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Colloquio di lavoro, questo consiglio shock dell'esperto alle donne scatena la bufera

Sei donna e porti l'anello di fidanzamento? Al colloquio, lascialo a casa! L'incredibile suggerimento proviene da un reclutatore che, come ci si poteva aspettare, è finito subito al centro di polemiche.
Colloquio di lavoro, questo consiglio shock dell’esperto alle donne scatena la bufera
Fonte: linkedIn

Stai cercando lavoro? Hai sostenuto una marea di colloqui sempre preparatissima ma, nonostante gli sforzi, sei ancora disoccupata? Prova a cambiare strategia: toglierti l’anello di fidanzamento, stando agli esperti, potrebbe funzionare! No, non è uno scherzo: l’improbabile suggerimento è apparso sul profilo Linkedin  di un reclutatore il 12 agosto scorso e, com’era prevedibile, ha subito infiammato la rete.

Eppure, le intenzioni di Bruce Hurwitz erano buone: in fondo, non aveva fatto che rendere pubblico un trucco rivelatosi più volte decisivo. Anche la donna citata nel suo post, quella “col diamante Hope al dito”, alla fine l’aveva contattato per ringraziarlo. Una manna dal cielo, ecco cos’erano state per lei le parole incriminate dal web.

Togli l’anello- le aveva detto dopo averla sentita chiedere a un collega se per caso sbagliasse qualcosa nei colloqui. E aveva continuato: “Quando un uomo vedrà quell’anello immediatamente penserà che tu sia una difficile da accontentare. Quando la donna che in ufficio porta al dito il diamante più grosso vedrà quell’anello capirà che, se sarai assunta, lei passerà al secondo posto e, per questo, non le piacerai.”

Queste le perle di saggezza che Hurwitz ha deciso di condividere su internet, sicuramente inconsapevole del polverone che avrebbe sollevato. A piovergli addosso sono state soprattutto accuse di sessismo. C’è chi, ha letto la sua raccomandazione di levare l’anello come un invito a non mostrarsi troppo difficili (leggi prede impossibili da conquistare). Chi, invece, si è domandato se qualche reclutatore avrebbe mai chiesto agli uomini di togliere le fedi nuziali, perché troppo costose e irritanti per le signore . Chi, ancora, gli ha dato senza mezzi termini il benvenuto nel 2016, oppure ha spostato l’attenzione sulla situazione di molte lavoratrici che, tra mantenere la famiglia con stipendi minori dei colleghi maschi e crescere i figli senza strutture adeguate, non hanno certo il tempo di stare ad osservare la dimensione degli anelli delle altre.

Insomma, nell’esortare le donne a non commettere passi falsi, sembra proprio che Hurwitz abbia commesso il suo. E non gli è servito nemmeno il post riparatore, nel quale ha spiegato che pure gli uomini dovrebbero evitare di presentarsi ai papabili datori di lavoro con al braccio un Rolex. Infatti, come ha notato qualcuno, la donna col solitario l’aveva definita viziata mentre il maschio con l’orologio di lusso semplicemente ricco.

Comunque, al di là dei goffi tentativi di aggiustare il tiro, Hurwitz probabilmente non ha tutti i torti, anche considerando le voci in suo favore. Tra queste, quella di Marianne Garvey di Bravo Tv che, durante la ricerca del lavoro, era incappata spesso nel “problema dell’anello”: se una volta un produttore le aveva chiesto cosa facesse il marito e se avesse figli, esortandola a diventare madre perché i piccoli “sono divertenti”, in un’altra occasione una reclutatrice aveva sottolineato che lo stipendio che le veniva offerto era minore di quello del lavoro precedente ma che poteva accettarlo, visto che era sposata.

Insomma, una cosa è ciò che è auspicabile e un’altra è la realtà: dato che i pregiudizi nel mondo reale abbondano, secondo la Garvey tanto vale tutelarsi. E questa, in fondo, è anche la posizione di Hurwitz, che dopo aver scritto un post provocatorio su come diventare virali, ha deciso di difendersi con una mail pubblicata sul Time. Nel testo ha evidenziato che, nella maggior parte dei casi, a far decidere per un candidato o per l’altro non sono le qualifiche (spesso identiche) ma meno importanti caratteristiche di contorno. E così, ha continuato, dato che i suoi consigli “non sono basati su un mondo perfetto ma piuttosto sul mondo reale”, gli può capitare di darne sul modo di abbigliarsi o presentarsi, senza esprimere per questo un’opinione sul merito ma semplicemente adattandosi a situazioni sbagliate ma comunque vere.

Ora, c’è chi considera questi punti di vista una minaccia all’emancipazione femminile, una sorta di affronto a quelle donne che, con determinazione e coraggio, si sono battute e continuano a battersi per ottenere una maggiore eguaglianza, anche nel lavoro. In quest’ottica, consigliare di togliere un anello equivale a piegarsi a logiche antiche: le stesse che fanno sì che le donne siano pagate meno dei colleghi maschi, che vengano escluse da posizioni di comando o che siano considerate troppo grasse, troppo incinte e forse persino troppo amanti delle ballerine  per lavorare. Sulle ballerine si scherza ma le altre non sono discriminazioni così rare, purtroppo.

Se è così, allora non c’è dubbio: quello di Bruce Hurwitz è un consiglio shock. Noi però non ce la sentiamo neanche di condannare le donne che, data l’attuale congiunzione economica, pur di ottenere il posto cui aspirano decideranno di seguirlo. Salvo, poi, presentarsi il primo giorno di lavoro col loro amato anello al dito. E questo non per fare invidia o ostentarlo davanti alle colleghe, non perché si riconoscono in quel brillante come in una sorta di status symbol e nemmeno perché, succubi di un certo retaggio culturale, debbano mostrarsi di proprietà del loro uomo. Lo indosseranno semplicemente perché è il simbolo dell’amore in cui credono, di un progetto cui pure loro contribuiranno, anche economicamente; un progetto che, con buona pace di coloro che pensano che una donna non possa dividersi tra professione e famiglia, includerà dei bambini e la cui realizzazione, grazie al lavoro ottenuto, sarà finalmente più vicina.