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Carmen Llera e Alberto Moravia, 26 e 73 anni: l'amore se ne frega dello scandalo

Carmen Llera racconta la sua vita con Alberto Moravia, dal matrimonio scandalo nel 1986, ai 46 anni di differenza d'età, vissuta sempre infischiandosene dei giudizi della gente. Perché anche questo è amore.
Fonte: web

Ho saputo che eri morto dalla radio, io che ti credevo immortale, e mi sono persa nella nebbia densa che avvolgeva Mogador.

Con queste parole, il 26 settembre 1990, Carmen Llera saluta Alberto Moravia, morto a 83 anni nel suo appartamento in Lungotevere della Vittoria, a Roma, dove, nonostante i suoi innumerevoli viaggi in giro per il mondo, era sempre rimasto. Con poesia, con delicatezza, così Carmen, nel frattempo divenuta anche lei scrittrice, ha salutato l’uomo che per quattro anni era stato suo marito, con lo stesso decoroso sentimento con cui è sempre stato vissuto il loro amore, a dispetto dell’enorme scandalo suscitato dal loro matrimonio, celebrato in Campidoglio nel 1986. Troppa la differenza d’età fra i due, 33 anni, 79 lui, sostiene l’opinione pubblica, malevole le critiche di chi vede in Carmen solo un’arrampicatrice sociale in cerca di facile fama e gloria, accanto a un uomo che è una leggenda della letteratura italiana.

Lui ha già un matrimonio alle spalle, con Elsa Morante, una compagna importante come Dacia Maraini, anche lei più giovane, di trent’anni, con cui è andato a vivere dopo la separazione dalla prima moglie, nel 1962; Carmen non era che una studentessa che raccoglieva informazioni per la sua seconda tesi di laurea, come lei stessa ricorda a IlMioLibro.

Lo avevo conosciuto a Sabaudia. Gli chiesi un’intervista su Buñuel per la tesi della mia seconda laurea. Accettò e mi invitò a casa sua. C’erano il tè al gelsomino e le ciambelline al vino. Non ci siamo più lasciati.

Così inizia una storia d’amore travolgente, appassionante, vissuta al massimo delle forze e dell’intensità nonostante, lo dicevamo, le opposizioni: tante, intorno alla coppia, sia da fuori che dall’interno, dalle persone più vicine ad Alberto. La Llera non viene mai veramente accettata come nuova moglie dello scrittore de Gli Indifferenti, forse viene solo considerata alla stregua di un capriccio per il quasi ottuagenario Moravia, e vista come una ragazzina disposta a tutto pur di raggiungere il successo, persino di accompagnarsi a un uomo che, lei stessa rivela, è più vecchio di suo padre. Carmen però se n’è sempre infischiata dei giudizi, delle insinuazioni serpeggianti, alza le spalle al ricordo dei necrologi del suo uomo, quando il suo nome venne a malapena citato. “Non me ne sono curata. Ci sono state persone che sono volute diventare i vedovi di Moravia? Bene, io non ho questa vocazione. Con le sue compagne precedenti ho avuto buoni rapporti. Sono amica di Dacia Maraini, mentre la Morante, a cui piacevo perché spagnola, un giorno mi disse: ‘Ma tu che vuoi? Sei troppo bella!’. Ma se lui avesse voluto una moglie diversa non avrebbe scelto me“.

E anche lei, assicura, se lo avesse conosciuto più giovane, non lo avrebbe neppure guardato. “Era uno di quelli che migliorano con l’età. La vecchiaia gli aveva donato una bellezza essenziale e sconvolgente, centrata sulla forza degli occhi. Del resto ancora oggi a me un corpo giovane non dice niente“.

Oggi Carmen, che di anni ne ha 64, ha dodici libri all’attivo, di cui l’ultimo Vita imperfetta, uscito nel 2011. E questo, del resto, potrebbe proprio essere il titolo perfetto per descrivere i suoi anni con Moravia, un routine apparentemente perfetta spezzata da imperfezioni che non tutte le coppie sarebbero in grado di accettare; in primis, una certa “libertà” condivisa nel frequentare altre persone.

Chiariamo questo punto – ci tiene a precisare la Llera nell’intervista a IlMioLibroIo non tradisco mai perché non inganno mai. Quando mi interessa qualcun altro lo dico: se la cosa è accettata, bene, altrimenti me ne vado. Allora, che ero più giovane, ero anche più violenta. Moravia ha convissuto con questo. Del resto, se avesse voluto, avrebbe potuto fare altrettanto. Era un uomo di potere, non credo avesse problemi a trovare altre donne“.

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Tante quelle che frequentavano la casa romana dello scrittore, Carmen le snocciola in una lunga sequela dove, però, non trapelano gelosie o risentimenti: Carole Bouquet, Fanny Ardant, Francesca Dellera. “Non so se ci sia mai stata intimità, né l’ho mai voluto sapere“, ha rivelato però in un’intervista a Repubblica. Al contrario di Alberto, che aveva un temperamento passionale e geloso, anche se, precisa lei, “questo suo sentimento non ha mai costituito un problema tra noi. Se uno sta male, se ne va o lascia andare. E lui invece non mi ha mai lasciato andare, anche quando glielo chiedevo“. Eppure, tracce visibili del suo malessere, come la stessa Carmen tiene a far notare, compaiono evidenti in La donna leopardo, il romanzo uscito postumo e incompiuto, in cui si racconta la vicenda di due coppie, in viaggio in Gabon, in un intreccio di sentimenti e gelosie. “Là c’è una cosa che faceva impazzire Alberto – confessa Carmen a Repubblicail mio decidere all’ultimo istante, anche fare la valigia cinque minuti prima di partire. Una nostra tipica conversazione a colazione: ‘Allora andiamo al cinema alle quattro?’. ‘Te lo dico alle tre’. ‘Ma perché?’. ‘Voglio essere libera di decidere’. Si arrabbiava molto“.

Nonostante le sue effimere fughe per correre tra le braccia di altri uomini, nell’accettazione passiva ma sofferta di Moravia, Carmen lo descrive come un marito eccezionale, che non ha mai voluto cambiarla, preoccupato della differenza di età solo negli ultimi anni della sua vita, spaventato dal decadimento fisico che, inevitabilmente, avrebbe potuto ripercuotersi anche nella sfera intima. Perché il sesso, nella vita e nella letteratura di Moravia, è stato indubbiamente una componente importante, capace di raccontare le sfumature di una società, di un microcosmo, di dipingere contesti e persone. È accaduto nella Ciociara, in cui il dramma di uno stupro stravolge la vita di un’adolescente prima di allora irreprensibile e timorata di Dio, è il leitmotiv della Romana, rappresentazione cinicamente realistica della dissolutezza e della corruzione dei salotti romani dell’immediato dopoguerra, raccontati da una prostituta che, pure, risulta in quel gruppo la più pulita e innocente di tutti. “Egli stesso sosteneva che il sesso era per lui ciò che per Balzac era il denaro – spiega Carmen – un filtro attraverso cui raccontare il mondo. Il problema è che lo raccontava a un Paese cattolico, familista e sentimentale che non ha mai davvero accettato la sua profonda razionalità. Oggi non farebbe il minimo scandalo, ma nell’Italia di allora Moravia era un personaggio scomodo, ritenuto antipatico“.

E, certamente, il matrimonio con una donna di 46 anni più giovane non ha contribuito a rendere più benevolo il giudizio del pubblico nei suoi confronti; ma, in fondo, Carmen e Alberto di quel che la gente pensava se ne sono sempre fregati, racchiusi nel loro piccolo mondo fatto di amore, di passionalità accesa, anche di scappatelle. Perché, in fondo, anche questo è un volto dell’amore: uno di quelli che non deve essere necessariamente fedele, purché leale e trasparente, come lo era Carmen quando confidava delle sue fughe con altri uomini, che non deve essere etichettato o legato a ciò che gli altri vorrebbero o si aspetterebbero. Il loro era davvero amore, o, meglio, era più forte dei pregiudizi? Questo non possiamo saperlo dall’esterno, ma certamente era amore. Un’altra forma dell’amore.

Nessuno ti amerà come ti ho amato io.

Profetizzò una volta lui. E, dopo tutto, aveva ragione.

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