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Galleria: Le “madri nascoste” nelle foto dei bambini dell’Ottocento

Le “madri nascoste” nelle foto dei bambini dell’Ottocento

Le "madri nascoste" nelle foto dei bambini dell'Ottocento
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Quelle che si vedono nelle immagini non sono spiriti, né tanto meno delle presenze oscure che aleggiano vicino ai bambini ritratti. Si tratta invece delle loro madri, bardate – o nascoste – dalla testa ai piedi per una buona ragione. A parlare di questi foto-ritratti che hanno visto protagonisti numerosi bambini dell’Ottocento è stata l’artista italo-svedese Linda Fregni Nagler: attraverso il suo interessante libro The Hidden Mother (letteralmente, La Madre Nascosta), la fotografa narra di come in questi scatti la figura materna venisse nascosta e spesso utilizzata come mobilia o oggetto stesso dell’ambientazione per la foto. Peccato solo che il risultato degli scatti sia ben lontano da tutto ciò, anzi: il genitore in queste fotografie d’epoca diventa una figura inquietante, quasi maligna o demoniaca. Non per niente, il fenomeno delle “Madri Nascoste” nelle fotografie ha ispirato numerose novelle o film dell’orrore: basti pensare alla pellicola del 2012 The Woman in Black che vede protagonista un giovane Daniel Radcliffe appena uscito dall’universo potteriano alle prese con un’oscura presenza materna totalmente vestita di nero.

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Ma perché vestire in questo modo la madre del soggetto delle fotografie? La soluzione a questo strano quesito è molto semplice e lo spiega anche TPI attraverso una gallery che riprende alcuni scatti presenti proprio al libro di Linda Fregni Nagler: nell’Ottocento, infatti, il processo per lo sviluppo fotografico era lungo e difficoltoso. Senza contare che non esistevano fotocamere digitali o smartphone con i quali scattare fotografie a più non posso prima di decidere la migliore. La possibilità era una sola e spesso si trattava di una spesa ingente tanto che alcune famiglie riuscivano a permettersene solo una in tutta la loro vita; per questo motivo l’unica fotografia scattata doveva risultare perfetta. Le madri portavano così i loro figli dai fotografi, vestendoli accuratamente con gli abiti più preziosi nell’armadio.

Purtroppo però, come anche oggi si sa, è difficile riuscire a scattare con soggetti così piccoli senza che le foto risultino sfuocate o mosse, per questo motivo i fotografi richiedevano alla madre di tenerli fermi travestendosi da tende, sedie o divani. In quel modo la figura materna diveniva parte della mobilia ma allo stesso tempo permetteva al fotografo di scattare senza che l’infante  – soggetto della fotografia – si muovesse. Ciò che emerge da questo foto è però una figura femminile quasi ben definita (alle volte è persino possibile vedere chiaramente un volto o delle mani dietro un divanetto o un telo). Fotografie che mischiano l’arte di epoche ormai passate con una macabra inquietudine. A rendere spettrali queste fotografie è anche la tecnica impiegata per realizzarle: la colpa va quindi al collodio utilizzato per lo sviluppo fotografico dell’epoca. Tale composto trasformava infatti i bianchi candidi reali in colori simili al seppia e, inoltre, accentuava le macchie scure sui travestimenti delle donne, rendendoli ancora più lugubri e macabri.