Giornata internazionale della donna: 9 cose da sapere per celebrare l'8 Marzo

Tante curiosità da conoscere sulla Giornata internazionale della donna (non la festa), che ricorre l'8 marzo di ogni anno.

Non chiamatela festa, perché è una giornata di lotta. L’8 marzo di ogni anno ricorre la Giornata internazionale della donna, una giornata di cortei, manifestazioni e azioni per l’emancipazione delle donne nel mondo, la parità di genere e tutte le rivendicazioni di cui il femminismo da sempre si fa portavoce (tra cui libertà riproduttiva, contrasto alle violenze di genere fisiche, psicologiche ed economiche).

Questa Giornata nasce negli Stati Uniti nel 1909, sebbene sia prodromi a essa la II Internazionale socialista e le lotte del protofemminismo in nazioni come Germania, Russia, Regno Unito. In particolare, nelle prime Giornate, al centro ci fu il diritto di voto, ovvero l’ottenimento di un suffragio universale che non fosse solo maschile.

Quando si parla di Giornata internazionale della donna, ieri come oggi, è facile che si incorra in luoghi comuni. Da un lato si criticano le donne che ne fanno una festa in giro con le amiche di sera in minigonna – quando ogni donna nel mondo dovrebbe sentirsi libera, se vuole e se ne ha tempo, di uscire ogni sera con chi vuole e vestendosi come vuole.

Ci sono poi chiaramente quei retaggi altrettanto maschilisti, per cui si lamenta come le conquiste delle donne in termini di diritti abbiano ridimensionato i diritti degli uomini – tralasciando il fatto che se i diritti non sono per tuttə sono invece privilegi.

E non mancano neppure le fake news storiche. In generale sono tantissime le chicche e le curiosità che circondano la Giornata internazionale della donna, e conoscerle significa entrare in contatto con quella parte di noi che è pronta alla lotta, per noi stesse e per le nostre “sorelle” di tutto il mondo.

1. Il retaggio della fabbrica Cotton

Ad alcuni e alcune di noi sarà capitato anche a scuola di sentir parlare della strage della fabbrica Cotton di New York, che avrebbe dato vita alla Giornata internazionale della donna. Ma le fake news non esistono solo oggi, ma dacché l’essere umano ha una memoria scritta degli eventi, vengono costruite ad hoc falsità per qualche ragione. Una delle falsità è proprio questa: non c’era nessuna fabbrica Cotton, e non c’è stata nessuna strage quindi. Però nel 1911 è davvero andata a fuoco una fabbrica nella Grande Mela: si trattava della fabbrica Triangle e a morire furono operaie e operai, donne e uomini, chiusə dentro per essere costrettə a lavorare. Fu su questo crimine reale – una strage operata in spregio di quelle che oggi sono norme di sicurezza e diritti garantiti almeno negli Usa – che venne costruita la fake news, forse per sminuire il ruolo delle donne che riuscirono a creare questa Giornata di lotta in tutto il mondo, donne che erano socialiste, e in un mondo che di lì a poco – dopo la Rivoluzione Russa prima e dopo la Seconda Guerra Mondiale poi – avrebbe cercato di mettere un muro verso il comunismo, si è sminuito il valore di quelle donne coraggiose. Questa fake news ha una piccola appendice: la commemorazione delle operaie della fabbrica Cotton con una marea di mimose, ma come vedremo tra poco, è un’altra storia.

2. Perché le mimose

La prima Giornata internazionale della donna in Italia è datata 1922, ma probabilmente sappiamo anche che nell’ottobre di quello stesso anno ci fu la Marcia su Roma e quindi l’avvento ufficiale del fascismo come totalitarismo imperfetto di Stato. Questo significa che tutte le libertà, comprese anche e soprattutto quelle delle associazioni di emancipazione femminile, furono soppresse, e lo furono fino al 1946, anno in cui finalmente anche in Italia le donne in lotta poterono uscire allo scoperto. Così per il loro corteo di quell’anno le organizzatrici, l’Unione delle Donne Italiane, scelsero come fiore-simbolo la mimosa, un fiore di ampia reperibilità nel mese di marzo nel nostro ecosistema.

3. Non sempre mimose

Nel periodo in cui Mario Scelba – sì, lo stesso politico che avrebbe proposto la legge contro una possibile rifondazione del Partito Fascista – era ministro dell’Interno, dal dopoguerra fino agli inizi degli anni ’60, le donne che manifestavano con le mimose si vedevano sequestrare i fiori oppure venivano multate.

4. Il ruolo delle donne socialiste

Non si può ignorare che nella genesi della Giornata della donna abbiano giocato un grosso ruolo preparatorio le donne socialiste tedesche. Fin dalla fine del XIX Clara Zetkin compì un’opera di informazione, sensibilizzazione e lotta sulle problematiche legate alla subalternità delle donne in Germania, e in questo ebbero ruolo e affiancamento anche la Lega di Spartaco e la sua esponente più nota, Rosa Luxemburg. Tuttavia, quando ci fu da trovare una quadra per una giornata internazionale di lotta comune, le socialiste tedesche non videro di buon occhio l’inclusione anche delle donne borghesi: per loro le donne proletarie erano la sola priorità. Ma, come avremo capito solo molti decenni dopo, non ci può essere femminismo senza inclusione e intersezionalità.

5. La conferenza di Ravensbruck

Come detto, l’avvento dei regimi totalitari, in Italia e in Europa nel XX secolo, non arrise alle donne impegnate nella lotta per l’emancipazione e molte di loro furono catturate come prigioniere politiche e tradotte nel campo di concentramento di Ravensbruck. Qui l’8 marzo 1945 la partigiana Teresa Noce tenne una conferenza in cui parlò alle altre donne la necessità delle lotte femminili: nella sua autobiografia si racconta di come tante prigioniere, a rischio della propria vita, entrarono nella sua camerata dalle proprie solo per ascoltarla.

6. Quel 1972 con Jane Fonda a Roma

Nel 1972 per la Giornata della donna, tantissime attiviste, tra cui l’attrice Jane Fonda, protestarono a Campo de’ Fiori a Roma, venendo caricate dalla polizia. Quel giorno si manifestava per il divorzio (che sarebbe diventato legge nel 1974), per l’aborto (che sarebbe stato garantito dal 1981) e per l’omosessualità (che avrebbe cessato di essere considerata una malattia mentale nel 1990).

7. Parità di genere? C’è la Giornata dell’uomo

I detrattori della Giornata della donna rivendicano il diritto di avere una Giornata dell’uomo: chiaramente non si tratta di una manifestazione di lotta, perché gli uomini hanno storicamente goduto di privilegi. Si tiene il 19 novembre ed è incentrata sulla salute maschile, ma anche sull’opposizione al machismo tossico e alla parità di genere, ovviamente in favore di tutti i generi.

8. Le “bambine ribelli”

Se volete scoprire fin da piccolə chi sono le donne che hanno cambiato il mondo, esiste un libro per bambine e bambine che si intitola “Storie della buonanotte per bambine ribelli”. In realtà si tratta di una fortunata serie di volumi di Elena Favilli e Francesca Cavallo, che hanno raccolto centinaia di figure femminili potenti, che vanno da Ipazia di Alessandria ad Artemisia Gentileschi, passando per Frida Kahlo, Yoko Ono, Valentina Tereshkova e Margaret Thatcher.

9. L’effetto Matilda e l’effetto Scully: come il mondo va verso la parità

Tanta strada va fatta su diritti e parità, ma c’è speranza per il futuro. Se da un lato esiste l’effetto Matilda, ovvero quel fenomeno per cui le vittorie delle donne nelle scienze vengono solitamente attribuite agli uomini che sono loro intorno (come mariti-scienziati con cui lavorano in team), esiste per fortuna l’effetto Scully. Si tratta di un fenomeno fortunato che è seguito alla messa in onda della serie X-Files: una dei due protagonisti era una donna, scienziata e agente dell’Fbi, Dana Scully. Grazie a questa figura d’immaginazione, ci fu un incremento progressivo delle ragazze che si iscrissero a facoltà scientifiche o tecnologiche, nella vita reale.

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