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Giusy Zenere: "Pensavo fosse l'uomo perfetto, poi sono arrivati sputi e botte"

Condividere la storia di Giusy è importante. Come accettare anche il fatto che non sia così lontana da noi. È la storia di una sorella, di una di noi. Ed è qui a dirci che, anche se siamo nell'inferno di una relazione violenta o semmai ci capiterà di finirci, ce la possiamo fare perché, per fortuna, il suo è anche il racconto di una rinascita. Non tutte hanno avuto lo stesso privilegio.

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Questo contenuto fa parte della rubrica “L'amore è un'altra storia”

In questi mesi abbiamo dato voce a genitori e parenti di vittime di femminicidio o a donne sopravvissute al tentativo di un compagno di ucciderle, sfregiandole però per sempre.

Il rischio di raccogliere queste testimonianze estreme all’interno di una rubrica che ha lo scopo di ribaltare il modo in cui ancora oggi si parla spesso di violenza sulle donne – come esacerbazione di un amore che eccede nel patologico, quando di amore evidentemente non c’è traccia – è che la storia di Giusy Zenere possa sembrare meno “importante”.

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In realtà la testimonianza di Giusy all’interno della nostra rubrica L’amore è un’altra storia è fondamentale.
Il suo non è il racconto di una donna che ha vissuto una situazione meno grave. In molti casi racconti come quelli di Giusy sono semplicemente racconti di donne che sono riuscite a salvarsi o a essere salvate, prima che il loro nome andasse ad aggiungersi all’elenco delle tante donne la cui storia, oggi, può raccontarla solo chi rimane.

Ed è un elenco lungo, da “guerra civile”, come ci disse giustamente Giovanni Lelli, padre di Nicole:

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La storia di Giusy Zenere è importante perché se, sbagliando, possiamo pensare alle vite spezzate di queste tante donne come a qualcosa di lontano, il suo racconto entra prepotente e ci dice che può succedere anche a noi, che bisogna tenere alzata la guardia.

“No, a me non succederebbe mai”, pensiamo. Ma poi Giusy ci racconta di quando lo pensava anche lei e di quando non capiva come altre donne potessero accettare quello che dopo lei ha accettato e non avrebbe mai creduto possibile accadesse.

Condividere la storia di Giusy è importante. Come accettare anche il fatto che potrebbe essere la nostra, perché a salvarci non è il fatto di essere migliori, o più sveglie. A volte è la fortuna, o un’età più matura, che ci trova più preparate e consapevoli, o altri fattori che spesso sono altro da noi.

E allora quella di Giusy è la storia di una sorella, di una di noi. Ed è qui a dirci che, anche se siamo nell’inferno di una relazione violenta o semmai ci capiterà di finirci, ce la possiamo fare perché, per fortuna, il suo è anche il racconto di una rinascita.

Non tutte hanno avuto lo stesso privilegio.