienza di vita che è il cancro. Sia che stiate lottando contro questa malattia, sia che conosciate qualcuno che la sta vivendo, sia che arriviate qui per semplice curiosità, sentitevi liberi di parlarne, come forse nella vita di tutti i giorni non amiamo fare. Perché solo raccontando il cancro si può apprezzare davvero la vita.

Con queste parole, nell’aprile 2012, Carlotta Nobile apriva il suo blog Il cancro e poi, dove, in forma del tutto anonima, intendeva raccogliere i pensieri di tutti coloro che, come lei, stavano lottando contro la malattia. Aveva neppure 24 anni, una brillante carriera come violinista, di cui tutti la definivano una virtuosa, e un nemico che lentamente la divorava dall’interno. Fino a vincere.

Carlotta, questa bella ragazza di Benevento che aveva i capelli biondi e i lineamenti dolci,  ha lottato per quasi tre anni contro il melanoma, portando avanti la sua musica, regalando agli altri il suo immenso talento, e soprattutto trovando una nuova vicinanza alla fede, riscoperta proprio negli ultimi mesi della sua breve vita, conclusasi prematuramente il 16 luglio 2013.

Veniva da una famiglia di origine aristocratica, quasi che il suo cognome fosse ironicamente emblematico del suo status, e a soli 17 anni si era già guadagnata il diploma al Conservatorio, con il massimo dei voti, la lode e la menzione d’onore, sotto la guida del Maestro Massimo Bacci. Da Salisburgo a Londra, passando per Fiesole, Carlotta aveva sempre inseguito la perfezione assoluta nella sua musica, ha vinto importanti concorsi, e ha ricevuto il grande onore di diventare, ad appena 21 anni, direttore artistico dell’Orchestra da camera dell’Accademia di Santa Sofia di Benevento, nomina che le è stata conferita nel 2010.

La sua passione per l’arte in generale, però, aveva valicato i confini della musica per allargarsi ad altri orizzonti, con l’iscrizione alla Sapienza di Roma, dove studiava Storia dell’Arte, e con tutti gli altri corsi seguiti, da Cambridge, dove frequenta l’Art History International Summer Courses nel 2009, New York, città in cui segue il “Contemporary Art” Course presso il Sotheby’s Institute of Art, e di nuovo Roma, in cui invece l’aspetta il LUISS Master of Art.
Era anche una scrittrice, Carlotta: due i libri pubblicati, entrambi da Aracne Editrice, Il silenzio delle parole nascoste nel dicembre 2008, seguito, nel 2012, da Oxymoron.

Una giovanissima assetata di vita e di esperienza che, improvvisamente, ha dovuto affrontare un ostacolo il cui superamento non poteva dipendere del tutto da lei: nel 2011 c’è la terribile diagnosi, che la spinge a una profonda introspezione, a un confronto con la parte di se stessa che, probabilmente, neppure conosceva: quella che ha paura, che si trova smarrita di fronte a ciò che le sta capitando, che si domanda perché.

Il suo animo tenace resiste anche a questo, ai dubbi naturali e umani che chiunque, al suo posto, si porrebbe, figuriamoci quando hai solo 22 anni e stai costruendo con impegno e dedizione il tuo futuro. Non vuole essere trattata con “pietà”, non vuole che la gente la guardi “da malata”, e allora cerca di uscire dal ruolo di vittima per caricarsi sulle spalle le preoccupazioni e i timori di tutti quelli che condividono, con lei, il medesimo dramma. Apre il blog, regala alle altre persone un luogo in cui confrontarsi, ma anche un semplice porto sicuro dove potersi sfogare.

Lei scrive frasi così

Io non so più neanche quanti centimetri di cicatrici chirurgiche ho. Ma li amo tutti, uno per uno, ogni centimetro di pelle incisa che non sarà mai più risanata.
Sono questi i punti di innesto delle mie ali.

Quanto coraggio ci vuole per scrivere una cosa del genere, per considerare anche il cancro come un’opportunità, un’esperienza di vita, un mezzo attraverso cui nutrire la propria forza?

Un supporto, Carlotta, lo ha trovato nella fede, recuperata appena tre mesi prima della sua scomparsa. Fu una frase di Papa Francesco a illuminarla, come racconta Il Corriere, “I giovani devono portare la croce con gioia“. Aveva appena avuto una crisi, la prima di un lungo calvario che non le avrebbe dato pace, quelle parole del pontefice, pronunciate il 24 marzo del 2013, rappresentarono una svolta per lei: il Venerdì Santo prima di Pasqua, Carlotta a Roma vuole confessarsi, ma i fedeli si preparano alla Via Crucis e le porte delle Chiese sono chiuse. Solo una è aperta, è quella di San Giacomo in Augusta, in via del Corso. Il sacerdote, Don Giuseppe Trappolini, è malato,  ma proprio il Papa, incontrato pochi giorni durante un pranzo con altri parroci, gli aveva rivolto un’esortazione, “Fa che i tuoi parrocchiani non trovino mai la tua Chiesa chiusa“. Come in una profezia, Don Giuseppe tiene fede alla promessa fatta al Santo Padre, e Carlotta può entrare e raccontargli la sua storia.

La quale, poi, arrivò davvero fino in Vaticano, anche tramite una lettera che lei stessa aveva indirizzato a Papa Francesco. Lui avrebbe voluto incontrarla, ma quando le sue condizioni peggiorarono Carlotta fu riportata nella casa di famiglia, nella piazza principale di Benevento, dove si spense.

Il 19 marzo 2014 alla Sapienza le è stata conferita la laurea alla memoria, mancata per soli due esami.

Nel suo ultimo post sul blog, datato 5 aprile 2013, Carlotta scriveva:

Io sono guarita dentro. La persona che si è ammalata non esiste più. Ora so che la guarigione del corpo arriverà. Ora so che mi amo. E so che dovrò tribolare ancora un pochino, che la strada è ancora in salita. Ma ora ho finalmente chiaro e preciso e perfettamente nitido dentro di me chi sono, dove sto andando, cosa voglio e qual è il mio progetto.
E con questa serenità, questa forza, questa tranquillità che sento dentro, ora finalmente so perché mi sono ammalata e perché nell’anima sono già guarita.

Se ci voleva questo, TUTTO questo per sentirsi così bene dentro e per vedere la vita così, allora sono fiera, orgogliosa e felice che mi sia successo più di qualsiasi altra cosa al mondo!

Io sono guarita nell’anima. E mi ritengo la persona più fortunata al mondo! Perché ora amo la mia vita in maniera INCONDIZIONATA e non la cambierei MAI con quella di nessun altro. Perché ora il mio corpo, nel tempo, saprà come guarire.

E poi ci sarà il mio E POI.
Di questo sono assolutamente CERTA.