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"Non ho invitato mia madre al mio matrimonio e non me ne pento"

Perché una giovane sposa non dovrebbe volere la madre accanto a sé il giorno del matrimonio? Una scelta così dura e difficile potrebbe essere dettata da terribili traumi dell'infanzia, come nella storia che vi raccontiamo.
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Fonte: JARED DYCK/MICHELLE QUITASOL
Questo contenuto fa parte della rubrica “Storie di Donne”

 

Una scelta difficile, netta e coraggiosa. In questo articolo raccontiamo la storia di un’infanzia terribile che culmina nella decisione della protagonista di escludere la madre dal giorno più importante della sua vita: il matrimonio. Un modo per tagliare, o meglio, bruciare i ponti con un passato di dolore e frustrazione e sentirsi finalmente libera. Stiamo parlando della scelta di una giovane sposa di non invitare la madre al proprio matrimonio.

Un lungo abito di pizzo bianco, morbidi boccoli color mogano che sfiorano un collo candido, il profumo inebriante dei fiori, e una navata da percorrere lentamente, passo dopo passo, fino all’altare. Per Callie Little, 27 anni, di Seattle, è il giorno più bello della vita, il giorno in cui finalmente si sente come tutti gli altri, amata e ammirata,  finalmente se stessa. Il giorno del suo matrimonio, infatti, ha rappresentato per questa giovane donna l’inizio di una nuova vita. Callie ha dato un taglio netto ai rapporti con la madre, escludendola dagli invitati e da tutto il resto. Una decisione molto difficile ma diventata indispensabile per iniziare finalmente a essere libera di determinare il suo destino. La sua storia ci insegna che, a volte, è necessario lasciare andare i sensi di colpa per poter sopravvivere.

L’infanzia terribile con una madre malata e violenta

Fonte: Web
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Stupida idiota. Marmocchio velenoso. Stupida cagna. Questi gli epiteti con i quali la piccola Callie era abituata a sentirsi chiamare. Un padre assente e lei sola costretta a crescere in fretta per accudire una madre malata, aggressiva, fuori controllo. Quando era adolescente la madre si ammalò: sindrome di Stevens-Johnson. Per questo motivo diventò quasi cieca e altamente sensibile alla luce, una situazione che la portava a rimanere in casa tutto il giorno, lontana dalla luce. Da questa condizione si è sviluppata una forma di depressione molto violenta e devastante anche per gli adulti accanto al malato, figuriamoci per una bambina. Una casa sempre al buio, pile di piatti da lavare, lenzuola mai cambiate… dopo gli eccessi d’ira la madre si rinchiudeva nella sua stanza da letto, nella nube tossica del fumo della sigaretta, sempre accesa. Una bambina diventata una piccola adulta per poter sopravvivere, caricata dal peso enorme del dolore, della sofferenza e della follia di un genitore che non ha potuto fare nulla per lei. Un peso che ha distrutto molti anni della sua esistenza.

La svolta per essere finalmente libera

A un certo punto la giovane Callie si è trovata a domandarsi “chi è davvero crudele tra me e mia madre?”.  Callie fugge dalla casa della sua infanzia e si trasferisce “in una soleggiata Santa Cruz e conosco alcune delle persone più incredibili che abbia mai conosciuto: compreso l’uomo che sarebbe diventato mio marito“.

Quattro anni dopo riceve una dolcissima proposta di matrimonio: “quando mi ha dato l’anello non mi sono sentita più grande della mia età. Mi sono sentita finalmente me stessa. È stato il primo momento davvero importante della mia vita che non veniva offuscato delle violenze di mia madre”.  Ma basta una chiamata della madre per

oscurare tutto: come ha sempre fatto. Stavo parlando del mio lavoro, del mio ragazzo e di tutto quello che stavo costruendo in questi mesi: quando l’ho sentita chiamarmi ancora “idiota”.

Quello è il momento della rottura. Qualcosa dentro Callie le dice di tagliare, anzi, di bruciare quel cordone ombelicale. Non merita quella crudeltà. Non merita quella sofferenza. Due settimane prima del grande giorno, un’altra notizia sconvolge la ragazza. Un amico della madre la informa “tua madre ha un cancro ai polmoni terminale”. Quella nube tossica della quale la madre si era circondata per tutta la vita, forse per sfuggire alla sua esistenza compromessa dalla malattia, ora la stava uccidendo”. Come se la vita volesse acuire quel senso di colpa che Callie cercava così fortemente di scacciare. Ma la giovane donna non desiste e si sposa senza la madre. Un anno dopo muore e anche l’ultima parte del suo cuore è liberata. Callie ha descritto così il suo matrimonio:

è stato un matrimonio semplice, modesto, intimo: ma è stato soprattutto il giorno in cui mi sono sentita più amata di tutta la mia vita. Il giorno in cui mi sono sentita accettata, parte di una comunità per quanto piccola.

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