“Per amare gli altri, è prima necessario amare se stessi”. Quante volte si sentono frasi come questa, per spronare a volersi bene, ad accettarsi, a diventare la propria versione migliore. Seppur frasi fatte, contengono della verità. Imparare a stare bene con se stessi è fondamentale, non per forza per amare qualcun altro, ma per vivere la propria vita con serenità. C’è chi decide di celebrare il proprio amore ufficializzandolo nel matrimonio, con la pratica della sologamia.

È un rito sempre più diffuso, che riguarda soprattutto le donne. Stanche di vivere secondo le regole imposte dalla cultura e dalla società patriarcale, che ritengono una donna realizzata solo se trova un compagno con cui sposarsi, tante stanno scegliendo la sologamia come rivoluzione inclusiva e femminista. Per celebrare la possibilità di amare se stesse prima di tutto, con o senza un marito.

Sologamia: cosa significa?

Sologamia è un termine che si sta diffondendo solo negli ultimi tempi in Italia, tanto che non è ancora entrato a far parte del dizionario Treccani. Rappresenta la pratica di sposare se stessi, ovvero ufficializzare, tramite un vero e proprio rito, l’unione con la propria persona. Si tratta di un gesto simbolico per celebrare l’amore e soprattutto l’accettazione di se stessi, del proprio essere, compresi i difetti e le difficoltà.

L’occasione per festeggiare l’arrivo alla meta dopo un percorso, sicuramente non facile, che ha portato ad essere interiormente in armonia. Stare bene da soli non significa aver rinunciato per sempre a qualsiasi relazione. Ma anzi essere a un livello di consapevolezza e accettazione tale da riuscire a costruire rapporti sani e ricchi di amore. Perché derivanti da una persona che, per prima, sa darsi amore e apprezzarsi.

Si tratta quindi di una pratica inclusiva, che permette di affermare la propria indipendenza affettiva, le proprie capacità, le proprie forze e la propria bellezza personale. E soprattutto, esce dagli schemi sociali e sessuali uniformanti, ritenuti convenzionali, di un matrimonio necessariamente a due.

Storia e diffusione

sologamia
Fonte: iStock

La pratica della sologamia non è recente come può sembrare, ma ha origine decenni fa in Giappone, e dopo poco anche negli Stati Uniti. Il suo significato deriva dalla filosofia intimista, che pone l’attenzione sul sé, sul benessere personale interiore. L’usanza di auto-sposarsi è molto diffusa in Giappone, tanto che a Kyoto è nata un’agenzia di self-wedding, che aiuta nell’organizzazione e nella preparazione di questo tipo di cerimonia.

Già a partire dagli anni ’90 inoltre, questa pratica è sbarcata negli USA. In particolare nel 1993 aveva fatto notizia la quarantenne Linda Baker che per il suo compleanno aveva scelto di sposare se stessa dimostrando di apprezzarsi, amarsi ed accettarsi. In quegli anni si stava diffondendo questo trend. Infatti uno dei più celebri telefilm dell’epoca, Sex & The City, riprende il tema in un episodio nel quale la protagonista Carrie valuta l’idea di sposarsi da sola. Nella serie tv si tratta più di una polemica del personaggio come reazione alle relazioni disastrose e uomini negativi passati. Senza entrare molto nel significato reale e più profondo della pratica.

A far conoscere e diffondere maggiormente la sologamia è stato successivamente il libro Quirkyalone: A Manifesto For Uncompromising Romantics di Sasha Cagen del 2014. Nel libro l’autrice racconta il suo matrimonio con se stessa, fa un excursus su questa pratica e la sua diffusione, oltre a realizzare un vero e proprio manifesto femminista e in favore dell’auto-accettazione.

Quirkyalone: A Manifesto for Uncompromising Romantics

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Un testo che riflette sulla condizione di “single”, i vantaggi di non essere necessariamente in una coppia, di fare le cose da soli e in autonomia. Specialmente rispetto a continuare a fare appuntamenti indiscriminatamente, pur di non rimanere sol*. Oltre al racconto del proprio matrimonio con se stessa, l’autrice dà consigli, aiuti, punti di vista nuovi e importanti per iniziare ad amare se stessi indipendentemente dall’essere single o meno.

Nel 2023 la sologamia è tornata a farsi conoscere, specialmente in Italia, grazie alla performance digitale dell’artista Elena Ketra dal titolo Sologamy. Sul sito Sologamy.org è possibile conoscere meglio il termine, il suo significato, e soprattutto, dove ci si può sposare con se stessi, con il rilascio di un certificato di matrimonio. Quest’ultimo non ha valore legale, ma è un simbolo importante per dare un valore ancora più reale alla sologamia.

Il “rito” della sologamia

La sologamia non ha valore ufficiale. È una pratica meramente simbolica e rappresentativa di un messaggio che l* spos* vuole dare a se stess* e agli eventuali ospiti. Di conseguenza, non esiste un rito in particolare, si può organizzare la cerimonia a proprio piacere, ideandola nella maniera più personale possibile. Ci si può ispirare a riti matrimoniali simbolici, come il rito della sabbia o dei fili intrecciati intorno alle mani. Oppure si può optare per qualcosa di più classico, con uno “scambio” di promesse a sé stess* e di un anello.

Dal momento che il significato del rito di sologamia è celebrare l’amore per la propria persona, la stima, l’auto accettazione, la cura del proprio io interiore, si può pensare anche di leggere, o fare leggere agli invitati, frasi, aforismi, citazioni o poesie che rappresentino queste tematiche. Per quanto riguarda la location, il numero e la scelta degli invitati e l’allestimento, le uniche differenze da un matrimonio di coppia riguardano il luogo della celebrazione vero e proprio.

Anche se non è escluso voler mettere comunque due sedie ad esempio, solitamente chi si sposa da sol* ne prevede una, oltre allo spazio per un eventuale celebrante. A questo proposito, si stanno diffondendo dei celebranti che ufficializzano anche matrimoni di sologamia. Aiutano anche durante il processo preparativo, affiancando l* spos* nel percorso di realizzazione e consapevolezza che portano a volersi sposare.

Casi famosi di sologamia

Con il passare degli anni la sologamia sta diventando sempre più diffusa, come possibilità di affermazione e celebrazione per tante donne. Tra chi sceglie di sposare se stessa, ci sono anche vip e celebrities, soprattutto oltreoceano. Uno tra i casi più conosciuti di self-wedding è quello della supermodella Adriana Lima. In un post di Instagram ha mostrato un anello splendente al dito scrivendo che quello è un anello simbolico, perché ha deciso di sposare se stessa. Scrive infatti di essere impegnata con se stessa e soprattutto con la propria felicità.

L’attrice Emma Watson ha dichiarato di non definirsi single ma “self-partnered“, ovvero impegnata con se stessa. Rivendicando il proprio diritto, come donna, di poter non essere in una relazione con un’altra persona. Tra gli altri casi più noti di sologamia troviamo colei che ha diffuso per prima il suo self-wedding in America, Linda Baker, e la storia di Nneka Carter, una master cosmetologist e personal trainer. Carter ha dichiarato di aver avuto una rivelazione durante la pandemia.

Non essendo impegnata in una relazione, ha trascorso i diversi isolamenti da sola, trovandosi a fare leva solamente sulle proprie forze per superare le difficoltà di quei momenti. Ha scelto così di celebrare questa forza. Dimostrando quanto se stessa abbia cura di sé e si voglia bene, senza il bisogno di un partner esterno per vivere in armonia. Per questo si è regalata un anello che desiderava fin da piccola, un abito e un matrimonio dei sogni.

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