logo
Stai guardando: Pinky Aulakh: “Quando gli dissi che volevo separarmi mi diede fuoco” (video)

Pinky Aulakh: "Quando gli dissi che volevo separarmi mi diede fuoco" (video)

Questa è la testimonianza di Parvinder Kaur, da tutti conosciuta come Pinky. Sono parole dolorosissime, ma è anche la storia della rinascita di una donna più forte e più bella di quanto lei stessa creda.

Prossimo video

Sofia di Meryem Benm'Barek: "Alle donne non si perdona il successo"

Annulla
Questo contenuto fa parte della rubrica “L'amore è un'altra storia”

Dare appuntamento a Parvinder Kaur, per tutti Pinky, significa dare appuntamento al dolore accumulato dalle donne in millenni di vessazioni, soprusi e violenza.

Significa però anche incontrare quella capacità che si direbbe sovrumana, se non fosse che poi te la ritrovi in una donna dall’apparenza così fragile, di riprendersi la vita e di riemergere dall’inferno più efferato.

L’inferno di Pinky è iniziato molto prima di quel 20 novembre 2015, quando il suo ex marito, recentemente condannato in via definitiva a 14 anni, la cosparse di benzina e le diede fuoco dopo che lei gli aveva comunicato la sua volontà di separarsi. Pinky, aveva 26 anni: lottò tra la vita e la morte al Centro Grandi Ustionati del Gaslini di Genova, con il corpo coperto da ustioni per il 90%.
E poi da lì iniziò, lentamente, la sua nuova vita.

Queste sono le sue parole: nessuna di quelle che potremmo scrivere qui potrebbe aggiungere nulla.
Potremmo parlare delle vessazioni burocratiche ed economiche che una vittima, non chi compie il reato, è costretto ad attraversare per poter ritornare alla vita. Del fatto che no, il recupero della vittima non è scontato e dipende molto dalla disponibilità economica della stessa. Ma non qui. Ci sarà modo e tempo di farlo in un’altra sede.

"Il femminicidio di mia figlia": Gigliola Bono, mamma di Monia Del Pero

Qui si parla della donna Pinky e della solitudine cui sono condannate tutte le vittime e i loro familiari, quando si spengono i riflettori della cronaca, una volta consumati l’indignazione e lo sdegno iniziali. Quando non sono più una “notizia”.

Pinky è una donna che ce l’ha fatta. Al prezzo, carissimo, della sua stessa identità. Ma quante altre donne non ce la fanno? A quante ancora toccherà? Le statistiche ci dicono molte e le statistiche, si sa, non contemplano i casi – donne, non numeri – che restano sommersi.

Oggi Pinky ha un lavoro che le permette di vivere da sola con i suoi figli, di cambiare l’auto, di badare a se stessa senza dover dipendere da un uomo:

Per una donna indiana è un grande traguardo. Non è affatto scontato.

“Sai, Pinky, viene da dirle: non è scontato neppure per una donna di origini italiane o genericamente occidentali.
Quello che hai fatto è straordinario. E tutte noi ti dobbiamo molto”.