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Galleria: Mary Shelley, la “mamma di Frankenstein” che fu più “mostruosa” della sua creatura

Mary Shelley, la "mamma di Frankenstein" che fu più "mostruosa" della sua creatura

Nella storia di "Frankenstein", uno dei libri più famosi di tutti i tempi, è possibile rintracciare la vita e i drammi della sua autrice. In quanto donna e scrittrice, Mary Shelley venne trattata come una reietta ed emarginata dalla società, proprio come la "creatura" del suo libro più famoso

Mary Shelley non era una donna come tutte le altre. Le donne dell’Ottocento non dovevano scrivere libri, figuriamoci un romanzo cupo come Frankenstein. Non potevano trasgredire le regole della società. Dovevano solo sposarsi, essere buone mogli, sorelle e madri, ed è per questo che i critici del suo tempo arrivarono a sostenere che lei fosse mostruosa proprio come il personaggio che aveva creato, come raccontato dalla scrittrice Charlotte Gordon sul sito Literary Hub.

Frankenstein è la storia di un uomo ossessionato dall’idea di creare la vita, che poi finisce per abbandonare la sua creatura a se stessa. Pubblicato anonimamente nel 1818 e considerato il primo vero romanzo di fantascienza, parla di innocenza e peccato, creazione e distruzione, ma soprattutto della paura del diverso. Ecco perché, fin dalla sua prima apparizione, scandalizzò i lettori, che si domandavano chi mai avesse potuto scrivere una storia così macabra e folle, che andava contro i precetti della religione. Quando si scoprì che l’autore era una donna, Mary Shelley, lo scandalo crebbe a dismisura.

Mary Shelley (1797-1851), nata Mary Wollstonecraft Godwin, era figlia della celebre filosofa Mary Wollstonecraft, antesignana del movimento femminista, e di William Godwin, romanziere e politico. Pur non avendo mai conosciuto la madre, morta dieci giorni dopo il parto, Mary non smise mai di inseguire le idee rivoluzionarie che lei aveva introdotto. Il padre, invece, continuò a vivere nel ricordo della moglie, lodandone il genio, l’intelligenza e il coraggio.

Per tutta la sua vita, Mary cercò di incarnare i principi filosofici della madre e fu proprio per questo motivo che decise di dedicarsi alla scrittura e di condurre un’esistenza libera. Con questo spirito da donna indipendente, a soli 16 anni si invaghì dell’allora 21enne Percy Bysshe Shelly. Quintessenza del poeta romantico, grazie ai suoi occhi intensi e ai suoi capelli rossi scompigliati, anche lui si innamorò subito di Mary. Simbolicamente, i due giovani si incontravano di notte sulla tomba della madre di lei.

Sfortunatamente, Percy aveva già una moglie. Non c’era nulla di peggio, per una donna dell’Ottocento, di una relazione con un uomo sposato. Mary non si lasciò scoraggiare e decise di abbandonarsi all’amore, scappando in Francia con Shelley. Quando tornarono, Mary si rese conto di quanto la società potesse essere spietata: suo padre si rifiutò di parlare con lei e anche gli amici le voltarono le spalle. Mary aspettava una figlia da Percy, ma la bambina nacque prematura e morì pochi giorni dopo il parto, gettandola nello sconforto. Ironicamente, Mary e Percy poterono sposarsi solo nel 1816 in seguito al suicidio della moglie di lui.

In mezzo a tutti questi avvenimenti tumultuosi, Mary Shelley non abbandonò mai la scrittura. Nel 1816, dopo aver dato alla luce il piccolo William, Mary e Percy decisero di portarlo in Svizzera, per respirare aria più sana, e lì conobbero il grande poeta Lord Byron. Grazie alla sua vicinanza, Mary ebbe l’opportunità di riflettere sulla scrittura e migliorarsi. Fu in quel contesto che iniziò a scrivere Frankenstein, pubblicato due anni più tardi, quando lei aveva solo vent’anni.

L’attenzione di Mary Shelley al punto di vista della creatura era ovviamente dettata dalla sua esperienza: sua madre era morta dopo il parto, suo padre l’aveva rifiutata e la società l’aveva condannata per aver scelto di vivere con l’uomo che amava. Non è un caso, inoltre, il fatto che in Frankenstein non ci siano figure femminili forti. Le donne non avevano voce e Mary lo sapeva bene: ecco perché una società in balìa dell’ambizione maschile, come quella in cui lei viveva, non poteva che portare a distruzione e ingiustizia.

Nel 1818, dopo la pubblicazione del suo libro (che non le portò nessun guadagno), Mary si trasferì con il marito in Italia. Durante il soggiorno italiano, a Viareggio, la coppia perse altri due figli (William e Clara). Solo il quarto, Percy Florence, riuscì a sopravvivere ai genitori. Nel 1822, a causa del cattivo tempo, Percy Bysshe Shelley morì durante la traversa in barca del Golfo della Spezia. Devastata per la morte del marito, Mary tornò in Inghilterra e dedicò il resto della sua vita al figlio e alla carriera da scrittrice, che le permise in qualche modo di mantenersi da sola. Morì a 54 anni, molto probabilmente di tumore al cervello, dopo dieci anni di malattia.

Mary Shelley, la “mamma di Frankenstein” che fu più “mostruosa” della sua creatura

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