Fare rage applying (però bene!): quando la rabbia ti fa trovare un lavoro migliore

I lavoratori sono sempre più frustrati e arrabbiati, specialmente i più giovani: senso di ingiustizia, di poco riconoscimento professionale ed economico, tensioni sul lavoro, sono solo alcune delle condizioni che scatenano la ricerca impulsiva e dettata dalla rabbia di un altro impiego.

Negli ultimi anni stiamo assistendo a cambiamenti sempre più evidenti nel mondo del lavoro e della gestione di esso da parte soprattutto delle generazioni più giovani. E con giovani, non si intende solo la Gen Z, ma anche i Millenials, che si sono ritrovati in un settore che, soprattutto in Italia, fatica a comprendere i bisogni e le esigenze dei lavoratori. Lo dimostrano fenomeni noti ultimamente, come il Quiet Quitting, e un altro trend si sta diffondendo sempre di più tra i dipendenti insoddisfatti, ovvero il Rage Applying.

Cos’è il Rage Applying

L’espressione rage applying significa “candidarsi da arrabbiati“, “candidatura in preda alla rabbia”, ed è una tendenza in crescita che si manifesta tra i lavoratori che entrano in uno stato di frustrazione e rabbia nei confronti del loro attuale impiego. Le parole Rage Applying è nata su TikTok, in un video caricato da un utente talmente stufo del suo lavoro che si era candidato a 15 lavori diversi contemporaneamente. Grazie a questa ricerca istintiva, alla fine ne ha ottenuto un altro con condizioni migliori e uno stipendio più alto.

Questo episodio ha dato un nome a ciò che stava e sta ancora accadendo in diverse aziende, nel mondo del lavoro in generale. A differenza delle generazioni precedenti, i giovani lavoratori ricercano condizioni migliori. Un maggiore equilibrio tra vita privata e professionale, un trattamento equo e un lavoro che abbia un significato, che dia soddisfazione. Non si tratta quindi di un capriccio, voler ricevere uno stipendio maggiore lavorando meno, ma pretendere il giusto riconoscimento per il lavoro svolto, cosa che al giorno d’oggi raramente accade.

Il Rage Applying è una risposta ad ambienti lavorativi, e in generale un settore che, specialmente in Italia, non valorizza i propri dipendenti. In molte realtà è difficile confrontarsi direttamente con i superiori, gli investimenti sono riservati al guadagno dell’azienda, non a migliorare le condizioni di chi ci lavora. Contesti talvolta tossici, rapporti tra colleghi e tra dipendenti e titolari negativi, poco stimolanti. Troppo spesso lo stress supera di lunga la soddisfazione lavorativa e la voglia di fare una carriera professionale.

Rage Applying: perché avviene questo fenomeno?

Il fenomeno, che nel frattempo è cresciuto, ha attirato l’attenzione sociale e culturale. Pertanto si è cercato di analizzare come funziona e soprattutto perché avviene. Il cosiddetto Rage Applying si manifesta quando i candidati, in uno stato di frustrazione e rabbia nei confronti del loro attuale impiego, iniziano a inviare candidature come reazione, come sfogo. Sembra essere infatti associato, non a caso, alla Sindrome del Burnout e allo stress lavoro-correlato.

Carico di lavoro sproporzionato rispetto al compenso economico, ruoli non ben definiti che portano persone a lavorare molto di più di altre senza che venga nemmeno notato né riconosciuto. Qualità di vita all’interno del posto di lavoro poco salubre, dinamiche e situazioni che rendono frustrante e ansioso doversi recare a lavoro. Si nota, infatti, che in molti casi si inviano curriculum a tutti i tipi di aziende e ci si candida per ogni tipo di posizione pur di cambiare lavoro, senza guardare alle effettive qualifiche.

Questo dimostra come le cause del fenomeno di Rage Applying siano profondamente radicate nei luoghi di lavoro. Non tanto in un settore o in un altro. Cambiare continuamente impiego non risolve il problema. Né dei dipendenti, che senza una ricerca mirata e un progetto lavorativo chiaro non mutano il senso di frustrazione e malcontento. Tantomeno dei titolari di lavoro, che ogni volta si ritrovano a dover far fronte a un mercato del lavoro già difficile, anche per quanto riguarda le assunzioni.

Per questo, come vedremo nel prossimo paragrafo, è necessario fare Rage Applying nel modo corretto, in modo che la rabbia e la “fame” di giustizia e miglioramento delle proprie condizioni di vita portino a un effettivo salto di qualità. Che sia nello stesso posto di lavoro o altrove. E soprattutto è importante che i datori di lavoro inizino ad essere più disponibili e pronti all’ascolto, al dialogo, alla negoziazione. Senza aspettare che i dipendenti siano disperati e minaccino di andarsene.

Come fare bene Rage Applying per guadagnarci (e non bruciarsi)

Questi sono i problemi che dovrebbero considerare i datori di lavoro, specialmente quando notano un aumento di dimissioni. In attesa che qualcosa cambi in questo senso, un dipendente può scegliere di lottare all’interno del posto di lavoro per ottenere miglioramenti. Questo se, nonostante l’ambiente e i problemi, rimane una professione che gli piace e su cui vuole continuare a puntare. Oppure cercare un’alternativa, che però deve portare a lavorare e vivere meglio, non ritrovarsi con gli stessi o con altri problemi.

Ecco perché è importante, quando la rabbia e la frustrazione aumentano, non lasciarsi accecare da questi sentimenti inviando decine di curriculum al giorno in maniera sconclusionata pur di andarsene. In questo modo si ha molta più probabilità di ritrovarsi nuovamente infelici, e far partire un circolo vizioso malsano. Vediamo allora come sfruttare la rabbia per far crescere positivamente la propria carriera e guadagnarci, senza invece bruciarsi le possibilità migliori o pentirsi.

1. Usare la rabbia

La rabbia è un’emozione fortissima, serve a reagire, a comprendere quando qualcosa non va, spesso di fronte a quella che viene interpretata come un’ingiustizia. Il cervello sprigiona adrenalina e cortisolo, che portano a due possibili reazioni del corpo: l’attacco o la fuga.

Spesso, non potendo “attaccare” in maniera diretta e spinti dalla rabbia sul luogo di lavoro, per evitare richiami o licenziamenti, l’unica alternativa che pare possibile è andare via.

In realtà, in questo caso, è bene sfruttare la rabbia a proprio vantaggio. Il problema di chi si brucia con il Rage Applying è dove indirizza questa rabbia, che, invece di danneggiare le possibilità, può essere una fonte di energia e motivazione.

2. Prendersi del tempo

L’impulsività non è per forza negativa, aiuta a prendere decisioni e anche dei rischi, che, se troppo ponderati, non si farebbero. A volte questi salti nel vuoto non portano al risultato sperato, altre volte sorprendono. Va bene quindi decidere, spinti dalla rabbia, di cambiare lavoro, ma è bene riflettere su dove indirizzare la rabbia. Per farlo è necessario, dopo che si cercano offerte in maniera impulsiva e rapida, aspettare almeno 2 o 3 giorni prima di inviare la candidatura.

Durante questo tempo infatti la rabbia, scatenata da un episodio o una giornata particolarmente stressante, ha modo di scemare. Si può usare il tempo a disposizione per comprendere meglio cosa abbia realmente spinto a cercare un altro impiego. E soprattutto dove si vuole andare, cosa si sta cercando per stare meglio. Concentrandosi non tanto su cosa non si vuole più trovare in un nuovo ambiente lavorativo, ma soprattutto cosa si cerca e desidera per migliorare le proprie condizioni.

3. Non ignorare i pattern

Quando si fa Rage Applying è importante non ignorare il pattern che si sta creando, specialmente quando ha già cambiato più di una volta lavoro con questo metodo. Anche se ogni scelta può sembrare giustificata nel momento, la ripetizione di decisioni affrettate può compromettere la crescita professionale, la credibilità e la costruzione di competenze.

Fermarsi ad analizzare i circoli viziosi e i pattern, invece di reagire d’istinto, permette di capire se si sta davvero cercando un miglioramento. O se invece si sta evitando di affrontare difficoltà che fanno parte di qualsiasi percorso lavorativo. Riconoscere questi schemi è il primo passo per fare scelte più consapevoli e favorevoli al proprio futuro professionale.

4. Migliorare il CV e mirare la ricerca

Per fare Rage Applying in maniera favorevole invece che controproducente, è bene anche decidere come e dove indirizzare le proprie candidature. Infatti, piuttosto che inviarne centinaia in modo indiscriminato, è molto più utile innanzitutto migliorare la qualità del proprio curriculum e della lettera di presentazione. Un CV interessante, curato, mirato e coerente con il ruolo desiderato aumenta concretamente le possibilità di essere selezionati.

Inoltre, anche se in quel momento sembra che qualsiasi lavoro sia una ventata di aria fresca rispetto all’ambiente ormai soffocante, è importante superare il momento di rabbia per cercare di mirare il più possibile la ricerca. Puntare su obiettivi chiari, selezionare le opportunità in linea con il proprio profilo e personalizzare le candidature è una strategia più efficace e sostenibile rispetto a una ricerca frenetica e poco focalizzata.

5. Alternative al Rage Applying

Se il Rage Applying può essere un buon metodo in certi casi, per altre può non essere la maniera più giusta per riuscire nell’intento di migliorare la propria vita professionale. Esistono delle alternative, che potrebbero risultare più efficaci e meno rischiose. Una di queste è usare la frustrazione riguardo alcuni aspetti del proprio lavoro, e cercare di negoziare, fare leva sulla volontà di cambiare lavoro per ottenere miglioramenti nell’impiego attuale.

Un altro sistema utile è il Networking più paziente e a freddo, ovvero usare quel tempo che dicevamo prima di attesa a inviare i CV per aggiornare il curriculum, il profilo LinkedIn. Per fare una ricerca ponderata, annotare aziende e professionisti che ispirano, che danno buone impressioni, e avviare conversazioni nelle settimane successive. In modo da iniziare ad aprirsi una strada, a vagliare le possibilità concrete o meno di trovare un miglioramento di lavoro.

Infine, un consiglio che fa bene a tutti i dipendenti indecisi è quello di, prima di prendere decisioni affrettate, parlarne con qualcuno. Sarebbe meglio evitare di parlare coi colleghi di questo argomento, a meno che tra di essi non ci sia un amico fidato. Amici, famigliari o professionisti come uno psicologo, possono ascoltare e far vedere la situazione da altre prospettive che aiutano a capire meglio quale siano i problemi più grandi e i passi successivi migliori.

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