Sai quanto guadagna il tuo collega? L'importanza della trasparenza salariale sul lavoro

Con l'espressione trasparenza salariale ci si riferisce a tutte quelle pratiche, legislative e aziendali, che permettono ai lavoratori di avere una panoramica chiara e accessibile sugli stipendi, sulle diverse fasce retributive e sui criteri con cui vengono decisi gli stipendi all'interno di una realtà professionale. Da dibattito accademico, il Salary Transparency Trend sta diventando ormai una solida realtà: vediamo cosa sta cambiando.

Parlare di soldi, si sa, per molte persone continua a essere ancora un tabù. Soprattutto quando si tratta di stipendi e, a maggior ragione, nel medesimo contesto lavorativo. Il Salary Transparency Trend, o trasparenza salariale, però, non è più solo un dibattito fine a se stesso o relegato all’ambito accademico, ma sta assumendo sempre di più i tratti di una normativa concreta, in particolar modo in Unione Europea.

In Italia e in buona parte d’Europa, infatti, sta per entrare in vigore una direttiva che sfida il segreto salariale e consentirà di sapere quanto guadagna un collega con le medesime mansioni e il medesimo livello.

Ma perché la trasparenza salariale sul lavoro è importante e potrebbe cambiare concretamente il mondo professionale? Scopriamolo insieme.

Cos’è la trasparenza salariale e perché se ne sta parlando

Con l’espressione trasparenza salariale ci si riferisce a tutte quelle pratiche, legislative e aziendali, che permettono ai lavoratori di avere una panoramica chiara e accessibile sugli stipendi, sulle diverse fasce retributive e sui criteri con cui vengono decisi gli stipendi all’interno di una realtà professionale.

Una trasparenza che, tuttavia, non è mai stata realmente incentivata. Storicamente, infatti, parlare di soldi è sempre stato considerato un vero e proprio tabù, un tema di cui non è “appropriato” parlare con le altre persone, men che meno con i propri colleghi.

Di qui, la tendenza generale a non condividere informazioni sui contratti e sui salari e a non discutere di quanto guadagna un collega di pari livello. Questa “omertà” ha, dunque, contribuito alla creazione di una disparità salariale sempre più marcata, soprattutto tra generi e gruppi sociali, mantenuta opaca e nascosta proprio dal silenzio che da sempre gravita intorno a tali tematiche.

Questa inclinazione, però, sta mutando, e sempre più velocemente. Il Salary Transparency Trend, per esempio, ha già trovato diffusione negli Stati Uniti, dove alcune normative statali hanno già iniziato a obbligare le aziende a pubblicare le fasce salariali di riferimento negli annunci di lavoro, al fine di contrastare discriminazioni e disuguaglianze retributive causate da etnia e genere.

Ne è un emblema il Massachusetts, dove il 29 ottobre 2025 è entrata in vigore una legge che prevede multe salate per tutti i datori di lavoro che non rispettano la trasparenza salariale, proibendo le eventuali ritorsioni contro i lavoratori che richiedono tale informazione e cercano di esercitare i propri diritti.

La nuova normativa europea: cosa cambierà nel 2026-2027

Il Salary Transparency Trend, tuttavia, non riguarda solo i Paesi d’oltreoceano, ma anche l’Unione Europea. Si tratta della Direttiva UE 2023/970 del Parlamento Europeo e del Consiglio approvata nel 2023, la quale si propone di favorire la trasparenza salariale e contrastare, al contempo, il gender pay gap e tutte le discriminazioni che possono sussistere in sede lavorativa.

Il Consiglio dei Ministri italiano ha approvato in esame preliminare lo schema di decreto legislativo che recepisce la Direttiva, allineandosi, così, a quanto esposto da quest’ultima: prefiggersi lo scopo di eludere il cosiddetto “segreto salariale” e dare il diritto, a lavoratori e lavoratrici, di conoscere le retribuzioni dei colleghi con lo stesso lavoro o un lavoro di pari valore.

Nello specifico, la Direttiva consente ai lavoratori di chiedere in forma scritta informazioni relative ai livelli retributivi medi di colleghi della propria azienda che svolgono la medesima mansione, disaggregati per ruolo e genere, si applicherà a datori di lavoro pubblici e privati e riguarderà i lavoratori subordinati (compresi i contratti a termine e i dirigenti) e i candidati.

Il decreto, infatti, coinvolgerà anche gli annunci di lavoro, che dovranno indicare la retribuzione iniziale o, in ogni caso, la fascia prevista per l’impiego richiesto. Al contempo, i datori di lavoro non potranno più chiedere informazioni riguardanti la RAL precedente del candidato, al fine di dissuadere eventuali disparità di trattamento salariale.

La Direttiva, che dovrà essere accolta dagli Stati membri entro giugno 2026 – per poi divenire operativa nell’arco temporale compreso tra il 2027 e il 2031 -, si propone, infine, di eliminare il divario di genere: nel caso in cui dovesse emergere un gap retributivo non giustificato pari o superiore al 5%, infatti, il datore di lavoro sarà incentivato a motivarlo e, contestualmente, sarà avviata una valutazione congiunta con le rappresentanze sindacali e l’Ispettorato del lavoro per risolverlo.

Perché conoscere quanto guadagna il tuo collega è un passo verso l’equità

Il provvedimento potrà rappresentare, in questo modo, un passo decisivo verso l’uguaglianza e l’equità. Come precisa Marina Calderone, ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali:

[La Direttiva] Rafforza gli strumenti per rendere effettiva la parità salariale. Il testo potrà arricchirsi ulteriormente durante il passaggio parlamentare e gli ulteriori confronti con le parti sociali, perché la valorizzazione del talento di tutte e di tutti è una condizione essenziale per un mondo del lavoro moderno e inclusivo.

Lo sottolinea anche Antonio Naddeo, presidente dell’Aran – Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni:

Il 2026 segnerà un punto di svolta per le politiche retributive delle pubbliche amministrazioni italiane. Con l’entrata in vigore della Direttiva sulla trasparenza retributiva, si passerà da un approccio reattivo basato sulle denunce individuali a un sistema proattivo e strutturato di controllo e correzione delle disparità salariali. Non si tratta di un semplice adempimento burocratico, ma di un vero e proprio cambiamento di impostazione, con lo scopo di rendere le aziende e amministrazioni pubbliche più trasparenti, competitive e credibili.

Ma perché la Direttiva sulla trasparenza salariale costituirà un tassello essenziale per l’equità? Per i seguenti motivi:

  1. riduzione delle disuguaglianze di genere: come abbiamo visto, il gender pay gap è la problematica più citata dalle istituzioni, motivo per cui la trasparenza salariale è considerata uno degli strumenti più efficaci per debellare tale divario (che, attualmente, si aggira intorno al 12-13% di stipendio in meno per le donne rispetto agli uomini, a parità di lavoro);
  2. empowerment dei lavoratori: sapere quanto guadagnano i propri colleghi garantisce un’acuita forza negoziale in fase di accordi salariali. I lavoratori che vengono a conoscenza di disparità immotivate o di essere sottopagati, infatti, sono più propensi a chiedere adeguamenti e correzioni, portando a una maggiore equità retributiva sul lungo periodo;
  3. più fiducia e meno insoddisfazione: ambienti di lavoro trasparenti aumentano sensibilmente la fiducia, la soddisfazione e la partecipazione dei suoi membri. Di conseguenza, l’accesso a tutte le informazioni che concernono gli stipendi dei colleghi contribuirebbe a favorire l’impegno dei lavoratori e a ridurre il turnover, con grandissimi benefici per l’azienda nel complesso.
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