Cosplayer donne e maschilismo, il fenomeno - Roba da Donne

Cosplayer non è sinonimo di prostituta, né di consenso

Cosplayer non è sinonimo di prostituta, né di consenso
Fonte: Instagram @ lizkatzofficial
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Se siete mai state a una fiera del fumetto, non vi saranno sfuggite delle persone vestite e truccate come personaggi di diverse opere fictional – fumetti e manga innanzi tutto, graphic novel, ma anche film, telefilm e romanzi. Si tratta dei cosplayer – persone che quindi sono dedite all’arte del cosplay. Ma di cosa si tratta? E per quale ragione le cosplayer in particolare sono al centro di un dibattito sulle molestie sessuali? Scopriamolo insieme.

Chi sono i cosplayer

Dicevamo: i cosplayer esercitano il cosplay. Si tratta di una parola che viene dalla fusione di due termini inglesi. «costume» cioè costume e «play» cioè «interpretare». Perché i cosplayer non sono persone che si mascherano, come fosse Carnevale o Halloween, ma sono persone che interpretano un personaggio, a partire dal suo aspetto. In un certo senso il cosplay è quindi una vera e propria forma di teatro, anche se non sempre c’è un palcoscenico in cui si muovono i suoi attori.

Come diventare cosplayer

Per diventare cosplayer ci vuole passione e tanta pazienza. C’è chi acquista i costumi, ma i veri appassionati di cosplay storceranno un po’ il naso – perché loro i costumi se li fanno da sé. Per questo diciamo che ci vuole passione e pazienza: nel reperire il materiale, nell’adattarlo al proprio utilizzo, nello studiare i dettagli. E quando il costume è completo non è finita: c’è lo studio del personaggio. E i cosplayer, mai paghi, si lanciano in progetti sempre nuovi. Naturalmente, un certo talento naturale, come in tutte le forme di creatività, non guasta mai. Ultimo tassello: cercare su Internet la fiera del fumetto o la convention di cosplay più vicina a casa propria.

Cosplay e slut shaming

La questione è un po’ particolare ed è una di quelle cose che dovremmo combattere strenuamente. Sui social (ma anche dal vivo), le cosplayer sono spesso vittime di slut shaming. Per comprendere, dobbiamo fare un passo indietro. Le eroine dei fumetti, dagli Stati Uniti al Giappone passando per l’Italia, sono spesso sexy eroine – capita anche con i personaggi maschili, ma per ragioni diverse, anche se il pubblico dei fumetti è cambiato tantissimo negli ultimi decenni. Questo significa per chi fa cosplay deve confrontarsi anche con abiti succinti – come gonne corte, trasparenze, pancini in evidenza. Purtroppo il maschilismo non risparmia neppure questa forma d’arte e non è raro che le donne che fanno cosplay si ritrovino quindi a combattere con certi retaggi e che debbano fronteggiare insulti di ogni genere, in particolare riguardo a presunte prestazioni tra le lenzuola.

“Se vai in giro mezza nuda, poi cosa ti aspetti?“: Siamo ancora qui

Certo, a noi sembra scontato: il modo in cui una donna si veste – a maggior ragione se sta interpretando un personaggio e per lei quello è spesso un lavoro e non un passatempo – non è un indice del suo atteggiamento sessuale e, anche se così fosse, il corpo di ogni donna appartiene a lei stessa e può fare quello che le pare. C’è anche da dire che quello che fanno le cosplayer è assimilabile all’attività di modelle – molte di loro lo sono infatti: sicuramente nessuno le obbliga a scegliere un cosplay più nudo di un altro, ma parliamo di persone che lavorano con le proprie immagini e alle quali deve essere anche consentita una certa libertà di scelta artistica.

Inutile poi negare che vi siano anche cosplay che del proprio sex appeal ne fanno un cavallo di battaglia, rendendo molto più sexy dell’originale costumi di personaggi “pudici”. Tuttavia, anche per loro vale la sacrosanta libertà di poter indossare ciò che si vuole, senza per questo incappare in insulti, molestie e pregiudizi.

Nel 2015, ha destato grande scalpore il fatto che a Lucca Comics, la più grande fiera di settore in Italia, un ragazzo si sia vestito da croccantini – sulla scatola l’immagine di una donna e la scritta «per cagne». Ci sembra superfluo aggiungere che si è trattato di una carnevalata offensiva sia per le donne sia per i cosplayer – che magari si impegnano tutto l’anno per il loro personaggio e sono stati sminuiti in questo modo da un luogo comune di dubbio gusto con un costume improvvisato.

Cosplayer non vuol dire consenso

Analogamente, c’è la questione del consenso da esplorare. Nelle fiere di settore la molestia sessuale è dietro l’angolo – e magari si nasconde dietro a qualcuno che chiede a chi fa cosplay di fare una foto insieme. Lo ribadiamo: che una cosplayer sia poco vestita non significa che apprezzi essere trattata come un oggetto. Lei è lì per interpretare un personaggio, non per essere vilipesa da qualcuno che evidentemente ha qualche problema di natura sessuale e relazionale. È sempre la solita storia: nessuna donna se la va a cercare, credete davvero che una donna voglia essere palpeggiata o peggio? Credete davvero che una persona appassionata, che ha speso tempo e denaro per dedicarsi alla propria arte, possa essere trattata in questo modo solo perché qualcuno non concepisce che una donna sia libera?