Come il turismo sessuale modifica i rapporti sociali di chi vive in quei luoghi

La Cambogia è un paese povero, divorato dal recente genocidio e dalla politica, in cui il traffico di esseri umani è raddoppiato nel 2021. Eppure, c'è chi incentiva liberamente quel tipo di viaggio, senza curarsi dell'impatto socio-economico del settore e del fatto che in Cambogia significa interagire con un'industria basata sulla costrizione e sulla violenza, che il più delle volte cominciano dall'infanzia.

A. svolge sia il servizio del pranzo sia quello della sera. Il rossetto che si premura di applicare prima di arrivare al ristorante svanisce entro la fine del primo turno, mangiato da tutte le parole che le servono per assicurare ai clienti i loro ordini. Si muove veloce, lo sguardo concentrato. Indugia molto a tavoli come il nostro e guizza veloce riducendo al minimo il tempo trascorso a quelli occupati da uomini occidentali, che siano soli o in gruppo.

A. sorride molto quando parla con le coppie o con i gruppi di persone giovani, ma assume un piglio serio e fortemente distaccato di fronte a quelle masse di età più alte, a quella pelle pallida tesa su corpi rovinati da fumo e alcol. Come da copione, si somigliano questi uomini soli, e se io in un solo mese ho imparato a riconoscerli, A. che ha trascorso tutta la sua vita in Cambogia li respira ancora prima che entrino nel piccolo ristorante.

Un ristorante a Siem Raep

Per ben tre sere di fila assistiamo a un siparietto terrificante nella sua ripetitività. Siede un uomo, da solo o con un altro della medesima età, si aggiusta il ventre sotto il tavolo e accende una sigaretta. Che nel locale si possa fumare o meno poco importa, che ci siano altre persone meno ancora. Sono tedeschi, francesi e americani il più delle volte. Persone che nel loro paese di provenienza non fumerebbero mai in un locale e lo stesso vale per tutte le altre cose che sono soliti fare in Cambogia.

A. si avvicina a prendere l’ordine, cortese, ma tenendosi a una certa distanza dal tavolo, la schiena rigida. Questi ordinano, ridacchiano facendo battute e osservandola tutta, dalla punta dei capelli alle dita dei piedi. A. schiva quelli sguardi aguzzando gli spigoli del corpo, mantenendolo compatto e fuori portata. Appena si gira indugiano sulla sua figura di spalle. A. ha circa 17 anni e ne dimostra 15. Questi uomini unti dagli stomaci gonfi per l’alcol e l’età, ne hanno sempre almeno una cinquantina suonata.

Si parlano l’un l’altro in inglese, spesso infatti si incontrano direttamente in città o nei locali intarsiati di neon dove pagano per la compagnia delle ragazze. Si raccontano la qualsiasi, inframmezzando i discorsi triviali con considerazioni sul paese, su come funziona, su quanto le donne qui siano migliori, sappiano come comportarsi con un uomo e commenti di varia natura sulle donne e le ragazze presenti nel locale.

Quei bravi ragazzi italiani che pagano per far sesso con le bambine

Kampot come Siem Raep

A Kampot, la situazione era simile. Addirittura ricordo di aver visto un ottuagenario seduto su uno dei divanetti scuri di quei locali abbracciato a una ragazza che non avrei faticato a vedere varcare la soglia di una scuola superiore, voltarsi per fissarmi. Ha incastrato con insistenza lo sguardo sul mio corpo non fasciato dal reggiseno, lo ha soppesato per poi riprendere ad accarezzare la spalla della ragazza cambogiana accanto a lui.

Nel locale accanto, due uomini sulla sessantina sedevano bevendo birra e parlando fittamente tra di loro, le mani posate sulla gamba di una ragazza l’uno e sul fianco di un’altra l’altro. Tenevano le mani solidamente ancorate ai loro corpi, pur essendo impegnati a parlare ignorandole completamente. Una di loro sorrideva allo schermo del cellulare, scrollando video di cui sentivamo appena la musica passando. A. vive e lavora a Siem Raep, dove i viaggiatori sostano per visitare Angkor Wat. Il turismo sessuale anche qui è molto forte, ma meno noto rispetto alle sedi di Phnom Penh e Kampot.

Flusso dall’occidente e dalla Cina

Tutta la Cambogia è attraversata da questo flusso di uomini provenienti da occidente e dalla Cina che trascorre dalle due settimane a un mese nel paese per usufruire del mercato del sesso. Il traffico di esseri umani che deriva da questa domanda costante è una delle piaghe sociali che più di tutto inficia la sicurezza dei cittadini. Le ragazze e le donne coinvolte sono spesso rapite o acquistate da bambine.

Chi esce dalla tratta racconta di aver visto per l’ultima volta il parente che ha operato la transizione intorno ai 4 anni, il momento in cui iniziano ad essere schiavizzate. Questa realtà è talmente pervasiva da aver creato delle dinamiche particolari tra turisti e persone del luogo. Le donne e le ragazze, in particolare, tendono a mantenere un certo spazio tra loro e gli uomini che viaggiano soli. Questi per contro, spiccano per il paternalismo con cui le apostrofano. I ragazzi che viaggiano da soli, zaino in spalla, spesso fanno eccezione, riportando un briciolo di spontaneità e serenità nello scambio.

Per il resto, le persone provenienti dall’estero identificate come uomini viaggiano su un binario parallelo e direttamente affacciato su quello delle donne, delle bambine, dei bambini e delle persone trans cambogiane. Hanno una vista costante su di loro, un potere di acquisto esageratamente cospicuo e la possibilità di muoversi liberamente. Sebbene il governo metta in guarda sin dalla frontiera terrestre sui rischi e i volumi del traffico di esseri umani, la tolleranza nei confronti delle vetrine del traffico è fin troppo palese.

E così, una doppia educazione di genere si realizza in Cambogia, quella per cui a determinati gruppi di persone, quale che sia il loro lavoro, è dato integrare nella loro vita molestie e attenzioni morbose. Devono muoversi attraverso strati di oggettificazione proiettata in maniera costante, cercando al contempo di sottostare a tutte le altre norme sociali.

Una sera come tante

Nel caso di A. il servizio ai tavoli è parte fondamentale del suo ruolo, trattare con i clienti è cruciale. Quella distanza che cerca di mantenere è lo spazio di sicurezza che si è ricavata. Una sera, assistiamo a una forzatura di quello spazio. Un ragazzo, in viaggio da solo, ha con sé solo una banconota da 100 dollari per pagare e nel ristorante non hanno il resto. Due uomini, anziani, lì accanto intervengono, dicendo ad A. di andare a cambiare lei stessa la banconota facendo nomi di alcuni hotel che certamente hanno valuta straniera.

Lei spiega che non può andare via dal ristorante, ma i tre insistono, finché lei non va nel locale accanto. Torna dicendo che non hanno cambiato la banconota. Mentre era via i due uomini e il ragazzo si sono accesi vicendevolmente una sigaretta, hanno riso e sorseggiato le loro birre, dicendo che era assurdo che non ci fosse il resto. Imbarazzante, dicono.

Quando A. torna, il più anziano dei tre, sfruttando l’affaccio diretto sulla strada del ristorante, le dice di proseguire dritto e poi svoltare di svoltare a destra, lì, promette, c’è un hotel che sicuramente le cambierà i soldi. A. dice che deve lavorare. Al che, il ragazzo le si avvicina e le dice che se vuole possono andare insieme all’hotel. Mentre lo dice lancia un’occhiatina agli altri due.

Lei si sposta e gli dice che no, lei ora deve tornare a lavorare e sguscia via in cucina. Il ragazzo, si risolve per andarsi a cambiare da solo la banconota. In sua assenza, i due uomini schermiscono la sua incapacità di capire come funziona il sistema. Nel nostro angolo di ristorante, noi e l’altro gruppo di ragazzi che ha seguito tutta la scena, fissiamo insistentemente il tavolo dei due uomini. Si erano già accorti della nostra attenzione, ma non se ne sono curati. Sono abituati a fare quello che ritengono essere un loro diritto.

Turismo, turismo e ancora turismo

In  questo periodo di riapertura post-covid gli uomini anziani soli in cerca di sesso sono tanti, tantissimi. Durante la chiusura degli ultimi due anni, le condizioni per le donne impiegate nel mercato del sesso è drammaticamente precipitata. Interamente dipendenti dal turismo sessuale, sono state messe in strada a chiedere tariffe infinitesimali, esposte al rischio di contagio da covid-19 tanto quanto a quello di subire violenze in strada.

Lo stigma, poi, le teneva lontano dagli ambulatori e dal servizio sanitario. Oggi che la Cambogia ha riaperto, il turismo fa ancora fatica a riprendere i suoi ritmi, ma il turismo sessuale si ingrossa di giorno in giorno, minacciando l’incolumità e la progettualità delle donne, dei bambini e delle bambine cambogiane. Durante il nostro primo viaggio nel paese, tre anni fa, durante una conversazione un ragazzo di 25 anni cambogiano, ci disse una cosa spaventosa guardando le bambine che giocavano vicino a dove stavamo mangiando : “Io sto male per questi bambini, so che futuro li aspetta. Che cosa posso fare io?”.

Intanto in Italia…

In Italia esiste persino un sito che incentiva il turismo sessuale sulla cui home page si legge:

La Cambogia è un paese dell’Asia con la sua capitale Phnom Penh, è una delle mete del sud-est asiatico dove fare un viaggio della gnocca e del sesso poiché le belle ragazze cambogiane sono veramente molto belle e piene di vita; siamo sicuri che il divertimento durante il vostro viaggio non mancherà nei locali notturni pieni di belle donne cambogiane; ricordatevi poi di lasciare sulla community G******* una recensione dei vostri viaggi della gnocca e raccontateci quante belle ragazze avete conosciuto e rimorchiato con cui avete fatto sesso”.

La Cambogia è un paese povero, divorato dal recente genocidio e dalla politica, in cui il traffico di esseri umani è raddoppiato nel 2021. Eppure, c’è chi incentiva liberamente quel tipo di viaggio, senza curarsi dell’impatto socio-economico del settore e del fatto che in Cambogia significa interagire con un’industria basata sulla costrizione e sulla violenza, che il più delle volte cominciano dall’infanzia.

Articolo originale pubblicato il 26 Settembre 2022

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