Chi sono Marsha e Sylvia, le transgender a cui New York vorrebbe dedicare una statua - Roba da Donne

Chi sono Marsha e Sylvia, le transgender a cui New York vorrebbe dedicare una statua

Chi sono Marsha e Sylvia, le transgender a cui New York vorrebbe dedicare una statua
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Negli Stati Uniti delle scioccanti leggi antiabortiste, dei muri costruiti per impedire gli arrivi di clandestini dal Messico e degli scontri razziali che, nel 2020, hanno portato all’abbattimento di moltissime statue raffiguranti uomini “rei” di essere connessi con lo schiavismo o la segregazione razziale, si intravede, di tanto in tanto, una mano tesa verso i diritti civili e la commemorazione delle lotte che hanno contribuito a migliorare la condizione di alcune fasce sociali.

Un esempio è la costruzione di una statua dedicata alla memoria di Marsha P. Johnson e Sylvia Rivera, due leggendarie icone del movimento transgender che, in tempi in cui la transessualità era oggetto di una moderna caccia alle streghe, hanno rivendicato il diritto alla propria identità, per sé e per gli altri.

Quella notte di soprusi allo Stonewall nel 1969 in cui nacque l'orgoglio LGBT

Del monumento, rappresentanti le due figure, si è parlato nel 2019, con il sostegno nientemeno che della moglie del sindaco di New York Bill De Blasio, Chirlane McCray, e secondo il progetto sarebbe dovuto essere posizionato al Greenwich Village, nella Grande Mela.

Il movimento LGBTQ è sempre stato dipinto come bianco e maschio; questo monumento va contro la tendenza di dipingere tutta la storia di bianco.

Attualmente, della statua non si hanno notizie, perciò non sappiamo se il progetto sia ancora in fase di realizzazione o momentaneamente sospeso, anche a causa delle rivolte che hanno preso di mira proprio i monumenti. Resta il fatto che l’idea di realizzare una statua per queste due grandi attiviste è stato sicuramente un passo importantissimo di civiltà.

Entrambe simbolo della rivolta di Stonewall, Marsha e Sylvia non hanno naturalmente avuto vita facile; l’una ha trovato la morte nel 1992, bollata da molti come “suicidio” ma giudicata tuttora sospetta da più d’uno – e, del resto, non sarebbe sorprendente scoprire che la Johnson sia stata ammazzata, dato che ai tempi quello era un destino piuttosto comune riservato ai transessuali – l’altra, dopo la marcia del Christopher Street Day del 1973 ha preferito tornare alla vita di strada, preda anche degli stupefacenti, fino alla scomparsa, avvenuta nel 2002 per un tumore al fegato. Il suo discorso di quel giorno resta comunque uno dei più memorabili della storia.

Le loro statue, qualora dovessero essere ultimate, saranno senza dubbio tra le prime a essere dedicate a persone transessuali e, a chi si domanda se davvero ci sia il bisogno di un gesto del genere, rispondiamo di : perché, se il nostro Paese, secondo l’indice Trans Murder Monitoring di Transrespect versus Transphobia Worldwide, occupa un triste primo posto in Europa per numero di vittime di trasnfobia (36 vittime tra il 2008 e il 2016); se in Russia e in molte altre aree del mondo omosessualità e transessualità sono ancora considerate crimini punibili anche con la morte; se in Cina i transgender sono disposti a mettere a repentaglio la propria vita pur di effettuare le terapie ormonali e le operazioni che consentano loro di cambiare sesso, allora questi sono le prove più evidenti del fatto che Marsha e Sylvia meritano una statua che sia un monito fortissimo contro l’intolleranza.

Nel Paese in cui i transgender rischiano di morire per poter essere se stessi

Ma chi sono state davvero Marsha P. Johnson e Sylvia Rivera? Se non le conoscete, sfogliate la gallery per scoprire le loro vite.

Articolo originale pubblicato il 31 Maggio 2019