Il fenomeno dei baby influencer: bambini social tra soldi e polemiche

Sempre più baby influencer nelle varie piattaforme social. I bambini diventano macchine da soldi fin da piccolissimi, ma siamo sicuri che sia sempre una buona idea?

La chiamano la generazione dei “social native” ed è quella che, secondo, gli esperti, influenzerà maggiormente desideri e offerta del pubblico. Complici i social network, che di questi bambini fanno delle vere e proprie star fin dalla più tenera età.

Nascono e imparano a usare gli strumenti tecnologici praticamente appena sono in grado di parlare, sanno esattamente il significato di post, like e selfie, e alcuni di loro sono baby influencer da milioni di followers a tutti gli effetti.

Ma ovviamente ci sono anche delle problematiche dietro la sovraesposizione di minorenni sui social; se questo genere di piattaforme espone a pericoli vari anche persone più adulte, con una propria personalità completamente sviluppata e non facilmente manipolabili, figuriamoci quali potrebbero essere le conseguenze su bambini che, spesso, sono davvero molto piccoli.

Il fenomeno dei baby influencer

Un tempo c’erano Disney Channel e trasmissioni dedicate ai più piccoli a far emergere talenti e stelline nascenti dello spettacolo; basti pensare a tutta quella generazione di popstar e attori/attrici, da Justin Timberlake a Britney Spears, passando per Lindsay Lohan, per capire che, venti o trenta anni fa, era soprattutto la tv il mezzo a cui i genitori che volevano soddisfare le proprie velleità artistiche attraverso i figli si rivolgevano. Oggi, invece, l’emergere dei social media ha rivoluzionato la comunicazione e ha avuto un profondo effetto anche su molti aspetti della maternità.

Una ricerca condotta dall’American Psychological Association e pubblicata sul  Journal of Media Psychology ha cercato di indagare la relazione tra ansia postnatale e utilizzo di Instagram nelle madri con bambini piccoli, usando un campione di 210 madri, di età compresa tra i 22 e i 45 anni, con uno o più figli di età inferiore ai 5 anni.

Un questionario online ne ha misurato il livello di ansia, l’utilizzo di Instagram e diversi tratti potenzialmente moderatori, scoprendo che in alcune donne, quelle con un orientamento al confronto sociale più elevato, e quelle con un’autostima più bassa, si generava più ansia soprattutto di fronte ai profili social delle InstaMums, madri rese famose da Instagram.

Ma questo, ovviamente, è solo un aspetto, che riguarda in maniera limitata i baby influencer; i social ne presentano un vero e proprio esercito, soprattutto su Instagram e Tik Tok. Su quest’ultima piattaforma, in particolare, la schiera delle e dei famosissime/i che ancora non hanno raggiunto la maggiore età è davvero notevole, a partire da Charli D’Amelio, 17 anni ancora da compiere e guadagni multimilionari, Josh Richards, 18 anni, Nessa Barrett, 17 anni.

Il funzionamento di un social come Tik Tok è estremamente semplice: si guadagna facendo video molto brevi, da un minuto massimo, e conquistando followers. Anche per queste giovanissime star, però, si prospettano gli stessi rischi delle baby stelle del cinema e della tv, avvertono gli studiosi.

Abbiamo avuto casi di bambini star in epoche e tempi diversi. Ma questa è una versione più avanzata e iper di tutto questo –  ha detto a Insider Ciarán Mc Mahon, autore di The Psychology of Social Media – Non so come andrà a finire, ma la storia suggerirebbe che non sarà bello.

Gli fa eco la psicologa Pamela Rutledge:

La tua capacità di valutare il rischio, la tua capacità di esprimere alcuni giudizi cognitivi per pianificare in anticipo, tutte queste cose sono abilità cognitive che si sviluppano in quel periodo di tempo [l’adolescenza, ndr.] Vivere la fama durante l’adolescenza rende ancora più difficile per le celebrità mantenere il controllo della realtà. Tutti vogliono essere famosi. Ma in realtà, per la maggior parte di noi, questo non è il mondo reale.

Insomma, la celebrità rapidamente e precoce potrebbe far precipitare nel baratro; i casi di Drew Barrymore, o Corey Feldman, ne sono un esempio.

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Secondo gli psicologi Donna Rockwell e David Giles esistono “quattro fasi temporali” nella mente di una celebrità: “amore/odio, dipendenza, accettazione e adattamento”.

Quando una persona diventa famosa, c’è così tanta attenzione sulla persona famosa che, neurologicamente, dimenticano come ‘sintonizzarsi’, ovvero, in altre parole, come avere un’empatia appropriata e sana per le altre persone. Non è nemmeno una scelta, ma ricevono così tanta attenzione che i neuroni perdono la memoria rispetto a ciò che è necessario, fino perdere il senso dell’empatia.

In questa situazione non fanno eccezione i baby influencer: la dipendenza dai social media rappresenta già un problema per la maggior parte dei bambini della Generazione Z, indipendentemente dal numero di followers, sostengono gli studiosi, ma a maggior ragione per quelli molto popolari.

Secondo The ‘online brain’: how the Internet may be changing our cognition, l’attenzione dei social media di qualsiasi tipo può “quantificare direttamente il nostro successo (o fallimento) sociale, fornendo metriche chiare “; insomma, è facile basare la propria popolarità su mi piace, follower e visualizzazioni.

Data la natura avvincente di questo feedback immediato e auto-definitivo, le società di social media possono persino trarre vantaggio da questo per coinvolgere al massimo gli utenti. Tuttavia, prove crescenti indicano che fare affidamento sul feedback online per l’autostima può avere effetti negativi sui giovani.

Quando quel successo sociale quantificato, o la sua mancanza, viene amplificato sotto forma di fama, può essere estremamente difficile trovare un senso di autostima al di fuori di quell’attenzione. Insomma, le persone finiscono per diventare ossessionate dalla propria visibilità. Mc Mahon ha inoltre aggiunto:

Gli algoritmi che sono alla base praticamente di ogni servizio di social media oggi ci costringono a competere per la visibilità. In quanto tali, questi adolescenti si trovano a competere l’uno contro l’altro per mantenere la visibilità, una competizione in cui solo i servizi di social media hanno successo.

I baby influencer in Italia

Per quanto possa essere discutibile permettere a bambini, spesso davvero piccolissimi, di contendersi popolarità e followers sui social, anche in Italia ci sono diversi baby influencer con una “carriera” già avviata alle spalle. Parliamo ad esempio di Nathan Leone Di Vaio, primo figlio del blogger – e a sua volta influencer – Mariano Di Vaio, che ha un account Instagram molto seguito, gestito dalla mamma, Eleonora Brunacci Di Vaio. Ma c’è anche la piccola Gaia Buru Buru, che di anni ne deve ancora compiere 5.

Baby influencer, in un certo qual senso, lo è anche Leone Lucia Ferragni, primogenito di Chiara Ferragni e Fedez, che non ha un proprio account social ma decine di fanpage seguitissime, e compare molto spesso sui profili dei genitori.

Baby influencer: polemiche e controversie

Chiaramente i social non hanno solo aspetti negativi; molti ragazzi e ragazze, ad esempio, li usano anche per mandare messaggi importanti o per far conoscere tematiche di cui si parla generalmente poco.

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La stessa Charli D’Amelio, assieme alla sorella Dixie, sostiene diversi progetti umanitari, ad esempio per Unicef, o contro bullismo e body shaming.

Ma ovviamente bisogna prestare particolare attenzione agli aspetti meno buoni; primo fra tutti, il grande rischio di emulazione che corre tra i giovanissimi che accedono ai social, soprattutto per quanto riguarda alcune challenge che, come abbiamo tristemente visto nel recente passato, spesso possono anche dimostrarsi mortali.

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Prima di questo drammatico episodio, ricordiamo anche il caso della Blue Whale che, si tratti o meno di bufala, ha comunque posto l’accento sui tanti pericoli che Internet riserva ai nostri bambini; non è quindi difficile comprendere perché in generale molti esperti siano concordi nello sconsigliare l’accesso ai social per i più piccoli, o che, se proprio vogliono farlo, almeno siano seguiti da un adulto costantemente.

Nel caso dei baby influencer, ovviamente, le polemiche sono di altro tipo: è proprio necessario sovraesporre in questo modo i bambini, facendoli diventare vere e proprie macchine da soldi per qualche sponsor? Per un genitore che decida di far avventurare il proprio bambino in questo mondo, ovviamente c’è l’onere di fargli capire dove stia il limite, che non sempre però è facile da distinguere.

Ma come fare con haters e critiche che, inevitabilmente, piovono a chiunque decida di mostrare attimi della propria vita sui social? È giusto esporre bambini, anche molto piccoli, alla mercé di ogni tipo di commento, insulti compresi?

Per i genitori dei baby influencer lo sforzo è triplo, insomma: cercare di guadagnare soldi senza far perdere ai più piccoli il contatto con la realtà, e al contempo senza perderlo loro stessi. Molte volte, infatti, i bambini esposti sui social sono così piccoli da pensare che difficilmente abbiano scelto con cognizione di causa di comparire su una piattaforma pubblica con un proprio profilo.

C’è quindi da domandarsi se, invece, non siano “usati” come strumenti dai genitori per soddisfare le proprie ambizioni mancate. Proprio come un tempo si faceva con il cinema e la tv, insomma.

Baby influencer: i più famosi e controversi

Nella nostra gallery abbiamo mostrato una carrellata dei baby influencer più celebri del momento; abbiamo scelto di non inserire Charli D’Amelio considerando che, a 17, possa almeno aver avuto possibilità di scelta rispetto alla decisione di aprire un profilo social; quelli della nostra gallery sono invece influencer molto piccoli, che comprensibilmente sono stati indirizzati alla “carriera” dai genitori.

Il fenomeno dei baby influencer: bambini social tra soldi e polemiche
Fonte: instagram @itsnorthie
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Articolo originale pubblicato il 14 Aprile 2021