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"Sono una cosplayer e queste sono le molestie che subisco ogni volta"

Cosplay non significa dare il consenso. Nel mondo del cosplay le molestie sono all'ordine del giorno: insulti e palpate non devono essere più tollerati. Ecco le testimonianze dal mondo dei cosplayer.

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Pensiamo al cosplay e ci vengono in mente manga, fumetti e anime. Pensiamo ai cosplayer e alle cosplayer ed entriamo in un universo di colore, divertimento e stravaganza. Mai penseremmo, invece, alle molestie. Eppure quello del cosplay e delle molestie è, purtroppo, un binomio altrettanto reale.

Palpate a seno e sedere, foto non proprio innocenti, avances inopportune, approcci violenti e insulti continui sono all’ordine del giorno durante gli eventi di settore: il problema, che fino a poco tempo fa era noto solo fra gli “addetti ai lavori”, è finalmente venuto a galla, anche in Italia.

Perché negli altri paesi, come gli USA, non è certo una novità. Il New York Comicon, già nel 2014, aveva pubblicato un regolamento la cui parola d’ordine era “tolleranza zero“. E in Italia? La situazione non è tra le più rosee e le testimonianze parlano chiaro: maschilismo e sessismo non sono certo una novità.

Fare cosplay non significa dare il consenso. Vestire i panni di un personaggio inventato non significa smettere di essere una donna (o un uomo) in carne ed ossa e non giustifica in alcun modo le molestie, dal vivo e sui social. Perché il cosiddetto slut shaming è anche in fenomeno che vive in rete e gli haters spesso si nascondono dietro lo schermo di un pc o di un cellulare.

Qual è la soluzione? Denunciare e riconoscere che una molestia rimane, sempre e comunque, una molestia. Non si deve lasciar spazio a giustificazioni, bisogna abbandonare la mentalità del “se l’è cercata”, bisogna fare in modo che i vestiti, per quanto succinti siano, non siano un lasciapassare per azioni indesiderate e, per questo, intrinsecamente violente.

Nel mondo del #MeToo bisogna dar vita a una rivoluzione globale capace di interessare ogni campo e ogni settore, sensibilizzando l’opinione pubblica e spingendo fortemente verso il cambiamento, prima di tutto nella mentalità delle persone. La parola d’ordine deve essere – sempre e comunque – rispetto, sia che tu sia un’impiegata che una/un cosplayer.