6 scuse per non uscire senza offendere nessuno - e quelle da non usare mai

Capita di non aver voglia di uscire, la maggior parte delle volte si fa lo sforzo, ritrovandosi magari anche a essere contenti della decisione, ma ci sono occasioni in cui sono proprio necessarie delle scuse per non uscire.

Può capitare a chiunque di non avere voglia di uscire, di preferire una serata a casa, o un impegno più tranquillo rispetto a un’uscita. La pandemia non ha aiutato: se per alcune persone i lockdown sono stati la spinta a uscire di più e sfruttare il più possibile le occasioni di fare esperienze fuori casa quando si poteva, per tante altre hanno rappresentato un vero e proprio blocco. Tanto che oggi sono sempre di più coloro i quali sentono il bisogno di trovare scuse per non uscire.

Questo atteggiamento è oggi più che mai comprensibile, alcuni disagi sono stati amplificati dalla paura della malattia, ma anche lievi malesseri sono diventati ottime scuse per non uscire. Non sempre però queste funzionano, esistono bugie che è meglio evitare, e scuse che non stanno in piedi. In ogni caso, il consiglio migliore è cercare di essere onesti e dire la verità, specialmente quando si tratta di uscite con persone vicine, che sicuramente sono in grado di comprendere se una volta non si ha voglia di uscire.

Quando invece una scusa innocua è la via più facile e veloce per saltare un impegno, vediamo 6 scuse per non uscire efficaci a seconda dei casi, e 4 scuse da non utilizzare mai.

1. Malanni improvvisi

Una delle scuse più gettonate e che non offendono gli altri è quella del malanno improvviso. Questa scusa però è delicata, e può anche rappresentare un’arma a doppio taglio. Infatti non deve assolutamente essere nulla di grave, e soprattutto è meglio evitarla quando la persona a cui si racconta è particolarmente sensibile. La prima regola è non fare preoccupare nessuno, utilizzando quindi scuse superficiali, che potrebbero accadere realmente.

Si parla quindi di indisposizioni temporanee, magari anche per quanto riguarda malesseri che ci capitano spesso, di modo che l’altra persona, conoscendoci, ci può credere. Mal di schiena, cattiva digestione, raffreddore. Inventare di stare poco bene, in maniera passeggera e non grave, non è certamente il massimo, ma può aiutare in situazioni in cui si è effettivamente stanchi e poco motivati.

Alla fine è una scusa, ma neanche così finta, specialmente se la stanchezza è così forte da portare malessere anche solo all’idea di alzarsi dal divano.

2. Motivazioni economiche

Più che una scusa, si tratta di una mezza verità: rifiutare un invito ad uscire utilizzando motivazioni di tipo economico. L’argomento è molto delicato, e difficilmente una persona viene contestata se dichiara di non voler uscire per risparmiare denaro. Una scusa che permette di selezionare le uscite prioritarie ad eventi irrinunciabili. Tutto il resto può essere messo in secondo piano e declinato con un motivo che non offende nessuno, e causa anche molta empatia, come quello delle spese economiche.

3. La sveglia presto

Una scusa abbastanza innocua, che non offende nessuno è la sveglia presto il mattino dopo. È una motivazione legittima, ma funziona solamente se anche l’altra persona rinuncerebbe a un’uscita perché il giorno dopo dovesse alzarsi presto. Altrimenti si rischia l’insistenza, con frasi del tipo “ma torniamo presto”, oppure “dai che almeno ti distrai un po’ se esci”. Ancora una volta, se si tratta di veri amici, o comunque di persone comprensive, è sicuramente meglio dire la verità, piuttosto che farle rimanere male.

4. Altri impegni

Si può anche provare a convincere di avere già un altro impegno, organizzato da tempo o che comunque non si può in alcun modo rimandare. In questi casi bisogna utilizzare impegni inattaccabili, come appuntamenti famigliari, compleanni o ricorrenze, che capitano solamente un giorno all’anno. Ma è necessario fare attenzione e ricordarsi le informazioni principali, evitando brutte figure nel futuro.

5. Cambi di turno

Il lavoro è probabilmente la scusa più efficace e che offende meno di tutte. Nessuno pensa che una persona preferisca lavorare piuttosto che uscire. Chi lavora su turni, o chi per lavoro partecipa ad eventi o ha spesso riunioni ha sicuramente il campo più libero in questo senso, e può sfoderare un cambio turno dell’ultimo momento o una cena aziendale che non può rifiutare.

6. Imprevisti

Nell’ipotesi in cui non si riesca a trovare nessuna delle scuse precedenti, l’imprevisto salva da ogni situazione. Un evento al di fuori del nostro controllo, che capita all’ultimo momento e senza preavviso. Non bisogna riferire cose preoccupanti, ma imprevisti e fastidi che non permettono di uscire.

Ad esempio che serve l’auto al fidanzato, a un fratello o a un genitore, e dunque si è impossibilitati ad uscire. Oppure la doccia ha iniziato a perdere e bisogna provare a sistemarla in qualche modo, non si hanno le chiavi di casa. L’importante è ricordarsi anche in questo caso quale scusa è stata usata, perché le persone più vicine tengono a mente imprevisti e problemi, e potrebbero poi chiedere qualcosa in seguito.

Davvero le bugie bianche non fanno male a nessuno? E le bugie nere?

Scuse per non uscire da non usare mai

Queste sono le principali scuse che si possono usare ogni tanto per evitare un’uscita poco desiderata. Sono pressoché innocue, e permettono di salvarsi da situazioni che riguardano il lavoro, le uscite con amici e famigliari, appuntamenti.

Esistono invece scuse che è meglio evitare, perché non giovano né a chi le inventa, né a chi le ascolta. Vediamo le 4 scuse per non uscire da non usare mai.

1. Tragedie e lutti

Per prima cosa, è bene evitare di inventare tragedie o un lutto in famiglia. Le persone soffrono quotidianamente nella loro vita per la perdita di qualcuno, per malattie e incidenti. È scorretto e poco sensibile utilizzare una tragedia come scusa per non uscire, specialmente dal momento in cui abbiamo visto tante altre possibilità meno gravi e pesanti. Le persone si potrebbero preoccupare anche molto, e si potrebbe ottenere anche l’effetto opposto, che vogliano stare ancora più vicine e sostenere in quel momento.

2. Scuse troppo elaborate

Inventare una scusa, che significa in qualche modo dire una bugia, non è sempre facile, bisogna essere in grado di portare avanti una piccola recita. Più le scuse sono elaborate, più persone e fatti coinvolgono, più sarà difficile farla stare in piedi, anche nel lungo periodo. È inutile dunque pensare a scuse troppo complicate, le più efficaci e convincenti sono sempre quelle più semplici.

3. Scuse che riguardano la persona con cui uscire

Un comportamento più corretto è evitare di far ricadere la colpa di non voler uscire sulla persona che ci ha invitati. Non deve risultare che il motivo per cui preferiamo starcene a casa è perché non vogliamo uscire con loro. Che si tratti di una compagnia di amici che non abbiamo voglia di vedere, o un ragazz* di cui non siamo convinti e vogliamo smettere di frequentare, o anche un impegno con la famiglia che ci pesa particolarmente, non è necessario che gli altri si sentano offesi dalla nostra decisione di non uscire.

4. Preferire altri impegni

Discorso simile vale anche per la scusa di avere un altro impegno: non deve trasparire che questo sia meglio di uscire con chi ci ha invitati. Se si tratta, come in questi casi, di un impegno fasullo perché usato come scusa, deve essere chiaro che la proposta è arrivata prima, o che si tratti, come dicevamo prima, di un’occasione particolare. Mentre l’uscita si può rimandare a un momento migliore.

In conclusione, le scuse sono uno strumento utile, e si possono usare in maniera sapiente, senza offendere gli altri, senza rimpianti o rimorsi. Ma, come abbiamo detto, se non c’è alternativa, o se non ne vale la pena, possono anche essere la via più efficace. Tuttavia, in tutti i casi in cui si ha a che fare con persone comprensive, è sempre meglio dire la verità, e fare affidamento sull’empatia.

Capita a tutti di avere momenti o serate in cui non si ha voglia di uscire, pertanto chiunque è in grado di comprendere, senza offendersi, se si preferisce stare a casa.

Articolo originale pubblicato il 30 Novembre 2022

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