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Meryl Streep: "Ho giurato che non avrei chiesto mai soldi a un uomo"

Attrice pluripremiata, con una carriera stellare, Meryl Streep è anche una donna attentissima al rispetto dei diritti delle altre donne, alla parità e all'uguaglianza sociale, e non perde occasione per ribadire di essere fieramente "femminista e umanista".
Fonte: web

La ricordiamo tutte con l’espressione arcigna e gli impeccabili abiti firmati di Miranda Priestly, la terribile direttrice di Runaway che ghettizzava e umiliava senza pietà la povera Anne Hathaway, “colpevole” di essere un’aspirante giornalista senza stile e per nulla scheletrica finita a lavorare come stagista in una delle più prestigiose riviste di moda del mondo.

Ma, oltre la trama de Il Diavolo veste Prada, Meryl Streep è in realtà un’attrice da sempre dalla parte delle donne, impegnata nella battaglia contro la violenza di genere, fervida sostenitrice dei diritti alla parità – lavorativa, sociale, economica – ancora troppo spesso latente. Per il suo ultimo film The Post lei e il collega Tom Hanks sono stati pagati la stessa cifra. Segno che i tempi stiano cambiando?
Lei continua in ogni a caso a definirsi senza vergogna femminista, ma anche, e soprattutto, umanista; perché, sostiene, ciascuno di noi deve avere un ruolo, una partecipazione, nella costruzione del futuro dell’altro.

Alle ultime presidenziali americane Meryl si era apertamente schierata con la candidata democratica Hilary Clinton, capace, come ha sostenuto alla convention di Philadelphia, di “rompere il soffitto di cristallo e raggiungere un traguardo per tutte le donne“, e ha citato alcuni nomi di donne che hanno fatto la storia del paese, aprendo il cammino all’emancipazione femminile negli Stati Uniti, da Eleanor Roosevelt, Rosa Parks a Madeleine Albright.

Non è un caso che proprio l’attrice vincitrice di tre Premi Oscar, e con il record di nomination (21 in totale) abbia dato il volto a Emmeline Pankhurst, la leader del movimento delle Suffragette, nel film del 2015 diretto da Sarah Gavron (un’altra donna, guarda un po’). Pur se con un cameo di appena due minuti, Meryl si è calata perfettamente nel ruolo di colei che può essere considerata a pieno titolo la vera fonte di ispirazione per tutte le attiviste, e per le femministe odierne.

Noi donne abbiamo bisogno della metà – ha dichiarato l’interprete di “Kramer contro Kramer” in occasione della presentazione della pellicola – In parlamento, in senato, negli studios. È questo che chiediamo.

Insomma, pare proprio che Meryl non perda occasione per ribadire i propri ideali, pur se in maniera sempre pacata, elegante, com’è nel suo stile. Perché spesso, soprattutto oggi, si danno per scontati diritti e “privilegi” per cui, nel recente passato, si è invece dovuto lottare, e parecchio.

La mia sensazione – ha affermato in un’intervista per Repubblica – è che ci sia un problema di abbondanza. Se godi dei diritti e sei in una posizione privilegiata pensi che sì, forse la lotta non è conclusa ma le cose vanno abbastanza bene. Diventi pigro e compiacente, non guardi quanto sia stato difficile ottenere questi diritti, quali prezzi siano stati pagati. Molte giovani donne sentono di aver raggiunto le posizioni di potere e di essere sulla strada per averne ancora di più, perciò pensano: “È sbagliato fare questo tipo di polemica”. Ma quelle di noi che sono più “anziane” ricordano bene come fino a poco tempo fa le porte di molte professioni fossero sbarrate per noi. Negli anni Settanta c’erano poche donne medico, e avvocati. Rare quelle negli affari, a parte le segretarie. E ancora ci sono tante donne nel mondo che vivono come fossero nel Novecento.

La differenza di genere, del resto, Meryl l’ha vissuta in prima persona sulla propria pelle, da ragazzina, quando non riusciva a trovare uno sport che fosse adatto per una “femmina”, oppure al College, quando percepiva perfettamente le diverse aspettative che c’erano per uomini e donne dal tipo di istruzione che veniva loro impartito. Non stiamo parlando di centinaia di anni fa, insomma, e l’attrice proprio per questo vuole tenere alta l’attenzione, poiché la strada, in realtà, è ancora lunga e tortuosa.

Le mie figlie rientrano nella categorie delle giovani di cui parlavamo prima. Anche se ho insistito molto per renderle consapevoli, se non sperimenti sulla tua pelle le privazioni e gli ostacoli che subisci a causa del tuo sesso è difficile aver profondamente a cuore ciò che è stato. Le mie ragazze e mio figlio sono consapevoli, solo che non lo sentono nel modo in cui l’ho vissuto io, sulla mia pelle.

Poi aggiunge:

Sappiamo che le società in cui le donne hanno spazio in politica, cultura, economia sono più pacifiche e armoniose. Questo è il tipo di mondo che noi dobbiamo creare. Perciò ecco perché penso che l’eguaglianza di genere non è la frase giusta. Basta parlare di equilibrio, l’equilibrio nel mondo è ciò di cui abbiamo davvero bisogno.

In un mondo che sembra sempre più caratterizzato da invidie e gelosie, soprattutto fra donne, e ancor di più in un contesto di professioniste e artiste come quello in cui lei vive ormai da quarant’anni, Meryl Streep sembra davvero essere la voce fuori dal coro, in lotta per portare avanti la battaglia per i diritti di tutte le donne, comprese quelle che, malauguratamente, verso le altre sembrano riservare solo cattiveria e acidità. E dire che, in effetti, motivi per invidiarla ce ne sarebbero davvero moltissimi: sposata dal 1978 con lo scultore Don Gummer, madre di quattro figli, attrice considerata unanimemente una delle migliori mai vissute nella storia del cinema (e i suoi numeri parlano da soli, inutile dirlo), Meryl è il prototipo della donna realizzata sotto tutti i punti di vista, la tipica che suscita facilmente gelosie e giudizi. Invece le altre donne, comprese noi, la ammirano, oltre che per la bravura immensa, anche perché la sentono pienamente vicina, al loro fianco. È una battaglia, quella dalla parte delle donne, che Meryl ha iniziato da ragazzina, e che probabilmente non smetterà mai.

Mia nonna era una persona molto influente nella mia vita, molto intelligente. Aveva cinque figli che sono stati ben allevati e istruiti. E tuttavia a lei non è stato permesso di votare. Quando aveva tre figli doveva andare al campo da golf da mio nonno e mettergli un foglietto in mano, guidarlo fuori dalla nona buca per dirgli: “Devi andare e votare per queste persone”. Non erano le elezioni per la Presidenza o per il Senato, lei era interessata al consiglio scolastico, perché l’educazione dei suoi figli era importante. Ma non era ritenuta competente, dal punto di vista emotivo o intellettuale, a fare questo tipo di scelta. Così doveva mandare il marito. Non ho mai scordato questa storia. Mi ha anche segnato un fatto legato a mia madre: la sentivo, dalla mia camera da letto, chiedere a mio padre i soldi per comprarci le scarpe. Pensavo: “Perché deve chiedere a lui i soldi se sono sposati?”. Mio padre lavorava fuori casa, mia madre era un’artista pubblicitaria che lavorava a casa e guadagnava meno. Ma sembrava ingiusto in una coppia dover chiedere per tutto. Così ho giurato a me stessa che io non avrei mai dovuto chiedere soldi a un uomo.

Noi pensiamo che sia semplicemente fantastica e le diciamo di andare sempre avanti così.

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