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Chiara, MaCheDavvero?: "Ecco come da disoccupata incinta sono diventata influencer e scrittrice"

Intervista a Chiara Cecilia Santamaria, blogger di MaCheDavvero?: lettura consigliata a chi ancora non crede che i momenti di crisi possano essere la più grande opportunità della nostra vita
Questo contenuto fa parte della rubrica “Le interviste di RDD”

“Ma che davvero?” è stata la sua prima esclamazione quando ha scoperto di essere incinta. Un “fuori programma” arrivato puntuale verso la conclusione di un contratto a progetto che, come da copione – ah, quindi è incinta? -, non è stato rinnovato.

Inizia così la storia di una doppia nascita, quella della sua bambina, ma anche quella della nuova Chiara Cecilia Santamaria, da “una delle tante stagiste a progetto” a

  • blogger di MaCheDavvero?, nato come seguitissimo mommy blog, ed evoluto con Chiara in mommy-travel-lifestyle blog;
  • digital strategist e giornalista freelance per testate come Cosmopolitan, Vanity Fair, Gioia Magazine
  • editor in chief della versione italiana del blog di Ryanair
  • scrittrice di due libri di successo, Quello che le mamme non dicono e Da qualche parte nel mondo, entrambi pubblicati per Rizzoli e che trovate su Amazon a questo link.

Sul suo blog si parla di tutto, senza tabù e senza pregiudizi: dalle tettarelle dei biberon ai sex toys. L’unica cosa di cui non si parla è di brave e cattive mamme, di scelte femminili giuste e sbagliate, di cosa si fa e di cosa non si fa. E forse in questo sta la vera chiave del successo di Chiara, bella senza posa, intelligente senza spocchia, curiosa e aperta a tutte le sfumature della vita come una bambina (o come chi sa viaggiare davvero, che non vuol dire solo mettere timbri su un passaporto).

E dopo questa veloce presentazione di Chiara non dobbiamo neppure più spiegare perché abbiamo voluto incontrarla, anche se purtroppo non fisicamente, visto che vive a Londra dal 2012, e fare quattro chiacchiere con lei.

Quindi diamo la parola a lei, che ci ha raccontato di seguito tante cose di lei e del suo incredibile percorso.
Ma prima non possiamo non condividere questo bellissimo video messaggio che Chiara ha dedicato alla community Roba da Donne. Ogni donna dovrebbe sentirsi dire e dire, ogni giorno, queste parole a se stessa e alle altre donne.

Da disoccupata incinta a blogger di successo: il tuo è prima di tutto un messaggio di speranza e di fiducia nelle nostre capacità di donne. Ma com’è successo?

Per caso, per fortuna e per un problema trasformato in opportunità: nel 2008 ero una delle tante stagiste con un contratto a progetto, e sono rimasta ‘inaspettatamente’ incinta (eh lo so, lo so…). Quando il contratto era in scadenza io ero incinta di 5 mesi e non l’hanno rinnovato. Mi sono quindi ritrovata ‘a spasso’ e con una pancia che si iniziava a vedere, non esattamente la condizione ideale per ritrovare lavoro, in più era l’inizio della crisi. Un quadro non esattamente promettente, diciamo.

Avevo molto tempo libero e un computer a disposizione: ho pensato di prepararmi a quanto stava per accadere leggendo siti e blog sulla maternità, ma non trovavo niente che rispecchiava il modo in cui mi sentivo. Giornali, tv, siti e blog mi rimandavano tutti la stessa immagine: quella di una madre felice e serena, che accarezzava il pancione immaginando con dolcezza culle e biberon, che già sapeva quasi tutto su come gestire un neonato e che stava vivendo ‘il momento più bello e dolce della sua vita’, insomma: la mamma perfetta.
Io mi sentivo, al contrario, impaurita, insicura e piena di sentimenti contrastanti. Non mi sentivo assolutamente adeguata rispetto al sacro ruolo di madre che questo immaginario sembrava suggerire.
Per questo motivo ho deciso di aprire un blog, raccontando la mia esperienza di gravidanza e maternità con un tono molto diverso: dissacrante, ironico, spietatamente sincero.

Ho parlato di dubbi e paure, ma anche di difficoltà, depressione, rimpianti, e di tutti quei momenti neri che convivono con quelli sereni e felici. Perché, come tutte le esperienze umane, la maternità è qualcosa di ambivalente e raccontarne un solo lato edulcorando l’altro significa alimentare uno stereotipo di perfezione e tabù pericolosi. Se eliminiamo dal racconto i lati negativi questi diventano inconfessabili, e le donne che hanno delle difficoltà lo nascondono, non cercano aiuto.

Ho raccontato recentemente tutta la storia in questo video.

All’inizio Ma che davvero? era un blog mamma, quando e come è successo che è diventato anche altro?

Il blog è evoluto insieme a me. Da quando mia figlia è cresciuta e, insieme alle attività da ‘neonato standard’ che faceva – sulle quali potevo scherzare e potevo raccontare senza troppi problemi – è iniziata ad emergere la sua personalità, non mi è più sembrato giusto esporla ai lettori.

Ho sempre avuto un grande rispetto di Viola come persona individuale, non come mia proprietà, quindi ad esempio non ho mai messo foto in cui si vede chiaramente in viso, perché mi sembra irrispettoso darla ‘in pasto’ alla rete senza che lei ne sia consapevole. Quando ha iniziato a crescere ho iniziato a raccontare di lei sempre meno per proteggere la sua privacy. Quando sarà più grande starà a lei decidere cosa raccontare e come, cosa condividere e cosa no.

Oggi il blog si è ricentrato su di me. Parla della mia vita a Londra, dove mi sono trasferita 5 anni fa, dei miei interessi come i viaggi, del mio punto di vista sulle cose e di temi personali. Continuo a non amare i tabù, quindi ho affrontato altre tematiche considerate ‘difficili’ come le malattie mentali o le difficoltà di coppia.

Oggi va di moda parlare di mamme imperfette o di mamme senza “spirito materno innato”: ma c’è ancora tanto lavoro da fare o abbiamo sdoganato un tabù?

Un conto è parlarne in rete e un conto è viverlo nella realtà. Per tante mamme che si sentono ‘sdoganate’ in quanto esseri umani e quindi imperfette ci sono tante donne che si sentono ancora inadeguate. La madre ideale è anche la madre multitasking, che fa tutto lei e non delega, alla quale viene chiesto di rinunciare a tanto della sua vita per dedicarsi esclusivamente alla casa e ai figli senza un vero contributo da parte del marito né della società.

Non bisogna però al tempo stesso cadere nell’errore opposto, ovvero giocare al ribasso sull’idea di imperfezione: abbandonare un’ideale significa soltanto avere la libertà di scegliere quello che crediamo più giusto fare, e trovare un personale equilibrio che renda felici sia noi che la nostra famiglia.

Ma poi alla fine, una domanda classica che per molte persone nasconde un vero mistero, che cosa fa una blogger?

Riassumendo in breve, potrei dire che gestisce una piccola azienda personale. Alcuni blogger – con blog più grandi o con risorse maggiori – hanno un team di persone che li aiuta, io lo faccio da sola. Per Machedavvero mi occupo di ideazione contenuti, scrittura dei post, correzione bozze, shooting fotografici e video, editing foto e video, ufficio stampa, new business, comunicazione e marketing, SEO, social media strategy, social media managing, analisi dati, grafica e personal branding, amministrazione. Se la mia fosse una grande azienda, per ognuno di questi ruoli ci sarebbero una o più persone. Questo vuol dire studiare sempre tanto, perché ci sono cose che non so fare, e lavorare a volte il doppio, perché purtroppo non posso delegare a nessuno. La soddisfazione comunque è quella di aver costruito un lavoro da zero e di contribuire a mantenere la mia famiglia con quella che, in fondo, è la mia passione.

Quando e perché ti sei trasferita a Londra? Cosa ti manca (se ti manca qualcosa) dell’Italia?

Mi sono trasferita 5 anni fa quando mio marito ha avuto un offerta di lavoro. Io, avendo la possibilità di lavorare ovunque, sono abbastanza flessibile su questo. Non ho quindi dovuto rinunciare alla mia carriera, anzi: Londra mi ha fornito così tanti spunti! Dell’Italia mi mancano il clima, il cibo, gli amici e la facilità di socializzazione. Di Londra amo la multiculturalità, il rispetto reciproco, delle regole e del bene comune, la meritocrazia e il fermento artistico e culturale.

Mamme italiane e mamme inglesi. C’è differenza?

Tanta! Su certe cose, come ad esempio cibo, igiene, regole e paranoie sono quasi agli antipodi. Ci sarebbe un intero capitolo da aprire qui, ne ho parlato diffusamente sul blog. In generale sono molto più rilassate e lasciano i loro figli molto più liberi di fare e quindi anche di sbagliare. Non vorrei comunque stabilire chi se la cavi meglio, come sempre credo che la virtù sia nel mezzo.

Se tua figlia ti dicesse “Mamma da grande voglio fare la blogger…”. Cosa le diresti e, soprattutto, è un lavoro ancora possibile o il web è saturo?

Per ora sostiene di voler fare l’investigatrice, comunque più che la blogger credo le piacerebbe fare la youtuber. Adora i video di ricette e ne guardiamo un paio insieme tutte le sere. Più di una volta ha girato dei video con l’iPad mentre cucina ricette improvvisate a base di ingredienti improbabili, inquadrandosi per lo più la fronte, poi dopo qualche minuto si innervosisce perché la ricetta non funziona e butta tutto per aria.

Visto il mio esempio non potrei certo impedirle di fare qualcosa online se lo desiderasse, ma vorrei che questo accadesse il più tardi possibile perché so quanto la rete possa essere crudele, e semplicemente vorrei proteggerla.

Ci presenti i tuoi due libri?

‘Quello che le mamme non dicono’ (Rizzoli) è il memoir ironico ma al tempo stesso provocatorio e profondo della mia esperienza di maternità. E’ ispirato al blog e cerca di offrire un nuovo punto di vista sull’essere genitore raccontando la mia tragicomica esperienza con Viola. È stato il mio primo libro, nel 2010, ma sorprendentemente è tuttora un bestseller e tante ragazze e neo mamme arrivano al mio blog perché viene loro regalato ancora oggi.

‘Da qualche parte nel mondo’ (Rizzoli) è invece il mio romanzo ‘vero’. Ci ho messo quattro anni a scriverlo perché volevo davvero pubblicare un buon libro, e sono davvero felice del risultato. È uscito lo scorso anno ed è un romanzo di formazione a cavallo tra Roma e Londra che racconta una storia di amicizia e amore ma soprattutto indaga il concetto di identità e solleva alcune domande: quanto ci conosciamo? Quanto possiamo fidarci di noi stessi?

Cinque cose da vedere/mangiare a Londra che non ci sono sulle guide e che nessun turista fa perché non le conosce

Da vedere: God’s Own Junkyard, paradiso dei neon a Walthamstow, il mercato di Maltby Street, i quartieri di Hampstead e Richmond.
Da mangiare: qualsiasi cosa alle Petersham Nurseries a Richmond, una cena annaffiata di Pisco Sour da Andina a Redchurch Street, un afternoon tea come si deve.

Il viaggio più bello (senza limiti di budget) e la metà più low cost che non avresti detto ma che tutti dovrebbero fare.

Il più bello: Florida e Messico fatto con mio marito appena ci siamo conosciuti, perché era tutto bellissimo e noi eravamo molto innamorati. La meta low cost: due su tutte, Portogallo e Polonia. Entrambe tutte da scoprire (trovate il racconto nel mio blog).

E ora, cosa vuoi fare da grande? Progetti e sogni nel cassetto.

Oltre ad imparare ad essere felice? Direi di continuare a lavorare sul blog, farlo crescere, magari trasformarlo ancora e scrivere altri libri.

Grazie Chiara!

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