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Galleria: Chi sono Marsha e Sylvia, le transgender a cui New York dedicherà una statua

Chi sono Marsha e Sylvia, le transgender a cui New York dedicherà una statua

Marsha P. Johnson e Sylvia Rivera, le prime transgender a lottare per i diritti di tutta la loro comunità. Oggi, a queste due icone New York dedicherà una statua.

Chi sono Marsha e Sylvia, le transgender a cui New York dedicherà una statua

Chi sono Marsha e Sylvia, le transgender a cui New York dedicherà una statua
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Negli Stati Uniti delle scioccanti leggi antiabortiste, degli scontri razziali, dei muri costruiti per impedire gli arrivi di clandestini dal Messico si intravede, di tanto in tanto, una mano tesa verso i diritti civili e la commemorazione delle lotte che hanno contribuito a migliorare la condizione di alcune fasce sociali.

L’ultimo esempio sarà la costruzione di una statua dedicata alla memoria di Marsha P. Johnson e Sylvia Rivera, due leggendarie icone del movimento transgender che, in tempi in cui la transessualità era oggetto di una moderna caccia alle streghe, hanno rivendicato il diritto alla propria identità, per sé e per gli altri.

Il monumento, rappresentanti le due figure, campeggerà al Greenwich Village di New York, e la sua realizzazione è sostenuta nientemeno che dalla moglie del sindaco della Grande Mela Bill De Blasio, Chirlane McCray.

Il movimento LGBTQ è sempre stato dipinto come bianco e maschio; questo monumento va contro la tendenza di dipingere tutta la storia di bianco.

Entrambe simbolo della rivolta di Stonewall, Marsha e Sylvia non hanno naturalmente avuto vita facile; l’una ha trovato la morte nel 1992, bollata da molti come “suicidio” ma giudicata tuttora sospetta da più d’uno – e, del resto, non sarebbe sorprendente scoprire che la Johnson sia stata ammazzata, dato che ai tempi quello era un destino piuttosto comune riservato ai transessuali – l’altra, dopo la marcia del Christopher Street Day del 1973 ha preferito tornare alla vita di strada, preda anche degli stupefacenti, fino alla scomparsa, avvenuta nel 2002 per un tumore al fegato. Il suo discorso di quel giorno resta comunque uno dei più memorabili della storia.

Le loro statue saranno senza dubbio tra le prime a essere dedicate a persone transessuali e, a chi si domanda se davvero ci sia il bisogno di un gesto del genere, rispondiamo di : perché, se il nostro paese occupa tristemente le prime posizioni per quanto riguarda le violenze transfobiche – 187 solo dall’inizio del 2019 – ed è al secondo posto in Europa, subito dietro la Turchia, per numero di omicidi di persone transgender (lo riporta l’Arcigay), con ben 37 vittime tra il 2008 e il 2018; se in Russia e in molte altre aree del mondo omosessualità e transessualità sono ancora considerate crimini punibili anche con la morte; se in Cina i transgender sono disposti a mettere a repentaglio la propria vita pur di effettuare le terapie ormonali e le operazioni che consentano loro di cambiare sesso, allora questi sono le prove più evidenti del fatto che Marsha e Sylvia meritano una statua che sia un monito fortissimo contro l’intolleranza.

Ma chi sono state davvero Marsha P. Johnson e Sylvia Rivera? Se non le conoscete, sfogliate la gallery per scoprire le loro vite.

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